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Rassegna bibliografica

di Alessandra Sanna

Gialuz M.-Della Torre j., Giustizia per nessuno. L’inefficienza del sistema penale italiano tra crisi cronica e riforma Cartabia, Torino, Giappichelli, 2022, pp. 1-432

Nel portare all’attenzione della comunità dei giuristi analisi e riflessioni sulla stagione riformistica in atto, destinata ad investire l’intero sistema penale, gli autori del volume scelgono un originale punto di vista. L’asse portante dell’opera è costituito dalla categoria dell’efficienza, nel cui alveo si rintracciano insieme radici e obiettivi del cantiere di riforme aperto dalla delega Cartabia.

Il concetto, infatti, non solo ha rappresentato il faro per numerose novelle, ma anche per una cospicua giurisprudenza della Cassazione e del giudice delle leggi, il quale si è, peraltro, limitato ad enunciarne il rango primario, senza delinearne la portata né, tantomeno, il rapporto con altri parametri costituzionali.

D’altro canto, la circostanza per cui la nozione di efficienza esprime un rapporto «di relazione» rispetto ai fini cui è preposto un sistema, induce ad utilizzarla con cautela nell’ambito della giustizia penale. Nel timore che la categoria possa servire da grimaldello per comprimere garanzie fondamentali o introdurre forme sommarie di giudizio, nascono le spinte ad abbandonarne l’impiego nell’ambito del sistema penale.

segue

La soluzione è decisamente avversata dagli Autori del volume, i quali invitano viceversa a valorizzare l’obiettivo dell’efficienza, nel quadro di un ripensamento dell’idea radicata per cui l’oggetto del processo è un bene di valore infinito (i diritti e le libertà), che si deve «perseguire costi quello che costi e senza limiti di tempo». Questa concezione appare del tutto astratta, ove si rifletta che, in qualsiasi società, le risorse da destinare a ciascuna causa sono limitate. Così, anche la giustizia penale, «spesso caricata di connotazioni metafisiche», non può sfuggire dalla configurazione di servizio pubblico.

A fugare il pericolo di distorsioni, basta osservare come nel nostro sistema costituzionale l’am­mi­ni­strazione della giustizia non può essere asservita al raggiungimento di unico scopo tra quelli propri del sistema penale. L’efficienza va perseguita in modo strumentale, non solo alle esigenze di contrasto alla criminalità, ma anche agli obiettivi indicati dalle fonti sovraordinate: in primis le finalità di accertamento e di tutela dei diritti fondamentali dell’individuo. Ne deriva che il legislatore è tenuto a individuare un «giusto mezzo» per cogliere i plurimi ed ineludibili obiettivi della giustizia criminale, dando vita a un sistema di norme (processuali, ma anche sostanziali e penitenziarie) “efficiente”, nel senso di idoneo a funzionare nel suo complesso con un adeguato rapporto costi-risultati.

Emerge qui l’utilità del canone di efficienza nella prospettiva riformistica, indispensabile per fronteggiare una serie di gravi criticità del sistema penale italiano, tra cui spicca il «male endemico» costituito dalla sua proverbiale lentezza. Una giustizia, che richiede tempi esageratamente dilatati per arrivare a una decisione definitiva, ostacola il raggiungimento di tutti i suoi stessi fini, siano essi cognitivi, di protezione dell’innocente, o di contrasto alla criminalità.

A partire dunque dal valore dell’efficienza, gli Autori analizzano dapprima le gravi disfunzioni che affliggono il [continua ..]

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