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Il perdurante contrasto giurisprudenziale sull'operatività di una preclusione cautelare nel procedimento di merito

CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONE II, SENTENZA 18 OTTOBRE 2017, N. 3314 - PRES. FUMU; REL. VERGA

In tema di preclusioni cautelari, è irragionevole ritenere che l’utilizzabilità di una specifica prova possa essere successivamente negata nell’ambito del medesimo procedimento e nei confronti della stessa parte sul presupposto che, una volta stabilita l’utilizzabilità di determinate prove dal giudice di legittimità ex art. 311 c.p.p., in relazione al­lo stesso procedimento e nei confronti delle medesime parti, l’efficienza processuale postula che, in difetto di ele­menti nuovi, la decisione resa in precedenza sia vincolante per il giudice del procedimento principale di merito e non consenta di reiterare la questione “ad libitum”, “quando piaccia”, e “quante volte si voglia”, tanto palesemente pregiudicando la ragionevole durata del processo.

 

[Omissis]

RITENUTO IN FATTO

Ricorre per cassazione R.A.M. avverso la sentenza della Corte d’appello di Catania che il 22.6.2016 ha confermato la sentenza del Tribunale che il 4.5.2012 l’aveva condannato per concorso in tentata e­storsione e incendio aggravati D.L. n. 152 del 1991, ex art. 7.

Deduce il ricorrente:

[Omissis]

2. violazione di legge in relazione all’art. 268 c.p.p., comma 3. Lamenta che con una motivazione solo apparente la corte territoriale ha superato due questioni giuridiche poste con l’atto d’appello. La prima riguardante la preclusione determinata dalla decisione della Corte di Cassazione in sede di procedimento cautelare che ha dichiarato inutilizzabili dette intercettazioni, ritenendo insufficiente la motivazione del decreto autorizzativo riguardante l’utilizzo di impianti diversi da quelli della Procura; la seconda la mancata motivazione delle ragioni di tale dissenso.

[Omissis]

CONSIDERATO IN DIRITTO

[Omissis]

Il secondo motivo riguarda l’autonomia, o meno, del giudice del dibattimento rispetto al giudizio di inutilizzabilità delle intercettazioni espresso in sede di procedimento incidentale relativo alla libertà personale. Questa Corte ha in più occasioni affermato che le valutazioni in tema di validità ed utilizzabilità della prova, compiute in sede di giudizio incidentale promosso per il riesame di misure cautelari personali, non possono ritenersi vincolanti per il giudice del dibattimento. Questi, invero, non può subire limiti e condizionamenti su questioni attinenti alla prova, che proprio nel dibattimento si pongono ed assumono definitivo rilievo, e che solo nella sede dibattimentale possono trovare il momento finale, naturale e necessario, di verifica. Ciò vale, ovviamente, anche per le questioni attinenti alla validità delle intercettazioni disposte nel corso delle indagini preliminari ed alla loro utilizzabilità, in relazione alle quali qualsiasi decisione adottata nella sede cautelare non può travalicarne i limiti fino a giungere a precludere al giudice del dibattimento il potere-dovere di un’autonoma ed indipendente valutazione della prova, anche sotto il profilo della legittimità delle procedure acquisitive (Cass. N. 10699 del 2013 Rv. 255334; N. 22374 del 2012 Rv. 825333; N. 40301 del 2012 Rv. 25384; N. 19331 del 2006 Rv. 236414). Questo soprattutto perché un giudicato cautelare che intervenga in materia di prove, finirebbe con il determinare, in un procedimento con più imputati e parti, una violazione del principio del contraddittorio, con riguardo a coloro che, rimasti estranei al procedimento cautelare, verrebbero esclusi da tematiche rilevanti, quali quelle attinenti alla validità ed utilizzabilità delle prove.

Infatti le pronunce di questa Corte che affermano che è irragionevole ritenere che l’utilizzabilità di una specifica prova possa essere successivamente negata, lo affermano nell’ambito del medesimo procedimento e nei confronti della stessa parte sul presupposto che, una volta stabilita dal giudice di legittimità, in relazione allo stesso procedimento e nei confronti delle medesime parti, l’utilizzabilità di determinate prove, l’efficienza processuale postula che, in difetto di elementi nuovi, la decisione resa in precedenza sia vincolante e non consenta di reiterare la questione “ad libitum”, “quando piaccia”, e “quan­te volte si voglia”, tanto palesemente pregiudicando la ragionevole durata del processo) (Sez. 1, Sentenza n. 47655 del 12/10/2011 Ud. (dep. 21/12/2011) Rv. 252181; conforme proprio su intercettazioni, Sez. 1, Sentenza n. 23748 del 24/04/2012 Ud. (dep. 15/06/2012) Rv. 253336; Sez. 1, Sentenza n. 39850 del 01/03/2012 Ud. (dep. 09/10/2012) Rv. 253950).

Il principio che fonda dette pronunce è quello che non appare ragionevole supporre che la utilizzabilità di una specifica prova, una volta affermata in sede di legittimità nei confronti di una determinata parte, possa poi essere negata, in relazione al medesimo procedimento riguardo alla stessa parte.

Ciò premesso deve rilevarsi che nel caso in esame il procedimento incidentale cui si fa riferimento non riguarda l’attuale ricorrente, bensì il coimputato M.M. (sentenza Cass. Sez. 2^ n. 4553 del 2005) che non è stato giudicato dal Tribunale di Siracusa, bensì dalla Corte di Assise di Siracusa in diverso dibattimento.

Ne consegue che il giudizio di inutilizzabilità delle intercettazioni espresso in sede di procedimento incidentale relativo alla libertà personale relativo a M.M. alla luce dei principi esposti è stato correttamente ritenuto non vincolante nel procedimento a carico del R.

Detto ciò deve rilevarsi che il Tribunale di Siracusa (ordinanza 4.12.2007) prima e la Corte d’Appello di Catania poi hanno dato conto che i decreti in contestazione lungi dal sottacere l’indicazione delle ragioni della insufficienza o inidoneità degli impianti installati presso la Procura e la conseguente necessità di ricorrere a strumentazioni collegate a strutture esterne hanno dato conto che le predette operazioni dovevano essere compiute per mezzo degli impianti installati presso la sala ascolto del Nucleo Operativo dei CC di Augusta al fine di consentire il coordinamento in tempo reale fra l’attività di ascolto e l’attività dinamica sul territorio.

E deve ricordarsi che questa Corte ha avuto modo di affermare che l’obbligo di motivazione del decreto del Pubblico ministero in ipotesi di “inidoneità funzionale degli impianti della Procura” è assolto ogniqualvolta sia data contezza, sia pure senza particolari locuzioni od approfondimenti, delle ragioni che li rendono concretamente inadeguati al raggiungimento dello scopo, in relazione al reato per cui si procede ed al tipo di indagini necessarie (Cass. sez. Un., 30347/07, 12 luglio 2007, Aguneche).

Deve comunque rilevarsi che il ricorrente non contesta le motivazioni dei giudici di merito essendosi limitato a contestare il decisum sulla scorta della pronuncia incidentale relativa a diverso imputato. Sul punto il ricorso si appalesa pertanto aspecifico.

[Omissis]

Il ricorso deve quindi essere respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

[Omissis]