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Diritto di difesa e struttura del processo

di Carla Pansini

Le recenti novelle legislative sembrano trascurare l’effettività dell’esercizio del diritto di difesa nel contesto del processo penale. L’A. evidenzia quali istituti appaiono in più stridente contrasto con il principio sancito dall’art. 24, comma 2, Cost.

* Il testo riproduce in parte la relazione tenuta a Salerno il 26 Ottobre 2018 nell’ambito del XXXII Convegno dell’Asso­cia­zione degli Studiosi del processo penale “Prof. G. D. Pisapia” dal titolo: Diritti della persona e nuove sfide del processo penale

Right of defense and process structure

The latest legislative amendments seem to undermine the proper exercise of the right of defense in the criminal trial. The A. points out which institutions appear in a stark contrast with the principle laid down in art. 24, co. 2, Cost.

Sommario:

Rilievi preliminari - L’autodifesa - La difesa tecnica - Il dibattimento a distanza - Le intercettazioni - Le impugnazioni - Riflessioni conclusive - NOTE


Rilievi preliminari

A distanza di 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione, il principio sancito nell’art. 24, comma 2 Cost., e il dibattito che ruota attorno ad esso non perde di attualità. Anzi, i recenti interventi normativi e quelli ancora in itinere rendono quanto mai opportuna una riflessione sul significato e sulla latitudine di tale diritto della persona. Tuttavia, l’articolazione variegata delle prospettive che il diritto di difesa assume nel processo penale e i “contenuti specifici” del suo concreto esercizio all’interno dei singoli istituti processuali - anche rispetto ai soggetti a vario titolo coinvolti nella vicenda processuale - è di una tale ampiezza da impedire una completa sintesi. L’approccio all’indagine sconta, peraltro, un difetto d’origine dovuto ad un enunciato costituzionale che appare contenutisticamente “vuoto”. Del resto, è nota a tutti la pregevole attività svolta dalla Corte delle leggi, vigente il codice di rito penale del 1930, proprio tesa a rendere concreto e operante, per quanto ciò fosse compatibile con la struttura di quel processo, il precetto costituzionale sul diritto di difesa [1]. Tant’è che, seppure in maniera rapsodica, gli interventi della giurisprudenza costituzionale hanno consentito di individuare dei punti fermi nella morfologia e nella topografia del diritto di difesa. Punti fermi dai quali [continua ..]

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L’autodifesa

Messa da parte questa premessa metodologia, l’attenzione va spostata sulla disamina critica della di­sciplina positiva. Sotto il profilo morfologico, è noto a tutti come il diritto di difesa si manifesti nell’autodifesa e nella difesa tecnica, ovvero, rispettivamente, in quelle condotte che l’imputato può compiere personalmente e nelle attività che possono essere realizzate dal proprio difensore. L’aspetto dell’autodifesa, intesa come “l’esplicazione più immediata e naturale” del diritto di cui al­l’art. 24, comma 2, Cost. palesa una evoluzione positiva chiara e costante che, quindi, può essere trattata in questa sede in maniera meno approfondita. Valgano, allora, alcuni richiami meramente esemplificativi. Sovviene, innanzitutto, la diatriba sul diritto al silenzio [12], i cui termini sono a tutti noti e su cui sarebbe troppo lungo in questa sede soffermarsi [13]. Non possono, tuttavia, tacersi dubbi residui su alcune situazioni limite: ci si riferisce a determinate tipologie di attività investigative (ad es. l’acquisizione occulta di campioni biologici) che vengono dalla prassi ricondotte nell’alveo delle c.d. “prove atipiche” laddove, invece, si tratta di situazioni che di fatto aggirano le modalità acquisitive tassativamente individuate dal legislatore e che rischiano di vanificare il diritto a rimanere in silenzio, il [continua ..]

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La difesa tecnica

Ed è proprio su questo secondo aspetto, invece, che si ritiene debba soffermarsi maggiore attenzione perché tocca uno dei profili più critici del diritto di difesa nel processo penale, vale a dire la sua effettività. Sicché, se è vero, come si è affermato in premessa, che la difesa integra un diritto della parte privata e una condizione di regolarità del processo; se è vero che pietra miliare della nostra cultura giuridica è l’affermazione per cui la difesa è anzitutto «funzione dialetticamente contrapposta all’accusa» esercitata dall’imputato e dal suo difensore di fronte a un giudice imparziale e che trova la sua più alta affermazione nel metodo dialettico, quindi, nel contraddittorio, tanto che il modello accusatorio diviene il terreno fertile sul quale possono coesistere entrambi gli aspetti anzidetti, che finiscono per costituire il fondamento della difesa penale intesa appunto come funzione, attività; non va mai, però, dimenticato che il diritto di difesa è anche - e soprattutto - libertà. Allora, è lecito chiedersi quali siano ad oggi gli aspetti critici della disciplina normativa sulla tematica de qua. Sono tanti e sparsi nelle varie fasi e gradi del processo tanto da non consentire un’analisi esaustiva quanto, piuttosto, consigliare una messa a fuoco di quelli che appaiono più [continua ..]

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Il dibattimento a distanza

Innanzitutto, l’attuale disciplina del dibattimento a distanza è molto lontana dall’archetipo dibattimentale della prima ora, collegato ad un’idea di unità di luogo della celebrazione del giudizio ma, quel che è peggio, non vi è più traccia dell’humus e dalla ratio originari della disposizione di cui all’art. 146-bis disp. att. c.p.p.: costruire degli argini al c.d. “turismo giudiziario” [21]. Quella norma, difatti, volta a delineare un regime peculiare con riferimento a determinate categorie di reato di maggior allarme sociale, non si limitava ad esigere la sussistenza del presupposto concernente la necessità che il procedimento riguardante taluno dei reati delineati dall’art. 51, comma 3-bis, c.p.p. avesse come imputato un soggetto sottoposto a detenzione carceraria ma richiedeva altresì la presenza di una delle tre seguenti condizioni, e cioè che: a) sussistessero gravi ragioni di sicurezza o di ordine pubblico; b) il dibattimento risultasse di particolare complessità e la partecipazione a distanza fosse ritenuta necessaria ad evitare ritardi nel suo svolgimento; c) si trattasse di detenuti sottoposti al regime di cui all’art. 41-bis ord. penit. Ancorché nella genericità di tali formulazioni - quantomeno delle prime due -, era necessario un vaglio giurisdizionale, volto ad accertare la sussistenza dei [continua ..]

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Le intercettazioni

La disciplina delle intercettazioni telefoniche è stata da ultimo riformata dal d.lgs. n. 216 del 2017, con la sua «riscrittura selettiva di alcune disposizioni attraverso la quale pervenire, almeno nelle intenzioni, al duplice obiettivo di tutelare la riservatezza dei terzi estranei al procedimento e di dare regolamentazione normativa all’impiego del captatore informatico» [24]. Si è puntualmente sottolineato come a fronte delle numerose e gravi problematiche sollevate dal­l’im­piego sempre più frequente di tecnologie particolarmente invasive, la recente novella è apparsa da subito poco risolutiva, marginale e, soprattutto, di fatto inidonea a disegnare un accettabile punto di equilibrio fra tutela della riservatezza, libertà di stampa, diritto di cronaca e diritto di difesa. Ed è proprio sotto il profilo della violazione del diritto di difesa che la disciplina riformata evidenzia il suo «difetto genetico»: l’aver operato un indebito bilanciamento tra valori che non si trovano sullo stesso piano, quali il diritto di difesa e la tutela della privacy dei soggetti estranei alla vicenda processuale. Il primo, difatti, è un diritto inviolabile, che non prevede limitazioni ai sensi dell’art. 24, comma 2, Cost., quel «“super” diritto costituzionale che non patisce né limitazioni né bilanciamenti» [25] a [continua ..]

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Le impugnazioni

Altro terreno franoso è quello delle impugnazioni, che meriterebbe una riflessione autonoma. In questa sede, allora, siano consentite solo alcune brevi riflessioni di sistema. A fronte di una innegabile, pregressa situazione di sovraccarico della Corte di cassazione, investita da troppi ricorsi, spesso strumentali, il legislatore del 2017 ha introdotto norme restrittive. L’ammis­sibilità dell’appello, difatti, viene puntualmente vincolata alla specificità dei motivi richiamati nell’im­pu­gnazione (art. 582 c.p.p.), oggi, per un verso, legati ai temi di critica alla sentenza relativamente a quanto deciso o a quanto non deciso con la stessa, per l’altro, alle richieste al giudice del gravame, con riferimento alle argomentazioni in fatto e in diritto. Al concetto di specificità, però, non può essere sotteso un metro valutativo troppo elastico, ma, viceversa, esso dovrebbe essere messo in relazione, per la parte di critica alla sentenza, con il grado di specificità della sua motivazione [31]. Si intende dire che la specificità dei motivi non deve diventare un passepartout, con contenuto dilatante, perché se il giudice ritiene l’impugnazione non sufficientemente mirata, il secondo grado di giudizio non si celebra, limitandosi per questa via il diritto di difesa [32]. Non solo. I termini per proporre impugnazioni non sono parametrati [continua ..]

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Riflessioni conclusive

Come si è cercato di evidenziare, sono tanti - troppi - gli snodi processuali che meriterebbero una rinnovata riflessione di sistema, per tentare di arginare la deriva che il diritto di cui all’art. 24, comma 2, Cost. sta prendendo. Difatti, avvicinarsi oggi al diritto di difesa con uno sguardo che ricomprenda anche l’orizzonte europeo, porta - con rammarico - a constatare una certa riluttanza nel riconoscerne l’effettività e una tendenza ad avvertire la difesa (tecnica e personale) come ostacolo all’accertamento della verità o strumento dilatorio e orpello inutile finalizzato alla dilatazione dei tempi processuali. È, altresì, evidente la “condanna sociale” del difensore che assume la “difesa dell’ultimo” e la tendenza alla “criminalizzazione” del rapporto avvocato-cliente o meglio difensore-imputato e alla soggettivizzazione del reato. Forse, è arrivato il momento, improcrastinabile, in cui l’Avvocatura e l’Accademia in primis debbano spingere a riaffermare il valore e rivendicare la supremazia del diritto di difesa, inteso come libertà inviolabile del singolo, che non vuol dire superfetazione di garanzie ma superiorità di tale libertà.

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NOTE

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