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I decreti 'Salvini': profili di diritto penale sostanziale, processuale e sicuritari

di Orietta Bruno

Emergenza, sicurezza e immigrazione sono il fulcro della politica dell’ex Esecutivo: non esistono equivoci sul fatto che i nuovi nemici da combattere siano gli stranieri. Si colloca, in primo piano, la tutela granitica della collettività messa a repentaglio anche da altri fenomeni diffusi: gli episodi di violenza legati a manifestazioni sportive, quelli che turbano l’assetto sociale, il dilagare del crimine organizzato. Tuttavia, le forme di contrasto si avvalgono della decretazione d’urgenza, rimessa, in sede di conversione, al voto di fiducia, con seguente allontanamento del dibattito parlamentare. Emerge, in linea di fondo, la pratica del controllo penale.

PAROLE CHIAVE: decreti-sicurezza - certezza della pena - modifiche al codice penale - modifiche al codice di procedura penale

New Criminal Provisions on Public Security

What threatens public security most for Conte’s prior Administration is immigration, violent uprisings related to sports events and ever-widening organized crime. Addressing these problems with decree-Laws (as too oftenly occurs in legislation of recent times) is a questionable choice, especially when the conversion into the Law is the result of the Confidence of the Parliament.

Sommario:

Premessa - Le frontiere dell’emergenza - Gli eccessi nel diritto penale sostanziale - I cambiamenti al codice di procedura penale: Obblighi di comunicazione al procuratore della Repubblica presso il tribunale dei minorenni - (segue:)compiti della polizia giudiziaria - (Segue): … in tema di esecuzione delle pene - (segue:) Funzioni del personale del corpo di polizia penitenziaria in materia di sicurezza - (segue:) Misure cautelari personali - (segue:) Una piccola ma significativa novità: le intercettazioni - Il Daspo - (Segue): il Daspo urbano - (Segue:) Altri cambiamenti al decreto ‘Minniti’ - Ritocchi al c.d. Codice antimafia - Riordino dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata - Decreto sicurezza: la seconda tranche - (Segue): come mutano le norme di diritto sostanziale e processuale in materia penale - (Segue:) … e il Daspo “sportivo” - Riflessioni conclusive - NOTE


Premessa

Il 4 ottobre 2018, su proposta del Ministro degli Interni, on. Matteo Salvini, viene varato dal Consiglio dei Ministri, con atteggiamento non immune da fervori encomiastici, il “decreto sicurezza” [1]. Pochi giorni dopo, inizia l’esame in Parlamento della legge di conversione: il primo passaggio è in Commissione affari costituzionali del Senato. Gli originari articoli, da 40 [2], diventano quasi il doppio, con l’aggiunta di numerosi nuovi commi e, soprattutto, una delega da implementare [3]. La strada eletta non è quella della edificazione di un autonomo corpus normativo, ma dell’incorporazione, nelle singole trame dell’ordinamento, delle varie disposizioni specializzanti. Ai fini della approvazione in Senato, l’Esecutivo “mette” la questione di fiducia. Il provvedimento viene sottoposto, nel prosieguo, al vaglio della Camera che, sempre sotto voto blindato, concede il proprio beneplacito, senza apportare emendamenti o integrazioni. In un breve lasso di tempo, si predispone la legge di conversione, l. 1° dicembre 2018, n. 132 [4], che, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 281 del 3 dicembre stesso anno, entra in vigore il giorno seguente [5]. Al decreto ‘Salvini’ atto primo, segue un’altra incursione di calibro sicuritario a salvaguardia della collettività: ci si avvale della icastica nomenclatura “bis” per definirla. [continua ..]

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Le frontiere dell’emergenza

I cambiamenti più significativi apportati dal decreto ‘Salvini’ del 2018, anche per la risonanza mediatica provocata, si snocciolano in quattro Titoli, come anticipato, incrementati nella fase di conversione: il I («Disposizioni in materia di rilascio di speciali permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario nonché in materia di protezione internazionale e di immigrazione»)[8]; il Titolo II attiene alle «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, prevenzione e contrasto al terrorismo e alla criminalità mafiosa»)[9]. Il III, contiene le norme «per la funzionalità del Ministero nonché sull’organizzazione e il funzionamento dell’Agen­zia Nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata». Il Titolo IV, infine, è dedicato alle previsioni «finanziarie e finali»[10]. Il filone di analisi (gli aspetti sostanziali e processuali riguardati in relazione alle problematiche delle correnti migratorie e dei contraccolpi sulla sicurezza pubblica, dell’incessante lotta al crimine organizzato, sempre più attrezzato, e della piaga del terrorismo internazionale) non consente di uscire dal seminato; nondimeno, risultano ancestrali alcune considerazioni. Da una visuale teorica, esistono due possibili approcci alla problematica: si può partire dalla [continua ..]

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Gli eccessi nel diritto penale sostanziale

Nella passata campagna elettorale - accanto ad altri temi di forte impatto sull’opinione pubblica - entrano anche quelli di politica del diritto penale: tra le parole-chiave, si pone, paradossalmente, una seconda osmosi, sicurezza-certezza/severità della pena[39]. Infatti, ove si scrutino le previsioni che concernono, nello specifico, la tranquillità pubblica e ci si interroga sulla loro portata applicativa, il lettore si accorge dell’uso quantomeno pretestuoso dello strumento penale. Ma, la miopia del passato Governo rischia di appesantire ancora i carichi gravanti sulla giustizia penale [40]. La trattazione, oltre a non risultare distonica rispetto agli intenti iniziali, si intreccia, su vari fronti, con quella attinente le novità in campo processuale e si profila, anzi, centrale per affrontare quest’ul­tima. Sul piano sostanziale, che funge da coltura per sentimenti di astio verso gli stranieri, i poveri e i facinorosi, le principali direttrici di marcia si concretano nella trasformazione di ipotesi contravvenzionali o di illeciti amministrativi in corrispondenti fattispecie delittuose e nell’introduzione di aggravanti ulteriori a delitti già esistenti. Vengono, poi, reintrodotti istituti accantonati dalla Corte costituzionale o, persino, da un legislatore più accorto per le ricadute, sul piano esecutivo della pena, stante il latente allarme del sovraffollamento carcerario. Anche circa i limiti [continua ..]

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I cambiamenti al codice di procedura penale: Obblighi di comunicazione al procuratore della Repubblica presso il tribunale dei minorenni

Il novum colpisce in abbondanza - sulla falsariga di un (oramai) consueto atteggiamento olistico - anche in materia processuale e penitenziaria, alterando un settore già vessato da riforme compulsive e ondivaghe, incalzate dal ritmo incessante di uno spirito emergenziale e univocamente ispirate dall’ir­rigidimento dell’ossatura repressiva secondo un trend diffuso [86]. Seguendo la cronologia delle previsioni e una prospettiva diacronica, ci si imbatte con la prima avente rilievo procedurale, l’art. 15 bis della l. 1° dicembre 2018, n. 132; quest’ultimo denota, palesemente, che, nel decreto sicurezza, si registra un profluvio di norme molte delle quali poco o nient’affatto intessute all’impianto basico del provvedimento e non incorniciabili nella loro rubrica legis. L’impressione è che l’Esecutivo si sia lasciato sfuggire, per mera dimenticanza o scarsa ponderatezza, la previsione al momento della manovra penitenziaria dell’ottobre 2018 e che, dunque, abbia recuperato in corsa con l’atto in disamina di poco successivo. Inserito nel comparto normativo a seguito dell’approvazione del maxi-emendamento governativo su cui il Senato ha espresso il voto di fiducia, l’art. 15 bis l. n. 132 del 2018 si compone di due commi, contenenti, rispettivamente, modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354 e al codice di rito penale. Più [continua ..]

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(segue:)compiti della polizia giudiziaria

Nel suo incedere frammentario, il decreto sicurezza è incisivo pure nel codice di rito penale. L’in­tentio legis ab origine, non tradita dalla pratica, è quella di un sostanziale accomodamento sullo status quo ante, ponendo mano a quelle previsioni che si attagliano meglio a colpire il fenomeno migratorio, con conseguente garanzia di sicurezza. Con la tradizionale tecnica chirurgica, si è intervenuti, con le lett. a), b) e c) dell’art. 15 bis, comma 2, l. n. 132 del 2018, rispettivamente, in materia di misure pre-cautelari, vincoli personali e di esecuzione penale. È stato inserito, innanzitutto, l’art. 387 bis c.p.p., rubricato «Adempimenti della polizia giudiziaria nel caso di arresto o di fermo di madre di prole di minore età»: allorché il soggetto ex art. 55 c.p.p. procede all’arresto o al fermo di una madre avente una prole in giovane età, deve darne notizia, senza ritardo, al pubblico ministero territorialmente competente e al procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni del luogo di esecuzione della misura (art. 15 bis, comma 2, lett. a), l. n. 132 del 2018). In questa maniera, si dilatano gli oneri informativi gravanti sulla polizia giudiziaria imposti dalla disciplina di genere [93]. Quanto alle cautele personali, l’innesto ha riguardato l’art. 293 c.p.p.: un comma [continua ..]

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(Segue): … in tema di esecuzione delle pene

Gli oneri conoscitivi istituiti dalla l. n. 132 del 2018 si estendono sino a lambire la normativa sul­l’esecuzione penale e, segnatamente, l’art. 656 c.p.p. («Esecuzione delle pene detentive») che si premura di scandire gli adempimenti connessi all’emanazione dell’ordine di esecuzione di una sentenza di condan­na a sanzione restrittiva. Il dovere di notiziare, posto a carico del pubblico ministero, mediante l’esan­gue interpolazione della legge di conversione, è previsto a tutela dei figli minori di madri detenute. Si tratta, quella dell’art. 656 c.p.p., di una previsione soggiogata da una certa mutevolezza; già scalfita dalla riforma penitenziaria del 2018, viene nuovamente limata: seguendo la stessa logica promossa nelle lett. a) e b) del comma 2 dell’art. 15 bis d.l. n. 113 del 2018 («Obblighi di comunicazioni a favore del Procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni»), accluso in sede di conversione, il legislatore ha previsto che la limitazione della libertà personale attinente una donna con figli in tenera età non possa rimanere affare limitato all’interessata (al suo difensore) e al magistrato, ma debba tangere anche le autorità incaricate di salvaguardare il minore. Così, il comma 3 bis, di nuovo congegno, aggiunto nel­l’art. 656 c.p.p., sancisce che l’ordine di esecuzione [continua ..]

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(segue:) Funzioni del personale del corpo di polizia penitenziaria in materia di sicurezza

Proseguendo lungo la strada della trasfigurazione in tema di sicurezza, ci si imbatte con l’art. 15 ter l. n. 132 del 2018, anch’esso introdotto a seguito della approvazione del maxi-emendamento governativo su cui il Senato ha espresso il voto di fiducia. La disposizione modifica il Titolo I, Capo II del d.lgs. 28 luglio 1989, n. 271, e cioè le norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, congegnando l’art. 4 ter disp. att. (dislocato nella parte relativa alle cosiddette sezioni di polizia giudiziaria). Accompagnato dall’intestazione «Nucleo di polizia penitenziaria a supporto delle funzioni del procuratore nazionale antimafia», afferma, in un unico comma, che il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, nell’esercizio delle funzioni di cui all’art. 371 bis, commi 1 e 2, c.p.p., possa giovarsi di un apposito nucleo costituito nell’ambito del Corpo di polizia penitenziaria [96]; ciò, con specifico riferimento all’ac­quisizione, all’analisi e all’elaborazione dei dati e delle informazioni provenienti dall’ambiente carcerario. Il ruolo attribuito al procuratore nazionale ai sensi dell’art. 371 bis, commi 1 e 2, c.p.p. si esprime in attività di coordinamento investigativo, esercitate in relazione ai procedimenti di prevenzione antimafia e antiterrorismo, nonché a quelli instaurati [continua ..]

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(segue:) Misure cautelari personali

In attesa di una «riforma epocale della giustizia penale» [103], evocata, a più riprese, nel corso del dibattito politico-giornalistico dell’autunno 2018 e, soprattutto, negli ultimi tempi, ci si serve del provvedimento in analisi per emendare alcuni settori del codice di procedura penale: si agisce, come spesso accade, a chiazze. Non è revocabile in dubbio che si assista ad un fenomeno distante dal solito cliché: in occasione degli oramai noti pacchetti sicurezza, le modifiche processual-penalistiche sono rivoluzionarie, mentre, il d. l. n. 113 del 2018, anche a seguito della conversione, all’apparenza, non reca novità di tale carattere. Considerato che il motivo di tale self restraint, piuttosto inconsueto, potrebbe essere riconducibile (proprio) alla volontà di approntare, come appena detto, un raggruppamento di previsioni dedicate, nello specifico, al diritto processuale penale, medio tempore, si rincorrono soluzioni provvisorie da cui trasuda, appieno, lo spirito repressivo che si cela dietro la manovra in discussione, indirizzata, peraltro, come detto, ad alcune categorie di soggetti. Gli interventi sul codice hanno riguardato, tra l’altro, un restyling delle misure cautelari personali il quale, mostrandosi, d’immediato, tutt’altro che marginale, perde, a contatto con il sostrato applicativo, gran parte della sua attrattiva [104]. La prima correzione [continua ..]

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(segue:) Una piccola ma significativa novità: le intercettazioni

Già riscritta dal d.lgs. 29 dicembre 2017, n. 216, recante «Disposizioni in materia di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, in attuazione della legge di cui all’art. 1 commi 82, 83 e 84 lett. a), b), c), d) ed e) della l. 23 giugno 2017, n. 103» (quest’ultima legge, per i più: riforma ‘Orlando’), la materia viene intaccata ancora senza che sia affatto entrata a regime [124]. La vigenza del provvedimento (in origine coincidente con il 26 luglio 2018) slitta al 31 marzo 2019 e, poi, per mano della legge di bilancio, 30 dicembre n. 145, al 31 marzo 2019 [125]; dunque, un’altra proroga e la data promessa doveva essere quella del 1° agosto 2019. Sintomo, questo, del fatto che si tratta di una manovra contrastata, tanto che sarebbe più azzeccato l’epiteto “contro-riforma”. Il che, rileva, a maggior ragione, sol che si pensi al fatto che sono insistenti, nel sistema mediatico, le indiscrezioni secondo le quali il Ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, abbia in programma, tra le altre cose, di allestire, bloccata quella risalente al 2017 e voluta dal suo predecessore, una nuova legge sulle captazioni sonore, il cui punto di forza dovrebbe risiedere, oltre che su una svecchiata riflessione intorno al captatore informatico che rincorre l’interessato senza sosta e con punti di osservazione di straordinaria intrusività, per un verso, nella facoltà di [continua ..]

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Il Daspo

Il filo conduttore della sicurezza pubblica non poteva esentare da un riaggiustamento del settore della prevenzione, in particolare quella personale che assume un ruolo sempre più dominante al fine di tutelare la comunità. Il rigore - che funge da anello congiunturale tra le singole norme del decreto ‘Salvini’ - permea di sé, allora, anche la rivisitazione dell’istituto del DASPO sportivo, acronimo di divieto di accesso ai luoghi ove si svolgono le manifestazioni sportive [130] e urbano (o cittadino), meccanismo integrante l’impos­sibilità di addentrarsi in aree urbane connotate da una certa esclusività. La sbandierata decisione del Governo di limare pure tali strumenti ha suscitato clamore, non solo nel mondo mediatico, ma anche politico e giuridico, pure se le finalità più vistose e gravide di corollari del provvedimento del 2018 sono, come visto, lampanti: si punta ad innalzare il muro della sicurezza, accrescere la capacità regolamentare nei macro-settori della protezione internazionale, dell’immigra­zione, a rendere più efficiente gli allestimenti e il funzionamento del Dicastero del Ministro dell’Interno e dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità. Sicché, per avere contezza della latitudine applicativa del cambiamento di cui si discorre, è [continua ..]

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(Segue): il Daspo urbano

In sede di conversione, la stretta sul tema della sicurezza, induce anche ad un ingrandimento del potere questorile di dettare misure di prevenzione “atipiche” e, dunque, a rivisitare pure il DASPO urbano, vale a dire il provvedimento di allontanamento da un luogo pubblico per un determinato periodo di tempo [161]; il cambiamento giunge, nonostante sia uno strumento di recente manifattura, ricollegandosi al d.l. 20 febbraio, 2017, n. 14, convertito, con modifiche e dietro voto di fiducia, nella l. 18 aprile 2017, n. 48, recante «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città» (decreto ‘Minniti’ avente lo scopo di tutelare il decoro delle città e di prevenire la criminalità, soprattutto di tipo predatorio) [162].Ecco che ci si imbatte con le innovazioni sulla disciplina del «divieto di accesso in specifiche aree urbane» mercé gli artt. 21, 21 ter e 31 ter del d.l. n. 113 del 2018 [163]. Esse integrano e riscrivono la regolamentazione delle misure personali di prevenzione introdotte da tale ultimo provvedimento, determinando un consolidamento dei compiti del sindaco e un incremento dei poteri del questore nello svolgimento della funzione integrata di tutela della sicurezza urbana[164]. Eppure, è abbastanza noto il fatto che il ricorso a tale figura si è, spesso, scontrata con «“la cultura della giurisdizione” che non tollera [continua ..]

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(Segue:) Altri cambiamenti al decreto ‘Minniti’

Il legislatore del 2018 chiude l’intervento nel bacino della prevenzione, introducendo una nuova ipotesi di DASPO nel contesto del d.l. n. 14 del 2017 convertito, con modifiche, dalla l. n. 48 del 2017; essa è enucleata nell’art. 13 bis con la rubrica «Disposizioni per la prevenzione dei disordini negli esercizi pubblici e nei locali di pubblico trattenimento»[175]. Ciò, rappresenta la conferma dell’estremo rilievo che l’istituto de quo riveste all’interno del settore della prevenzione penale, sebbene permangano diverse incertezze e lacune normative. Il precetto completa l’area di operatività di una analoga misura la cui struttura, assai similare, è contenuta nel precedente art. 13: per ragioni di sicurezza, v’è un parallelo divieto di accesso in determinati luoghi segnalati nel decreto questorile; esso (ovvero anche il limite di stazionamento nelle immediate vicinanze di tali ambienti) è previsto verso persone condannate con sentenza definitiva o confermata in grado di appello nel corso degli ultimi tre anni per la vendita o la cessione di sostanze stupefacenti o psicotrope (art. 73 d.p.r. n. 309 del 1990) per fatti commessi all’interno o nelle immediate vicinanze di scuole, plessi scolastici, sedi universitarie, locali pubblici o aperti al pubblico[176]. L’obiettivo che si persegue è, in tutta evidenza, quello di del rafforzamento del [continua ..]

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Ritocchi al c.d. Codice antimafia

Il decreto ‘Salvini’ del 2018 non lascia indenne nemmeno il d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (Codice antimafia) [194]. Le disposizioni incise sono, in ordine, gli artt. 10, 17, 19 e 67 di tale provvedimento concernenti: la disciplina delle impugnazioni, della titolarità della proposta patrimoniale e il loro coordinamento informativo, le indagini patrimoniali e, infine, gli effetti derivanti dall’applicazione delle misure di prevenzione e la dilatazione della loro applicabilità anche in caso di condanna per determinati reati [195]. Per vero, quella compiuta, è una rifinitura minima rispetto a quanto intrapreso con la l. 17 ottobre 2017, n. 161 [196]: la quasi totalità delle disposizioni intaccate è già sensibilmente modificata da tale novella [197]; ad ogni buon conto, le recenti incisioni al d.lgs. n. 159 del 2011 giocano un ruolo di primo piano. I rinnovamenti sono piuttosto rapsodici; è bene, allora, procedere in ordine topografico, seguendo le linee dell’art. 24 d.l. n. 113 del 2018. Così, per quanto attiene i mezzi di impugnazione e, in particolare, l’appello, il nuovo comma 2 quater dell’art. 10 d.lgs. n. 159 del 2001 detta un’inedita regolamentazione in tema di spese processuali: «In caso di conferma del decreto impugnato, la corte di appello pone a carico della parte privata che ha proposto l’impugnazione il pagamento delle spese [continua ..]

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Riordino dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata

Fungono da cerniera all’esaminato decreto, gli ammodernamenti operati sulla Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC). Essa è stata istituita con il decreto legge 4 febbraio 2010, n. 4, convertito con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2010, n. 50, le cui statuizioni sono poi confluite nel decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice Antimafia). L’Agenzia, ente di diritto pubblico con personalità giuridica, dotato di autonomia organizzativa e contabile, è posta sotto la vigilanza del Ministero dell’Interno; nella fase di costituzione, la sede principale è stata stabilita a Reggio Calabria. L’istituzione dell’Agenzia è il punto di arrivo di un più complessivo processo di ampliamento degli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso iniziato con legge 13 settembre 1982, n. 646 che ha introdotto misure di prevenzione patrimoniali del sequestro e della confisca dei beni illecitamente acquisiti dai soggetti destinatari di misure di prevenzione personali. In seguito, la l. 7 mar­zo 1996, n. 109, ha disciplinato la fase gestionale successiva alla confisca dei beni, consentendone l’uso sociale. Ulteriori norme hanno modificato o integrato negli anni singoli aspetti della materia, ma senza un organico disegno riformatore, fino all’istituzione, nel 2010, [continua ..]

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Decreto sicurezza: la seconda tranche

Dopo mesi di tweet, anticipazioni e annunci, come anticipato, il Governo approva, su proposta del Ministro dell’Interno, di concerto con altri Ministri, il decreto sicurezza bis, il n. 53 del 2019 [237]. Esso, convertito quasi allo scadere dei termini e dopo parecchie difficoltà per l’assenza dei voti necessari, risulta disseminato in tre Capi (per un totale di diciotto articoli): il primo, «Disposizioni urgenti in materia di contrasto all’immigrazione illegale e di ordine e sicurezza pubblica»; il secondo, «[Previsioni indifferibili] per il potenziamento dell’efficacia dell’azione amministrativa a supporto delle politiche di sicurezza»; il terzo, «[Norme improcrastinabili] in materia di contrasto alla violenza in occasione di manifestazioni sportive». I filoni di intervento - emerge sin d’ora - non sono del tutto omogenei tra loro; il che, ripropone uno dei difetti principali del d.l. n. 113 del 2018. Invero, le perplessità suscitate sono anche altre: sul piano contenutistico, della visione dei rapporti tra individui, formazioni sociali e Stato, della cultura delle garanzie che anima chi lo ha progettato e, non meno importante, per la tecnica normativa selezionata [238]. È l’ennesimo affondo nei confronti del fenomeno migratorio di cui si coglie l’aspetto patogeno e criminogeno; il che, suffraga, sic et simpliciter, il convincimento [continua ..]

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(Segue): come mutano le norme di diritto sostanziale e processuale in materia penale

Costretti a sorvolare sulle disposizioni di contrasto all’immigrazione illegale [241], di rimodulazione del tessuto amministrativo nelle direzioni più disparate [242] e ad abbozzare le misure a garanzia del­l’ordine e sicurezza pubblici [243], si giunge dritti a quelle che adducono novità al codice di diritto penale. La tendenza che informa di sé l’intero atto legislativo, contrassegna pure l’art. 7 del d.l. n. 53 del 2019 che s’interpone negli sviluppi sostanzialistici. Si statuisce che la resistenza a pubblico ufficiale sia aggravata per il semplice fatto che essa avvenga «nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico» [244] (con aggravante ad effetto comune) (art. 339, comma 1, c.p.). È previsto un inasprimento sanzionatorio (attraverso un aggravante ad effetto speciale) per l’interruzione o il turbamento della regolarità di un ufficio o pubblico servizio ovvero di un servizio di pubblica necessità allorché siano posti in essere «nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico» (reclusione sino a due anni) (comma aggiunto dopo il primo comma dell’art. 340 c.p.). La legge di conversione ha incrementato l’art. 7 di cui sopra di altre due lett., la b) bis e ter, le quali ricadono, rispettivamente, sugli artt. 341 bis e 343 c.p. che regolamentano [continua ..]

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(Segue:) … e il Daspo “sportivo”

Come anticipato trattando del d.l. n. 113 del 2018, le previsioni che governano gli istituti destinati a prevenire e reprimere episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive sono contenute nella l. n. 401 del 1989 («Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di competizioni agonistiche»). I meccanismi qui contemplati operano lungo due traiettorie: da un lato, si interviene nell’ambito del sistema di prevenzione penale impedendo, in presenza di determinati presupposti, ad alcune categorie di soggetti l’accesso ai luoghi in cui si svolgono le competizioni sportive; dall’altro, si consente, nell’ambito della repressione penale, un largo ricorso alla misura pre-cautelare dell’arresto, anche mediante l’elaborazione del controverso concetto della flagranza “differita”, a cui si collega la celebrazione del giudizio direttissimo, connotato da tratti di assoluta atipicità rispetto all’omologo rito codicistico, nonché la predisposizione di ampi poteri decisori in capo al giudice penale. Gli interventi novellistici contenuti nel decreto sicurezza bis coinvolgono diversi aspetti della disciplina vigente creando, come si vedrà, significative incertezze, ma anche, per alcuni versi, consentendo un avvicinamento più chiaro ad un dettato normativo non sempre di facile [continua ..]

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Riflessioni conclusive

Tessendo le fila del complesso discorso sugli orditi normativi testé imbastiti, si colgono le fitte criticità della disciplina in commento; alcune sono state colte, altre, con probabilità, emergeranno tra gli operatori: molte ombre e poche luci. Senza dubbio, mirabile sembra l’intento di rafforzare la sicurezza della collettività frantumata dalla degenerazione dei movimenti migratori, di tamponare episodi di violenza correlati alle manifestazioni sportive o ai comportamenti tenuti nelle aree urbane e di recuperare il territorio di fronte al dilagare delle condotte di certe categorie di soggetti, promuovendo, al contempo, la legalità, la convivenza civile, il benestare comune. Il fatto che l’attenzione per la sicurezza della collettività e della migrazione abbia trovato concretizzazione in una normativa destinata alla regolamentazione di alcuni loro aspetti nei quali ci si imbatte non può che rappresentare un grande segno di civiltà, nonché la dimostrazione tangibile della sensibilità del legislatore in materia. Al primo Governo ‘Conte’ non pare rimproverabile neppure la volontà di arginare i flussi di stranieri, diventati l’escamotage per fagocitare reati molto gravi e strumento politico per mettere in ginocchio l’Italia, costretta ad alzare i toni sulla necessità di un intervento dell’Europa (del tutto sorda sul fenomeno sino a poco tempo [continua ..]

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NOTE

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