La fragilità della persona nel processo penale

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Il diritto di difesa può essere limitato per garantire il rispetto del termine per l'espletamento dell'interrogatorio di garanzia?

di Simona Arasi, Dottore di ricerca europeo - Università di Roma Tor Vergata

La Suprema Corte si pronuncia sul bilanciamento tra diritti costituzionalmente garantiti nel caso di persona sottoposta a misura cautelare custodiale, in primis tra il diritto di difesa ed il diritto ad un contatto con l’Autorità giudiziaria. Ci si interroga se in mancanza di una disciplina specifica circa il termine (minimo) che deve intercorrere tra l’avviso dell’atto ed il suo compimento possa essere leso il diritto di difesa, ed in caso positivo in quale misura.

PAROLE CHIAVE: diritto di difesa - interrogatorio di garanzia

Can the right of defense be limited to ensure compliance with the deadline for carrying out the guarantee questioning?

The Supreme Court rules on the balance between constitutionally guaranteed rights in the case of a person subjected to a custodial precautionary measure, primarily between the right of defense and the right to contact with the judicial authority. The question arises whether in the absence of a specific discipline regarding the (minimum) term that must elapse between the notice of the act and its fulfillment, the right of defense can be infringed, and if so, to what extent.

Interrogatorio “di garanzia”: l’effettività delle garanzie difensive va valutata con riguardo alle circostanze del caso concreto

In tema di interrogatorio “di garanzia” ex art. 294 c.p.p., l’effettività delle garanzie difensive esercitabili mediante la presenza del difensore deve essere valutata con riguardo alla particolare funzione dell’atto, che è quella di consentire un immediato contatto tra la persona privata della libertà e il giudice che ha emesso la misura. Per l’effetto, con specifico riguardo al termine (minimo) che deve intercorrere tra l’avviso dell’atto e il suo compimento, mancando una disciplina specifica, l’effettività delle garanzie difensive deve essere valutata con riguardo alle circostanze del caso concreto, che devono essere apprezzate con l’obiettivo di verificare se il difensore abbia avuto possibilità di esercitare il suo mandato. Tra le circostanze rilevanti devono essere considerate: a) la distanza tra il luogo ove il difensore svolge la sua attività professionale e quello dove si svolge l’in­terrogatorio; b) i collegamenti disponibili per coprire tale distanza; c) il tempo intercorrente tra l’avviso e l’atto; e d) la diligenza del difensore nel chiedere un differimento correlato a concrete e allegate difficoltà di presenziare personalmente all’atto e alla impossibilità di nominare sostituti (nella specie, la Corte ha escluso una lesione del diritto di difesa rispetto a un avviso di interrogatorio di garanzia notificato al difensore non ad horas, ma il giorno prima del compimento dell’atto, mentre il difensore, che avrebbe potuto raggiungere il luogo dell’interrogatorio - distante circa seicento chilometri dal suo studio - anche con l’aereo, non si era comunque attivato per ottenere un differimento dell’atto, allegando concrete difficoltà).

 

[Omissis]

 

RITENUTO IN FATTO

  1. Il Tribunale per il riesame delle misure cautelari personali di Salerno rigettava l’appello proposto nei confronti dell’ordinanza che aveva applicato al ricorrente la misura cautelare della custodia in carcere ritenendo tempestivo l’avviso dell’interrogatorio di garanzia notificato al difensore il giorno prima del compimento dell’atto.
  2. Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore che deduceva violazione di legge e vizio di motivazione: l’avviso dell’interrogatorio di garanzia notificato al difensore ventiquattro ore prima del compimento dell’atto non avrebbe consentito l’esercizio del diritto di difesa, tenuto conto che l’interrogatorio si svolgeva a Caltagirone mentre il difensore aveva lo studio in Salerno; si deduceva inoltre che tale vizio non poteva ritenersi sanato a causa del fatto che era stato chiesto un differimento, dato che non poteva addossarsi al difensore l’onere di sanare le nullità del procedimento.

CONSIDERATO IN DIRITTO

  1. Il ricorso è infondato.

1.1. Il collegio ribadisce la rilevanza dell’interrogatorio di garanzia come momento essenziale per l’esercizio del diritto di difesa da parte della persona cui è stata applicata una misura cautelare.

1.1.1. Si tratta di un atto che deve essere compiuto in modo tempestivo dato che la sua funzione essenziale è quella di porre la persona ristretta a contatto con il giudice per consentire la immediata verifica della presenza di circostanze a conoscenza dell’indagato eventualmente idonee ad incrinare la gravità del quadro indiziario o a ridimensionare le esigenze cautelari identificate dal giudice.

La funzione dell’interrogatorio di garanzia è quella di consentire alla persona privata della libertà di entrare rapidamente in contatto con il giudice che ha imposto la cautela attivando una sorta di contraddittorio postumo che consenta all’accusato di allegare una eventuale versione antagonista così garantendo un tempestivo controllo della correttezza del provvedimento emesso inaudita altera parte.

La necessaria tempestività di tale contatto (che deve essere compiuto entro cinque giorni nel caso in cui sia applicata una misura carceraria) ne costituisce anche il limite dato che, soprattutto nei procedimenti complessi la esiguità del termine tra il deposito degli atti e l’effettuazione dell’interrogatorio potrebbe ostare alla “effettiva” conoscenza della provvista indiziaria da parte dell’indagato e del suo difensore. Sul punto la Cassazione ha affermato che l’interrogatorio di garanzia tutela il preminente interesse a provocare un immediato contatto tra l’indagato e il giudice della cautela per la verifica dei presupposti per la privazione della libertà, sicché le esigenze della difesa di consultare approfonditamente gli atti depositati possono essere salvaguardate con la presentazione di una “istanza di differimento” dell’interrogatorio entro il termine inderogabile di cinque giorni ex art. 294 c.p.p. (Sez. 2, n. 44902 del 30/09/2014 - dep. 28/10/2014, Cosentino, Rv. 260876).

1.1.2. Tale funzione dell’interrogatorio di garanzia emerge anche dalla giurisprudenza che ha affrontato il tema qui devoluto, ovvero la compatibilità dell’esiguità del termine concesso al difensore tra avviso e compimento dell’atto ed il pieno esercizio delle garanzie difensive.

Il codice non indica un termine minimo che deve intercorrere tra l’avviso dell’atto ed il suo compimento. La giurisprudenza ha tuttavia affermato che è illegittimo l’interrogatorio di garanzia dell’inda­gato qualora l’avviso al difensore non sia “tempestivo”, avuto riguardo alla concreta possibilità per il difensore di essere fisicamente presente al compimento dell’atto e di svolgere un’adeguata assistenza difensiva”. E che a tal fine devono essere considerati sia la distanza che separa il difensore dal luogo in cui l’interrogatorio si svolge sia i tempi necessari all’esame degli atti processuali (Sez. 5, n. 2253 del 17/10/2013 - dep. 20/01/2014, Baldassarri, Rv. 257937).

Tale affermazione è stata specificata dalla giurisprudenza successiva secondo cui mancando disposizioni “ad hoc”, e non potendo applicarsi analogicamente all’interrogatorio di garanzia - per diversità di “ratio” - i termini previsti per attività di diversa natura, deve ritenersi valido ed efficace - dunque tempestivo - l’avviso che abbia posto il difensore nelle condizioni di intervenire (eventualmente a mezzo di un sostituto) o di chiedere che l’atto sia ritardato per il tempo strettamente necessario ad assicurare la sua presenza (la decisione riguarda un caso nel quale il difensore aveva ricevuto l’avviso in questione, relativo ad un interrogatorio da espletarsi a circa km. 400 dal proprio studio, con 24 ore di anticipo, e non aveva presentato di differimento: Sez. 1, n. 34930 del 15/03/2011 - dep. 27/09/2011, Buono, Rv. 251485; conforme anche la risalente Sez. 6, n. 1233 del 01/04/1998 - dep. 29/04/1998, Capasso, Rv. 211704).

In coerenza con tali indicazioni ermeneutiche alle quali si intende dare continuità il collegio ritiene che il contemperamento tra l’esigenza di assicurare un esercizio effettivo delle prerogative difensive e quella di garantire il tempestivo contatto tra la persona ristretta ed il giudice della cautela deve passare attraverso la valorizzazione della facoltà del difensore di presentare una motivata istanza di differimento dell’interrogatorio.

1.2. In conclusione: la effettività delle garanzie difensive esercitabili attraverso l’interrogatorio di garanzia deve essere valutata con riguardo alla particolare funzione dell’atto, che è quella di consentire un immediato contatto tra la persona privata della libertà ed il giudice che ha emesso la misura sulla base di atti (di regola) non formati in contraddittorio. Con specifico riguardo al termine che deve intercorrere tra l’avviso dell’atto ed il suo compimento, mancando una disciplina specifica, la effettività della garanzie difensive, deve essere valutata con riguardo alle circostanze del caso concreto, che devono essere apprezzate con l’obiettivo di verificare se il difensore abbia avuto possibilità di esercitare il suo mandato. Tra le circostanze rilevanti devono essere considerate (a) la distanza tra il luogo ove il difensore svolge la sua attività professionale e quello dove si svolge l’interrogatorio, (b) i collegamenti disponibili per coprire tale distanza, (c) il tempo intercorrente tra l’avviso e l’atto, e, (d) la diligenza del difensore nel chiedere un differimento correlato a concrete ed allegate difficoltà di presenziare personalmente all’atto ed alla impossibilità di nominare sostituti.

1.3. Nel caso in esame l’avviso non veniva notificato ad horas, ma il giorno precedente a quello individuato per il compimento dell’atto; l’avviso era notificato ad un difensore che (5 aveva lo studio a circa seicento chilometri di distanza dal luogo dove si sarebbe svolto l’interrogatorio, che, come rilevato dal Tribunale, poteva essere raggiunto anche con l’aereo (pag. 3 dell’ordinanza impugnata).

Si tratta di circostanze che, come rilevato nel provvedimento impugnato, non sono affatto indicative della lesione del diritto di difesa, dato che la distanza tra il luogo dell’atto e quello dove il difensore ha lo studio, non risulta ostativa all’intervento dell’avvocato, il quale avrebbe comunque potuto ottenere un differimento dell’atto, ove avesse allegato concrete difficoltà; tuttavia, come rilevato dal Tribunale, il difensore restava inerte.

A ciò si aggiunge che il diritto di difesa non risultava leso neanche dalla dedotta esiguità del termine concesso per consultare gli atti: il Tribunale rilevava infatti che l’ordinanza contestata era stata riemessa sullo base dello stesso compendio indiziario di una ordinanza precedentemente annullata che era noto al difensore da circa cinque mesi (pag. 3 dell’ordinanza impugnata).

  1. Ai sensi dell’art. 616 c.p.p., con il provvedimento che rigetta il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al pagamento delle spese del procedimento.

Poiché dalla presente decisione non consegue la rimessione in libertà del ricorrente, deve disporsi - ai sensi dell’art. 94 disp. att. c.p.p., comma 1 ter che copia della stessa sia trasmessa al direttore dell’i­sti­tuto penitenziario in cui l’indagato si trova ristretto, perché provveda a quanto stabilito dal comma 1 bis citato art.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

Corte di Cassazione, sez. II, 21 settembre 2020, n. 26343

Pres. Imperiali - Rel. Recchione

Sommario:

1. La questione affrontata - 2. La funzione dell’interrogatorio di garanzia - 3. Il termine tra avviso e compimento dell’interrogatorio di garanzia - 4. L’assenza di particolari modalità di notifica dell’avviso di effettuazione dell’interroga­torio di garanzia - 5. Il medesimo compendio indiziario - 6. Il bilanciamento tra effettivo esercizio del diritto di difesa e tempestivo contatto tra la persona in vinculis ed il giudice - NOTE


1. La questione affrontata

La Suprema Corte è chiamata a pronunciarsi sulla questione dell’effettivo esercizio del diritto di difesa nel caso di interrogatorio di garanzia notificato al difensore poco prima del compimento dell’atto [1]. Nel dettaglio, il difensore dell’indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere riteneva leso il diritto di difesa per intempestività dell’avviso dell’interrogatorio di garanzia notificatogli il giorno prima dello svolgimento dell’atto, tenuto conto altresì della distanza tra il luogo dell’atto ed il domicilio del difensore. Conseguentemente, proponeva appello avverso l’ordinanza che aveva applicato al ricorrente la misura e, successivamente, ricorso per cassazione per violazione di legge e vizio di motivazione. Si deduceva, inoltre, che tale vizio non poteva ritenersi sanato dalla richiesta di differimento, addossando in caso contrario in capo al difensore l’onere di sanare le nullità del procedimento. Vengono in gioco numerosi diritti costituzionali, tra i quali: il diritto di difesa in chiave di realizzazione del giusto processo cautelare ed il diritto al contraddittorio [2].

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2. La funzione dell’interrogatorio di garanzia

La Suprema Corte affronta la questione sottoposta al suo esame esplicitando preliminarmente la funzione dell’interrogatorio “di garanzia” ex art. 294 c.p.p. [3]. Nel dettaglio, sottolinea la rilevanza dell’istituto in quanto «momento essenziale per l’esercizio del diritto di difesa da parte della persona cui è stata applicata una misura cautelare» [4]. Secondo un costante orientamento giurisprudenziale, la funzione è quella di consentire un immediato contatto tra la persona privata della libertà ed il giudice che ha emesso la misura [5]. Occorre rammentare che sul punto la Corte Costituzionale aveva sottolineato che detto interrogatorio costituisce un diritto fondamentale della persona sottoposta alla custodia e non solo un dovere del Giudice  [6]. Tale istituto viene definito il mezzo più efficace per instaurare il contraddittorio circa le condizioni di applicabilità della misura cautelare. Addirittura il giudice delle leggi ha esteso la sanzione della perdita di efficacia della misura conseguente ad omesso interrogatorio anche alle misure non custodiali [7]. Il nodo cruciale della difficoltà oggettiva dell’imputato ad interloquire con il giudice, in maniera “pienamente informata” sulle accuse nonché sui suoi diritti e garantendogli un'“adeguata” difesa tecnica, non è stato però oggetto di dettagliata [continua ..]

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3. Il termine tra avviso e compimento dell’interrogatorio di garanzia

Emblematico è il tema della compatibilità dell’esiguità del termine concesso al difensore tra avviso e compimento dell’atto ed il pieno esercizio delle garanzie difensive. L’art. 294 c.p.p., al pari delle norme presenti nel codice di rito, non prevede un termine minimo intercorrente tra l’avviso al difensore e l’espletamento dell’atto. La “tempestività” dell’avviso è un concetto relativo. Secondo un orientamento giurisprudenziale è illegittimo l’interrogatorio di garanzia dell’indagato nel caso in cui l’avviso al difensore non sia “tempestivo” avuto riguardo alla concreta possibilità per il difensore di essere fisicamente presente al compimento dell’atto e di svolgere un’”adeguata assistenza difensiva”. A tal proposito si deve tenere conto sia della distanza intercorrente tra il luogo in cui si trova il difensore e quello in cui l’interrogatorio si svolge sia i tempi necessari all’esame degli atti processuali [10]. In assenza di disposizioni “ad hoc”, e non potendo applicarsi analogicamente all’interrogatorio di garanzia, per diversità di “ratio”, i termini previsti per attività di diversa natura, deve ritenersi valido ed efficace, dunque tempestivo, l’avviso che abbia posto il difensore nelle condizioni di intervenire, anche mediante sostituto [continua ..]

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4. L’assenza di particolari modalità di notifica dell’avviso di effettuazione dell’interroga­torio di garanzia

Appare doveroso evidenziare che l’art. 294 c.p.p. prevede che l’avviso sia dato al difensore senza prescriverne la notifica e senza fissare modalità particolari di effettuazione, pertanto qualunque strumento idoneo a comunicare i dati necessari può essere utilizzato. L’avviso può essere effettuato con ogni mezzo di comunicazione. È sufficiente anche una commissio­ne a mezzo telefono o mediante telefax. L’adempimento non si inserisce in un procedimento di notifica ed incombe sul difensore l’onere di apprendere il contenuto essenziale degli atti trasmessi e di ascoltare le comunicazioni memorizzate [13]. In tale ottica non è mancato chi abbia ritenuto sufficiente anche la comunicazione registrata sulla segreteria telefonica del difensore, nonostante tale strumento non offra alcuna garanzia in termini di certezza di avvenuta memorizzazione del messaggio. Peraltro occorre, sul piano esegetico, osservare come il codice di rito utilizzi due diverse locuzioni circa gli avvisi che possono essere dati o notificati. Il ricorso all’espressione dare avviso è rapportato a una situazione di urgenza, in relazione alla quale è sufficiente offrire al destinatario la conoscenza della notizia anche con forme diverse da quelle prescritte per le notificazioni: tale è il motivo per il quale è stato ritenuto non necessaria la spedizione di telegramma di conferma nell’ipotesi di [continua ..]

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5. Il medesimo compendio indiziario

Nel caso sottoposto all’esame della Suprema Corte, l’interrogatorio era basato su un medesimo compendio indiziario. Ambigua appare la definizione di “medesimo compendio indiziario” e soprattutto occorre valutare i tempi in cui la difesa venga a conoscenza della sussistenza della “medesimezza” della accusa e degli atti sottostanti. Per definizione l’istituto dell’interrogatorio ex art. 294 c.p.p. ha una funzione di garanzia dell’impu­tato «sicché tale garanzia non ricorre ove lo stesso sia stato posto in condizioni di esprimere in precedenza le sue difese sulla medesima imputazione» [20]. Parte della dottrina sottolinea l’utilità di un nuovo interrogatorio anche in tali casi, al fine di garantire una migliore ricostruzione dei fatti nell’ottica di un più puntuale raggiungimento della verità processuale. Neppure l’assunto che si tratta di prospettiva prettamente potenziale, potendo l’interrogando di­mostrarsi reticente o limitarsi alla pedissequa ripetizione dell’originaria deposizione, potrebbe ostacolare la reiterazione di un interrogatorio di garanzia. Il processo tendenzialmente accusatorio impone, infatti, al requirente un’accuratezza nella raccolta di tutti gli elementi utili alla ricostruzione del quadro fattuale con conseguente dovere di completezza. Tale assunto troverebbe riscontro altresì nella novella del 1995 [continua ..]

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6. Il bilanciamento tra effettivo esercizio del diritto di difesa e tempestivo contatto tra la persona in vinculis ed il giudice

Numerose sono le problematiche che si pongono. La mancata indicazione, da parte del legislatore, di un termine minimo da garantire al difensore per prendere visione degli atti svolti dall’ufficio di procura, e quindi delle accuse, e di un termine minimo per consentire allo stesso di organizzarsi, anche mediante sostituto processuale [22], a presenziare all’atto, pone non pochi problemi circa la possibilità di una partecipazione effettiva e consapevole della difesa [23]. L’assenza di un termine minimo lede l’art. 111 Cost., innanzitutto nella parte in cui prevede che «la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa». Il diritto di difesa presuppone una consapevolezza, da parte del suo titolare, circa le sue modalità di esercizio ed i contenuti dell’accertamento. Come sottolineato da dottrina e giurisprudenza «il processo penale attiene all’essere e non all’avere ... perciò, pretende la più diretta ed incisiva applicazione del principio costituzionale della partecipazione», che non può realizzarsi senza un’informazione garantita compiutamente [24]. Svolge una molteplice funzione la necessità di informare il soggetto sottoposto ad un procedimento penale, [continua ..]

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NOTE

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