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Il ricorso per cassazione avverso una sentenza di patteggiamento e l'illegalità della misura di sicurezza

di Francesco Callari

Con una pronuncia destinata ad alimentare un significativo contrasto giurisprudenziale, i giudici di legittimità hanno sostenuto come la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, che non dispone e/o non valuta l’espulsione dello straniero dal territorio dello Stato prevista dal Testo unico delle leggi in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope, possa essere impugnata dal pubblico ministero con ricorso in Cassazione. Si osserva, infatti, come a tale posizione interpretativa non sia di ostacolo la norma del codice di rito, introdotta dalla legge 23 giugno 2017, n. 103, che individua le ipotesi tassative per proporre siffatta impugnazione avverso la sentenza di patteggiamento (art. 448, comma 2-bis, c.p.p.). Dunque, prendendo le mosse proprio dalla questione delineata e analizzandone la possibile soluzione, l’Autore mira a formulare alcune riflessioni sulle tematiche concernenti la riforma dell’impugnabilità oggettiva della sentenza di patteggiamento e, correlativamente, la garanzia costituzionale del ricorso in Cassazione contro i provvedimenti sulla libertà personale.

The Appeal to the Court of Cassation against the Italian 'Patteggiamento' and the Illegality of the Safety Measure

The essay deals with a judicial decision able to feed a significant contrast in case law. According to the Supreme Court, the application of penalty upon request of the parties, which does not decide and/or evaluate the expulsion of the foreigner for a drug crime from the territory of the State, can be challenged by the public prosecutor with appeal to the Court of Cassation. In fact, the Supreme Court believes that this interpretative position is not in contrast with the rule of the Code of Criminal Procedure, introduced by the Law N. 103, June 23, 2017, which identifies the specific hypotheses to appeal in Cassation against the Italian ‘patteggiamento (art. 448, par. 2-bisc.c.p.). Therefore, starting from the question outlined above and analysing the achievable solution, the Author aims to formulate some reflections on the issues related both to the possibility of appeal before the Supreme Court against the ‘patteggiamento’ and to the constitutional guarantee of the appeal in Cassation against personal freedom measures.

Sommario:

La genesi e il percorso di formazione della pronuncia - La riforma dell'impugnabilità oggettiva della sentenza di patteggiamento e l'illegalità della misura di sicurezza: profili di criticità - (Segue): L'indefettibilità della garanzia costituzionale del ricorso in Cassazione contro i provvedimenti sulla libertà personale - Riflessioni conclusive - NOTE


La genesi e il percorso di formazione della pronuncia

La rilevante questione sottoposta alla Suprema Corte scaturisce da un processo in cui il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo, con sentenza di patteggiamento del 4 luglio 2018, ha applicato all’imputato la pena di anni 3 e mesi 9 di reclusione, insieme alla multa di € 14.000,00, con riguardo ai reati di cui all’art. 73, comma 1, T.U. stup., unificati con la continuazione, disponendo altresì confisca, con distruzione della droga in sequestro. Il giudice di merito, tuttavia, non ha ordinato l’espulsione dell’imputato dal territorio dello Stato a pena espiata, come espressamente previsto dalla norma di cui all’art. 86, T.U. stup., né ha motivato sull’assenza di pericolosità che avrebbe potuto legittimare l’omessa applicazione della misura di sicurezza pur con una simile condanna a pena superiore ai due anni. L’imputato, peraltro, si trovava illegalmente sul territorio dello Stato, senza occupazione, nonché pienamente inserito nel circuito dello spaccio di diverse sostanze stupefacenti. A tal riguardo, dunque, la Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Brescia ha proposto ricorso per cassazione per violazione di legge (art. 86, T.U. stup.), proprio per l’omessa applicazione della misura di sicurezza dell’espulsione. Sono stati, quindi, chiamati a pronunciarsi sulla questione i giudici di legittimità, i [continua ..]

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La riforma dell'impugnabilità oggettiva della sentenza di patteggiamento e l'illegalità della misura di sicurezza: profili di criticità

La l. 23 giugno 2017, n. 103 - nota comunemente come “Riforma Orlando” - ha introdotto alcune rilevanti modifiche alla disciplina del patteggiamento, focalizzando l’attenzione sui motivi di ricorso per cassazione e sulla correzione degli errori materiali, al chiaro scopo di garantire una più celere definizione del procedimento penale, nonché di scoraggiare iniziative meramente dilatorie. In realtà, l’originario progetto di riforma (contenuto nel disegno di legge n. 2798, presentato alla Ca­mera dei deputati il 23 dicembre 2014) era animato dal ben più ambizioso intento di ridisegnare l’intera fisionomia del rito speciale de quo, mirando fondamentalmente - come si legge nella relazione di accompagnamento - ad «eliminare l’incongruenza, evidente soprattutto nei casi di cosiddetto patteggiamento allargato, […] dell’irrogazione di una pena senza accertamento pieno di responsabilità». Tuttavia, nel corso dei lavori parlamentari, è stata abbandonata l’idea di approvare una riforma organica del­l’applicazione della pena su richiesta delle parti, mentre i conditores hanno preferito focalizzarsi ad affrontare e risolvere la delicata questione della troppo ampia impugnabilità per cassazione della sentenza di patteggiamento [1]. Invero, per circa trent’anni il codice di rito penale non ha dettato alcuna [continua ..]

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(Segue): L'indefettibilità della garanzia costituzionale del ricorso in Cassazione contro i provvedimenti sulla libertà personale

Secondo quanto già osservato, con riferimento alla pronuncia in esame la Suprema Corte, nell’indi­viduare la ricorribilità per cassazione della sentenza di patteggiamento nel caso in cui il giudice abbia omesso di disporre e/o di valutare l’applicabilità della misura di sicurezza prevista per legge, ha opportunamente sottolineato come tale interpretazione sia l’unica soluzione in grado di assicurare la costituzionalità del­l’art. 448, comma 2-bis, c.p.p., in considerazione del dato testuale dell’art. 111, comma 7, Cost., per cui contro le sentenze e i provvedimenti sulla libertà personale è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Un diverso orientamento sostiene, invece, che sia perfettamente conforme ai parametri costituzionali la ricostruzione interpretativa opposta, ossia tesa a configurare l’art. 448, comma 2-bis, c.p.p. come una norma preclusiva del ricorso in Cassazione avverso la sentenza di applicazione della pena che abbia omesso di pronunciarsi sull’espulsione dal territorio dello Stato dello straniero per uno dei reati indicati nell’art. 86 del d.p.r. n. 309 del 1990 [33]. Proprio a tal riguardo, si ritiene, infatti, che la scelta del rito alternativo, sempreché sia immune da vizi per quanto concerne l’espressione della volontà dell’imputa­to (vizi che legittimano pubblico ministero e [continua ..]

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Riflessioni conclusive

Alla luce delle considerazioni svolte, emerge la piena legittimità dell’interpretazione giurisprudenziale volta a sostenere l’ammissibilità del ricorso per cassazione nei confronti della sentenza di patteggiamento in cui il giudice abbia omesso di pronunciarsi sull’applicabilità della misura di sicurezza prevista per legge. Sono molte altre e assai articolate, però, le problematiche ermeneutiche che sorgono dalla nuova disciplina della ricorribilità per cassazione della sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti. Non a caso è stata rimessa alle Sezioni Unite la questione se, in caso di sentenza di patteggiamento, a seguito della introduzione della previsione di cui all’art. 448, comma 2-bis, c.p.p., sia ammissibile o meno, e, nel primo caso, in quali limiti, il ricorso per cassazione che abbia ad oggetto l’applicazione o l’omessa applicazione di sanzioni amministrative accessorie [41]. Tuttavia, ciò che è più importante, anche per le possibili ripercussioni sulla questione affrontata nella pronuncia in esame, è che al massimo collegio è stata rimessa anche la questione se, a seguito del­l’introduzione della previsione di cui all’art. 448, comma 2-bis, c.p.p., sia ammissibile o meno, nei confronti della sentenza di patteggiamento, il ricorso per cassazione con cui si deduca il vizio di motivazione in ordine [continua ..]

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NOTE

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