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Rassegna bibliografica


AA.VV., Il codice antimafia riformato, a cura di F. Cassibba, Torino, Giappichelli, 2019, pp. 1-336

L’ennesimo “pacchetto sicurezza”, trasfuso nel d.l. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla l. 1° dicembre 2018, n. 132, investe il Codice antimafia, introdotto dal d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, già modificato dalla l. 16 ottobre 2017, n. 161. Le riforme in parola ben si collocano nel panorama legislativo segnato da una perdurante instabilità, a sua volta specchio delle incalzanti istanze securitarie provenienti dalla collettività e amplificate dai mass-media. D’altro canto, attraverso gli interventi novellistici si consolida la tendenza ad estendere l’azione di prevenzione dal fronte, tutto sommato contenuto, delle misure personali a quello, in decisa espansione, delle misure patrimoniali. La scelta avrebbe dovuto accompagnarsi all’incremento delle tutele, sostanziali e processuali, dei soggetti interessati, in ossequio al principio di legalità e al rispetto dei diritti fondamentali. Ma la prospettiva, coltivata, sia pure in parte dalla l. n. 161 del 2017, con particolare riguardo alla disciplina del codice di rito, risulta estranea all’ultimo intervento normativo, che predilige la logica emergenziale, per sua natura refrattaria ad opere riformatrici di ampio respiro. Del resto, la novella del 2018 agisce sulla spinta d’impulsi addirittura estranei all’orbita della prevenzione: ai variegati interventi in materia si affianca infatti una più ampia e penetrante azione di contrasto ai fenomeni migratori. È su quest’ultimo profilo che s’incentra l’intervento d’urgenza, destinato a proiettare un cono d’ombra sul terreno della prevenzione.

Resta, dunque, ancora senza risposta l’esigenza di allineare il reticolo delle disposizioni in materia ai dettami sovraordinati, costituzionali ed internazionali. Nonostante le recenti pronunce d’illegittimità costituzionale (sentt. nn. 24 e 25 del 2019), l’esigenza di determinatezza dei presupposti per l’esercizio dell’azione di prevenzione resta ancorata, non alla legge formale, ma ad interpretazioni giurisprudenziali in grado di porre la persona potenzialmente destinataria delle misure in condizioni di poter ragionevolmente prevedere l’applicazione della misura stessa. L’azione di prevenzione, a sua volta, dovrebbe sempre essere ispirata al canone della proporzionalità, secondo il costante insegnamento della Corte costituzionale e della Corte europea.

In sintonia con le coordinate descritte, il volume offre una dettagliata analisi critica delle più recenti innovazioni apportate al Codice antimafia, con riguardo ai diversi ambiti interessati dalle novelle, sì da evidenziarne i profili di contrasto con i diritti fondamentali e di risolvere in chiave sistematica le molteplici questioni interpretative poste da un complesso disegno normativo.


AA.VV., La riforma penitenziaria: novità e omissioni del nuovo "garantismo" carcerario. Commento ai d.lgs. n. 123 e 124 del 2018, a cura di P. Bronzo-F. Siracusano-D. Vicoli, Torino, Giappichelli, 2019, pp. 1-352

Il volume affronta il tema della riforma dello scorso autunno in una duplice prospettiva: da un lato, le originarie ambizioni coltivate dal progetto novellistico, inteso ad una riscrittura delle norme capace di adeguare il sistema penitenziario al dettato costituzionale, dopo l’umiliante débâcle subita in occasione della sentenza Torreggiani; dall’altro, l’approdo deludente del percorso, dai contenuti innovativi assai modesti e settoriali. Benché, infatti, i d.lgs. 2 ottobre 2018, n. 123 e 124 apportino indubbi miglioramenti all’assetto preesistente, molti dei punti più qualificanti della l. delega n. 103 del 2017 sono rimasti sulla carta. Le ragioni affondano nell’idea, imperante nell’opinione pubblica e strumentalmente cavalcata dai rappresentanti politici, che l’obiettivo di una pena flessibile, affidata all’autonomia valutativa del giudice di sorveglianza, rappresenti solo uno stratagemma deflativo del sovraffollamento carcerario, perseguito a discapito della sicurezza collettiva. Si riaffaccia così una pervicace concezione dell’in­tervento punitivo d’impronta “carcerocentrica”, dove la “certezza della pena” può conseguirsi unicamente attraverso un’espiazione immutabile per durata e contenuti afflittivi.

Entro la cornice descritta i commenti degli autori si ripartiscono lungo tre differenti direttrici: preliminare messa a punto del tortuoso itinerario legislativo compiuto dalla novella; una dettagliata ricognizione delle innovazioni che delineano i tratti di un nuovo “garantismo carcerario” - costruito, peraltro, attraverso forzate rinunce sul versante del trattamento extra-murario - e un puntuale esame delle significative modifiche attinenti alle procedure di sorveglianza e alla tutela giurisdizionale dei diritti dei detenuti.

Seguono infine le “Opinioni” di chi - tra le fila della magistratura e dell’avvocatura - manifesta, la profonda delusione per una riforma che ha finito per tradire le sue più nobili ispirazioni.

L’opera offre, in sintesi, un’esaustiva lettura critica delle novità normative ed insieme, per usare le parole introduttive di Glauco Giostra: «un’occasione di preoccupata riflessione sugli inequivoci segnali di arretramento culturale e di deterioramento della convivenza civile, registrati da quell’infallibile barometro di civiltà che è il carcere».


AA.VV., L’esecuzione delle pene nei confronti dei minorenni. D.lgs 2 ottobre 2018, n. 121, a cura di L. Caraceni-M.G. Coppetta, Torino, Giappichelli, 2019, pp. 1-456

Il volume offre una lettura sistematica del d.lgs. 2 ottobre 2018, n. 121 che introduce nell’ordinamen­to una disciplina speciale, a lungo attesa, per l’esecuzione della pena nei confronti del condannato minorenne, in attuazione della delega contenuta nell’art. 1, comma 85, lett. p), l. 23 giugno 2017, n. 103. L’analisi si snoda lungo l’impianto del decreto, strutturato in quattro capi, il primo dei quali esprime le scelte di fondo del legislatore delegato: la creazione di un modello esecutivo autonomo e speciale implicante l’adeguamento delle norme penitenziarie dettate per gli adulti ai bisogni educativi dei minorenni, nel rispetto degli artt. 27, comma 3, e 31, comma 2, Cost.

Si constata, peraltro, come la scelta dell’adeguamento abbia rappresentato un ostacolo sulla via del­l’autonomia e specialità, impedendo un’adeguata differenziazione dell’assetto minorile rispetto al modello generale per adulti: sulla base del principio di sussidiarietà, che compendia quello di specialità nell’art. 1 d.lgs. n. 121 del 2018, si finisce infatti per attingere troppo dalla l. 27 luglio 1975, n. 354, come dimostra l’esiguità numerica dei ventisei articoli che compongono la nuova normativa.

I successivi capi del d.lgs. n. 121 del 2018 sono riservati all’esecuzione esterna e alle misure penali di comunità (capo II), alla disciplina dell’esecuzione (capo III), all’intervento educativo e all’organizza­zione degli istituti per minorenni (capo IV), con due norme di chiusura destinate agli impegni finanziari per l’attuazione della riforma.

Nonostante l’intervento legislativo debba salutarsi con favore, rivolto com’è a colmare una grave e prolungata lacuna, la nuova disciplina è solo il punto di partenza per la creazione di una disciplina organica dell’esecuzione penitenziaria minorile. L’opera ne fornisce una chiave di lettura sistematica, capace di preservarne i profili di specialità e consentirne un’applicazione rispondente ai peculiari bisogni di un soggetto in età evolutiva.

Così i contributi che compongono la prima parte valorizzano i criteri ispiratori della novella, tra i quali primeggia il canone generale, tratto dalle indicazioni sovranazionali, dell’“in the best interest of the child”.

Nella seconda parte, ci si sofferma sul tratto qualificante della riforma, rappresentato dalla predilezione accordata all’esecuzione penale esterna e alle misure alternative alla detenzione, ridenominate «misure penali di comunità» e differenziate da quelle previste dalla l. 27 luglio 1975, n. 354 attraverso una riscrittura dei contenuti e l’introduzione della misura dell’affidamento in prova con detenzione domiciliare.

La terza parte, raccoglie i contributi sull’esecuzione penale intra moenia, imperniata sull’elaborazione di un progetto educativo individualizzato e flessibile, incentrato sugli elementi dell’istruzione, della formazione professionale e del rafforzamento dei rapporti con il mondo esterno. Su questo fronte, speciale attenzione è destinata alla cura dei legami familiari ed affettivi del minorenne, cui guarda l’intro­duzione dell’istituto delle visite prolungate.

L’ultima parte del volume contiene testi normativi e materiali di consultazione utili per la comprensione dei diversi contributi, fra i quali spiccano i risultati del lavoro della Commissione ministeriale incaricata di elaborare una bozza di decreto legislativo in tema di ordinamento penitenziario minorile e di modelli di giustizia riparativa in ambito esecutivo. Si tratta di testi preziosi che, possono fungere da spunto di riflessione per futuri e auspicabili interventi legislativi, specie ove si consideri che le prescrizioni della l. n. 103 del 2017 dedicate alla restorative justice sono rimaste inattuate.


AA.VV., Fondamenti di procedura penale, Milano, Wolters Kluwer-Cedam, 2019, pp. 1-1007

Il titolo di questo manuale è pienamente indicativo dei suoi contenuti: il termine “fondamenti” designa l’insieme dei valori fondanti e delle ragioni sottese al sistema processuale penale. Si punta dritto al cuore del processo sicché più che indulgere nel dettaglio, si fornisce una visione sistematica, che mette in evidenza le questioni di rilievo e gli autentici snodi. Si coglie così la linea guida che percorre l’intera opera e alla quale si attiene fedelmente l’analisi dei diversi autori. I singoli contributi prediligono l’a­sciuttezza di forme e contenuti ma la cifra stilistica non va discapito dell’approfondimento, anzi: sfrondato dai profili non essenziali il testo facilita la comprensione dei singoli istituti, anche di quelli più complessi, per ratio, ad esempio, o perché frutto di plurimi innesti legislativi.

Né l’esigenza di sintesi, si risolve in un’esposizione incompleta del quadro normativo o deficitaria nel descrivere radici e tappe evolutive del sistema. L’opera racchiude una corposa analisi dei principi di matrice costituzionale e sovranazionale, nonché delle spinte culturali e politiche che hanno segnato l’origine e l’incessante evolversi della procedura penale.

Il perimetro del volume include l’intera disciplina del codice di rito - da cui muta la classica suddivisione tra struttura e dinamica - ma si estende anche ai sistemi extra-codice: il rito davanti al giudice di pace, il procedimento minorile e quello dettato per gli illeciti amministrativi derivanti da reato. Il testo è corredato da un apparato di note capaci di fornire il quadro dei principali interventi giurisprudenziali e delle opinioni dottrinali che hanno scandito ed orientato la storia oramai trentennale del codice del 1988.


AA.VV., Corso di procedura penale, Firenze, Le Monnier, 2019, pp. 1-752

Il Corso di Procedura penale si distingue per la peculiare impostazione, che rifugge dalla suddivisione codicistica tra parte statica e parte dinamica, per privilegiare uno sviluppo diacronico. Sulla scorta dell’esperienza maturata nell’ambito dei rispettivi insegnamenti, gli autori ritengono proficua ai fini didattici l’esposizione cronologica del fenomeno processuale. La prospettiva temporale, del resto, non caratterizza solo la scrittura normativa del codice di rito, ma anche gli interventi normativi via via succedutisi, a loro volta espressione del continuo alternarsi di spinte garantistiche e autoritative.

Così, “come un romanzo”, il Corso prende le mosse dalla notizia di reato, per proseguire lungo le fasi e i gradi della vicenda processuale, sino al momento dell’esecuzione. Il criterio espositivo è seguito anche con riguardo alle procedure differenziate costituite dai giudizi davanti a Tribunale monocratico, giudice di pace, Tribunale per i minorenni ed, infine, dal processo agli enti giuridici. Entro questa cornice le prerogative dei soggetti processuali sono via via analizzate all’interno di ogni singola fase, mentre la disciplina sulle prove è trattata all’interno delle varie sfere di incidenza. La medesima linea- guida ispira l’esposizione della materia cautelare che, al pari di quella esecutiva, risulta bipartita tra “Le libertà” e “I rimedi e controlli”, sì da consentire al lettore di distinguere tra titoli privativi delle prime e la gamma variegata dei secondi. Anche le patologie degli atti trovano spazio all’interno della parte dedicata ai rimedi e ai controlli giurisdizionali, quale presupposto degli uni ed oggetto degli altri.

La vicenda processuale, così colta nel suo divenire, ben si presta ad essere rappresentata attraverso un approccio casistico, indispensabile per lo studio delle norme nel loro concreto operare ed insieme capace di rendere il volume un utile strumento anche al di fuori delle aule universitarie.


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