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Rassegna bibliografica

di Alessandra Sanna

AA.VV., Il codice antimafia riformato, a cura di F. Cassibba, Torino, Giappichelli, 2019, pp. 1-336

L’ennesimo “pacchetto sicurezza”, trasfuso nel d.l. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla l. 1° dicembre 2018, n. 132, investe il Codice antimafia, introdotto dal d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, già modificato dalla l. 16 ottobre 2017, n. 161. Le riforme in parola ben si collocano nel panorama legislativo segnato da una perdurante instabilità, a sua volta specchio delle incalzanti istanze securitarie provenienti dalla collettività e amplificate dai mass-media. D’altro canto, attraverso gli interventi novellistici si consolida la tendenza ad estendere l’azione di prevenzione dal fronte, tutto sommato contenuto, delle misure personali a quello, in decisa espansione, delle misure patrimoniali. La scelta avrebbe dovuto accompagnarsi all’incremento delle tutele, sostanziali e processuali, dei soggetti interessati, in ossequio al principio di legalità e al rispetto dei diritti fondamentali. Ma la prospettiva, coltivata, sia pure in parte dalla l. n. 161 del 2017, con particolare riguardo alla disciplina del codice di rito, risulta estranea all’ultimo intervento normativo, che predilige la logica emergenziale, per sua natura refrattaria ad opere riformatrici di ampio respiro. Del resto, la novella del 2018 agisce sulla spinta d’impulsi addirittura estranei all’orbita della prevenzione: ai variegati interventi in materia si affianca infatti una più ampia e penetrante azione di contrasto ai fenomeni migratori. È su quest’ultimo profilo che s’incentra l’intervento d’urgenza, destinato a proiettare un cono d’ombra sul terreno della prevenzione.

Resta, dunque, ancora senza risposta l’esigenza di allineare il reticolo delle disposizioni in materia ai dettami sovraordinati, costituzionali ed internazionali. Nonostante le recenti pronunce d’illegittimità costituzionale (sentt. nn. 24 e 25 del 2019), l’esigenza di determinatezza dei presupposti per l’esercizio dell’azione di prevenzione resta ancorata, non alla legge formale, ma ad interpretazioni giurisprudenziali in grado di porre la persona potenzialmente destinataria delle misure in condizioni di poter ragionevolmente prevedere [continua ..]

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