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Rassegna bibliografica

di Marilena Colamussi

Sommario:

H. Belluta Il processo penale ai tempi della vittima, Torino, Giappichelli, 2019, pp. 1-264. - V. Bove, Particolare tenuità del fatto, Milano, Giuffrè Francis Lefebvre, 2019, pp. XVIII-366. - M. Del Tufo (a cura di), La legge anticorruzione 9 gennaio 2019, n. 3. Aggiornata alla legge 28 giugno 2019, n. 58, Torino, Giappichelli, 2019, pp. 1-384. - F. Fiorentin-C. Fiorio, La riforma dell'ordinamento penitenziario, Milano, Giuffrè Francis Lefebvre, 2019, pp. X-214. - M. R. Marchetti-E. Selvaggi (a cura di), La nuova cooperazione giudiziaria penale, Dalle modifiche al codice di procedura penale all'ordine europeo di indagine, Padova, Wolters Kluwer Cedam, 2019, pp. 1-608.


H. Belluta Il processo penale ai tempi della vittima, Torino, Giappichelli, 2019, pp. 1-264.

Il volume è un’antologia di saggi editi in riviste nazionali e internazionali. Il fil rouge è il ruolo della vittima del reato in una dimensione diacronica, a partire dall’autonomia raggiunta nella grande riforma del codice di procedura penale. La tutela della persona offesa si articola nel riconoscimento di una serie di diritti e facoltà prima sconosciuti, frutto della crescente attenzione delle convezioni internazionali prima, e della legislazione interna, poi.

Gli ambiti finora privilegiati sembrano quelli riguardanti le informazioni destinate alla vittima del reato: i) a garanzia dell’incolumità della persona (basti pensare alla materia cautelare e pre-cautelare); ii) a salvaguardia della genuinità delle fonti di prova (si pensi al ruolo della vittima vulnerabile e all’in­cidente probatorio); iii) a protezione delle potestà difensive (è il caso del diritto all’assistenza tecnica, alla traduzione degli atti, al rimborso delle spese e alla conoscenza delle procedure per formalizzare la notizia di reato); iiii) a realizzare la riparazione del danno (si pensi agli strumenti di giustizia ripartiva).

Le innovazioni si sono sempre concentrate sulla fase delle indagini preliminari, per proteggere la persona offesa e scongiurare il fenomeno della vittimizzazione secondaria; al contrario, appare sottosti­mato il contributo che questo soggetto processuale potrebbe fornire all’accertamento del fatto di reato.

In chiusura, la riflessione guarda al futuro, alla ricerca della “nuova” identità della vittima nel rito penale, seguendo le tracce segnate dalle linee guida europee (decisione quadro 2001/220/GAI; direttiva 2012/29/UE).


V. Bove, Particolare tenuità del fatto, Milano, Giuffrè Francis Lefebvre, 2019, pp. XVIII-366.

L’istituto della “irrilevanza del fatto” ha debuttato nel rito minorile; più di recente, esso è stato intro­dotto nel sistema ordinario con una connotazione ancipite tra diritto e processo penale. Si tratta di uno strumento di diversion, ispirato al paradigma ripartivo, che incontra una crescente diffusione internazionale e si affianca al modello retributivo, ormai giunto al capolinea.

Il volume ripercorre anzitutto l’iter legislativo; traccia il quadro di riferimento normativo, in sede di diritto sostanziale e processuale, approda all’inquadramento sistematico della nuova causa di non punibilità. Esegesi e applicazione delle norme sono scrutinate nella concretezza del diritto vivente; l’ampia rassegna giurisprudenziale permette di riempire di contenuto categorie come la “tenuità dell’offesa” e la “non abitualità del comportamento”, presupposti applicativi della disciplina ancora oggi bisognosi di apporti definitori.

In tema di tenuità del fatto si propone un’inedita chiave di lettura, plasmata a misura delle esigenze correnti nella realtà applicativa, in modo da evitare qualsiasi automatismo; in questa dimensione trova terreno fertile e profondo radicamento il modello della restorative justice.

Le linee guida per l’applicazione della causa di non punibilità emergono anche dal confronto con l’istituto affine adottato nel procedimento dinanzi al giudice di pace e nel rito minorile.

Chiude il testo una disamina dei modi e delle forme con i quali la particolare tenuità del fatto si innesta nei segmenti procedimentali e nelle fasi processuali del rito penale.


M. Del Tufo (a cura di), La legge anticorruzione 9 gennaio 2019, n. 3. Aggiornata alla legge 28 giugno 2019, n. 58, Torino, Giappichelli, 2019, pp. 1-384.

Il volume coordinato da Marivaleria Del Tufo va oltre il commento alla legge 9 gennaio 2019, n. 3, intitolata «Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici», ed involge anche modifiche successive (introdotte con legge 28 giugno 2019, n. 58, di conversione del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, recante misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi, c.d. “decreto-crescita”).

La sinergia tra esperti del mondo accademico, giudiziario e forense, consente di passare al setaccio l’intervento normativo, eterogeneo per gli ambiti coinvolti, complesso per i risvolti critici emergenti sul terreno teorico e su quello della prassi applicativa (in evidente consonanza con la necessaria implementazione delle singole innovazioni nel sistema penale).

Le scelte di politica criminale, di natura repressiva, hanno comportato, oltre all’introduzione di inedite fattispecie criminose a tutela della pubblica amministrazione, ingiustificati automatismi nell’appli­cazione delle pene accessorie, con ricadute inevitabili in chiave di possibile illegittimità costituzionale; nondimeno, l’altalenante disciplina della prescrizione sollecita letture critiche, necessitate dall’esigenza di definire gli effetti concreti della riforma.

Rilevanti le novità in materia di strategia cautelare per contrastare la corruzione (transitoria preclusione a stipulare contratti con la pubblica amministrazione), così come nell’ambito dei rimedi adottabili in sede processuale (patteggiamento per i reati contro la pubblica amministrazione), nonché nel settore investigativo dove si codificano le operazioni sotto copertura (cosiddetta “legge spazzacorrotti”) e l’uti­lizzo dei captatori informatici.

Si inaspriscono le regole del gioco nei molteplici e variegati ambiti di intervento, tra cui quello relativo alla responsabilità amministrativa degli enti, e in tema di trasparenza e controllo dei partiti e dei movimenti politici. Sbocco dell’indagine è la ricerca e definizione di soluzioni interpretative chiare e univoche, ispirate ai principi fondamentali, utili a risolvere le contraddizioni e i rischi di abusi, generati da un legislatore illusionista, che il più delle volte ignora le garanzie primarie.


F. Fiorentin-C. Fiorio, La riforma dell'ordinamento penitenziario, Milano, Giuffrè Francis Lefebvre, 2019, pp. X-214.

I d.lgs. n. 121, 123 e 124 del 2 ottobre 2018 aggiornano il compendio delle forme e degli oggetti di tutela in materia di popolazione carceraria. L’obiettivo di riannodare le trame della materia passa per una seria traduzione dei principi in norme concrete ed efficaci. C’è del buono in una legislazione permeabile ai principi, ma l’osmosi non può essere lenta; è questa una criticità certa della nuova regolamentazione del sistema penitenziario.

Le premesse erano - e sono - le indicazioni provenienti dai trattati internazionali, dagli Stati generali sull’esecuzione penale e dalla legge delega n. 103/2017, alle quali indicazioni il legislatore della riforma ha attinto in modo molto marginale. Viceversa, l’impulso della Corte Costituzionale resta utile presidio dei principi e strumento di contrasto delle diversioni del legislatore così come di certa giurisprudenza.

Il volume illustra la recente riforma dell’ordinamento penitenziario proponendo una trattazione per aree tematiche oggetto dei singoli provvedimenti normativi.

La prima parte è dedicata all’introduzione del primo ordinamento penitenziario per i minorenni (d.lgs. n. 121 del 2018) che colma un vuoto normativo risalente al 1975 (art. 79 l. 26 luglio 1975, n. 354) e risponde alla necessità di differenziare il trattamento rispetto agli adulti (necessità colta e tutelata solo dalla Corte Costituzionale per molti anni).

La principale novità è costituita dalla disciplina dalle misure penali di comunità, delineate anche sul piano delle dinamiche esecutive marcatamente tese a soddisfare la garanzia costituzionale della funzio­ne rieducativa della pena (art. 27, comma 2, Cost.), luogo comune anche del progetto di intervento educativo e delle regole del trattamento penitenziario elaborate ad hoc per minorenni e giovani adulti.

Nella seconda parte, la trattazione si concentra sulla tutela del diritto alla salute, oggetto del d.lgs. n. 123 del 2018, costruita sul riordino della medicina penitenziaria (avviato con il d.lgs. n. 230 del 1999) e sull’at­tribuzione delle competenze al Servizio Sanitario Nazionale; con riguardo a cure e prestazioni sanitarie, si avverte e si esprime l’esigenza di assicurare effettiva parità di trattamento tra persone libere e detenute. In piena consonanza, la gestione della vita penitenziaria viene regolamentata (ancorché “a macchia di leopardo”) nel senso della semplificazione nei controlli (corrispondenza, permessi) e nelle procedure (reclamo, liberazione anticipata).

Da ultimo, con il d.lgs. n. 124 del 2018 si riscrivono le coordinate dell’architettura penitenziaria e viene rinnovata completamente la disciplina del lavoro penitenziario, attraverso strumenti di riqualificazione professionale finalizzati al reinserimento sociale, nelle forme inedite del “lavoro di pubblica utilità”.

L’esordio applicativo delle innovazioni introdotte non può dire di più; tuttavia, salutare una riforma con l’attesa di un’altra riforma è poco incoraggiante, al meno per il contenuto implicito: il fallimento della prima.


M. R. Marchetti-E. Selvaggi (a cura di), La nuova cooperazione giudiziaria penale, Dalle modifiche al codice di procedura penale all'ordine europeo di indagine, Padova, Wolters Kluwer Cedam, 2019, pp. 1-608.

La cooperazione giudiziaria penale è entrata a far parte a pieno titolo del tessuto normativo interno attraverso un graduale adeguamento alle indicazioni provenienti dai trattati internazionali, alle censure della Corte europea dei diritti dell’uomo, nonché alla giurisprudenza di legittimità.

Il percorso di modernizzazione - divenuto improcrastinabile - ha comportato da un lato l’introduzio­ne di istituti inediti e dall’altro significativi interventi sulla normativa preesistente. Il volume, a cura di Maria Riccarda Marchetti ed Eugenio Selvaggi, affronta le problematiche emergenti sul terreno della compatibilità con le regole del rito penale e si interroga sulle prospettive future di efficacia ed efficienza del rinnovato sistema. Il processo di razionalizzazione e semplificazione dell’iter procedurale ha prodotto importanti cambiamenti di rotta che il volume passa in rassegna per delineare le nuove frontiere della cooperazione internazionale.

La trattazione è organizzata in tre Parti: «Le modifiche al codice di procedura penale»; «L’assistenza giudiziaria tra i paesi membri dell’UE»; «I nuovi strumenti dell’assistenza giudiziaria».

La prima parte ricostruisce la gerarchia delle fonti normative di riferimento, nonché i principi generali posti a fondamento dei “nuovi” canali di cooperazione giudiziaria internazionale. Muovendo dalla genesi della riforma, il volume delinea la rimodulazione delle garanzie processuali relative agli istituti dell’estradizio­ne, delle rogatorie dall’estero (procedimento passivo) e per l’estero, e in materia di effetti delle sentenze penali straniere in Italia, nonché, inevitabilmente, in materia di esecuzione all’estero delle sentenze penali italiane. Particolare attenzione è rivolta anche al tema del trasferimento dei procedimenti penali, inteso come “cessione di giurisdizione”, all’indomani della Convezione in materia del Consiglio d’Eu­ropa e degli sviluppi successivi, fino all’introduzione del d.lgs. 15 febbraio 2016, n. 29, recante «Disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro 2009/948/GAI del Consiglio, del 30 novembre 2009, sulla prevenzione e la risoluzione dei conflitti relativi all’esercizio della giurisdizione nei procedimenti penali».

La seconda parte è dedicata alle alterne vicende della Convezione UE di assistenza giudiziaria in materia penale del 2000, alla ricerca di soluzioni sensibili alle problematiche operative dell’Ordine Europeo di Indagine (OEI), con attenzione, segnatamente, alla codificazione del principio del mutuo riconoscimento.

Il costante riferimento a diritti e garanzie della difesa illumina la disamina del procedimento passivo di riconoscimento ed esecuzione dell’OEI (artt. 4-6, 8, 12-14 d.lgs. n. 108 del 2017), e della procedura attiva.

In chiusura, il volume coniuga al futuro il verbo della cooperazione giudiziaria, passando attraverso un’accurata riflessione sugli strumenti in auge, tra i quali: le squadre investigative comuni; le operazioni di infiltrazione; le indagini bancarie; le intercettazioni telefoniche; le videoconferenze e le conferenze telefoniche transnazionali.


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