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Corte europea dei diritti dell'uomo

di Andrea Sivier

Divieto di tortura e di pene o trattamenti inumani o degradanti

(Corte e.d.u., 22 novembre 2018, Konstantinopoulos e altri c. Grecia - n. 2)

Con la decisione in commento la Corte europea dei diritti dell’uomo torna ad occuparsi della tematica concernente l’uso sproporzionato della forza pubblica da parte delle autorità statali, contribuendo, così, a delineare la portata applicativa dei principi sottesi all’art. 3 della Convenzione, il quale sancisce il divieto di sottoporre chiunque a tortura o a pene o trattamenti inumani o degradanti.

Nello specifico, i giudici strasburghesi hanno condannato la Grecia per gli accadimenti del 13 aprile 2013 avvenuti all’interno del carcere di Grevena, definito dagli osservatori internazionali la Guantanamo ellenica. Merita, infatti, di essere evidenziato che in passato la Corte si era già occupata della struttura penitenziaria in parola, condannando la Grecia per le preoccupanti condizioni nelle quali versavano i detenuti: celle di dodici metri quadri condivise da tre o quattro persone, alcune delle quali costrette a dormire a terra, visite ristrette a quindici minuti massimo, nessuna telefonata, cibo di scarsa qualità, oltre alla mancanza di differenziazione degli spazi tra condannati e detenuti in attesa di giudizio.

Il caso in esame prende le mosse da due ricorsi, successivamente riuniti ai sensi dell’art. 42 § 1 del Regolamento della Corte, presentati da diversi cittadini greci, albanesi e bulgari che lamentavano la violazione dell’articolo 3 Cedu per avere subito maltrattamenti perpetrati dalle Autorità statali in occasione di una serie di perquisizioni avvenute nel carcere ellenico di Grevena il 13 aprile 2013. In relazione a tali fatti, inoltre, i ricorrenti si dolevano della violazione del diritto ad un ricorso interno effettivo di cui all’art. 13 Cedu, oltre che della violazione dell’articolo 1 del Protocollo addizionale n. 1, il quale tutela il diritto alla protezione della proprietà.

Si dia un rapido sguardo ai fatti di causa.

Nel 2013, a seguito di informazioni relative alla possibilità di una fuga dei detenuti o di rivolte interne presso il carcere di Grevena, il Ministero della Giustizia ordinava che [continua ..]

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