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Impedimento dell'imputato a partecipare al processo e potere valutativo del giudice

di Pasquale Ventura, Avvocato

La cassazione ha consolidato il principio secondo il quale il giudice deve valutare lo stato di infermità fisica dell’im­putato, quale causa di legittimo impedimento, tenendo conto delle implicazioni psico-fisiche che ne derivano; perché se costui non è in grado di partecipare al suo processo in condizioni di lucidità mentale, il diritto costituzionalmente garantito all’autodifesa risulta compromesso. La questione affrontata con la presente nota riguarda l’ampio potere riconosciuto al giudice di valutare l’incidenza della malattia sulla possibilità per l’imputato di partecipare al processo; e si propone una soluzione che, limitando tale potere, garantisce maggiormente la celebrazione delle udienze con la presenza dell’imputato.

PAROLE CHIAVE: diritto di difesa - infermità mentale e fisica - legittimo impedimento a comparire

Defendant’s hindrance to appear in the process and the assessment power of the judge

Supreme Court of cassation consolidated the principle according to which the judge must assess the defendant’s physical illness, as a cause of legitimate hindrance, taking into account the psycho-physical implications that derive from it; because if he is unable to participate in his trial in conditions of mental clarity, the constitutionally guaranteed right to self-defense is compromised. The issue addressed with this note concerns the broad power granted to the judge to assess the impact of the disease on the defendant’s possibility to participate in the trial; and a solution is proposed which, by limiting this power, ensures more the celebration of the hearing with the defendant’s presence.

L’infermità psico-fisica dell’imputato come causa di legittimo impedimento a partecipare al processo

L’impedimento dell’imputato a comparire all’udienza per ragioni di salute non va intesa in senso esclusivamente meccanicistico, come impedimento ad essere presente fisicamente nel procedimento, ma come ostacolo alla sua partecipazione attiva e cosciente alla vicenda processuale che lo coinvolge; invero, la garanzia sottesa all’esercizio del diritto di (auto)difesa comporta che l’imputato sia in grado di presenziare al processo a suo carico come parte attiva, al fine di poter esercitare concretamente i diritti e le facoltà di cui è titolare.

[Omissis]

RITENUTO IN FATTO

  1. La Corte di appello di Napoli, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, ha confermato la sentenza con cui G.M. è stata condannata per i reati di truffa - limitatamente alle condotte commesse successivamente al (OMISSIS) - e di peculato.

Dalle sentenze di merito si evince che l’imputata: a) era titolare di una agenzia di pratiche automobilistiche a cui, nel corso del tempo, numerose persone si erano rivolte per effettuare il pagamento della tassa automobilistica regionale (bollo); b) era solita riferire ai clienti di non poter rilasciare, a causa della interruzione provvisoria del collegamento telematico, la ricevuta "ufficiale" del pagamento, cioè quella stampata dal sistema, ma solo una ricevuta informale, compilata manualmente; c) non eseguiva il pagamento della tassa e di ciò i clienti si accorgevano solo successivamente; d) era stata autorizzata dalla Regione Campania alla riscossione delle tasse automobilistiche dal (OMISSIS).

Sulla base di tali presupposti, i Giudici di merito hanno ritenuto di ricondurre al reato di peculato le condotte commesse nell’arco temporale in cui G. era stata autorizzata alla riscossione delle tasse, mentre per quelle antecedenti e successive si è ritenuto perfezionato il reato di truffa.

  1. Ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputato articolando quattro motivi.

2.1. Con il primo si lamenta violazione di legge e vizio di motivazione quanto agli artt. 420 ter-178 c.p.p.

L’imputata avrebbe presentato nel corso delle udienze celebrate nel giudizio di appello specifica certificazione medica attestante la esistenza di un legittimo impedimento a comparire, derivanti dalla recidiva di una grave patologia neoplasica, che già in precedenza l’aveva costretta a sottoporsi ad un intervento chirurgico e che la costringeva a cure invasive.

In particolare, all’udienza del 12/06/2019 la Corte, a seguito della documentazione prodotta, aveva disposto un accertamento sulle condizioni fisiche della imputata, all’esito del quale il medico aveva attestato che G., affetta da postumi di chemioterapia si trovava in una condizione clinica che consentiva "il trasporto a mezzo ambulanza".

Secondo la ricorrente, la Corte, in ragione della verifica medica compiuta, avrebbe dovuto disporre il rinvio del processo e l’udienza sarebbe stata nulla.

2.2. Con il secondo motivo si lamenta violazione di legge e vizio di motivazione quanto al giudizio di penale responsabilità.

2.3. Con il terzo motivo si deduce violazione di legge e vizio di motivazione quanto al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.

2.4. Con il quarto motivo si lamenta violazione di legge e vizio di motivazione quanto al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti previste dall’art. 323 bis c.p. e art. 62 c.p., n. 4; l’imputata avrebbe posto in essere numerose condotte illecite ma tutte aventi ad oggetto appropriazioni di valore economico limitato.

CONSIDERATO IN DIRITTO

  1. Il ricorso è fondato quanto al primo assorbente motivo.
  2. Dagli atti emerge che:

- l’udienza del 1/04/2019 fu rinviata per legittimo impedimento dell’imputata, che aveva presentato la propria cartella clinica ed ulteriore documentazione, comprovante come la stessa, affetta da esiti di intervento di glioblastoma, fosse stata sottoposta a chemioterapia per la quale necessitava di alcuni giorni di riposo;

- non diversamente, anche l’udienza del 6/06/2019, a seguito di ulteriore documentazione medica, fu rinviata per le stesse ragioni;

- all’udienza del 12/06/2019 l’imputata produsse certificazione medica del (OMISSIS) con cui veniva attestato che, a seguito di un ulteriore visita a domicilio, le erano stati prescritti cinque giorni di riposo assoluto "assieme a terapia medica, per effetti collaterali di chemioterapia";

- per ragioni formali, la Corte di appello dispose un accertamento domiciliare al cui esito il Dott. C., medico della Polizia di Stato, attestò che l’imputata presentava una "condizione clinica che consente il trasporto a mezzo ambulanza".

Sulla base di tali presupposti la Corte di appello ritenne non sussistente il legittimo impedimento a rigettò la richiesta di rinvio, celebrando il processo.

  1. La Corte di cassazione ha in molteplici occasioni chiarito che l’assoluta impossibilità a comparire derivante da infermità fisica non va intesa in senso esclusivamente meccanicistico, come impedimento materiale che risulti superiore a qualsiasi sforzo umano, prescindendo cioè dalle condizioni psico-fi­siche in cui versa l’imputato, in quanto la garanzia sottesa all’esercizio del diritto di difesa comporta che l’imputato sia in grado di presenziare al processo a suo carico come parte attiva della vicenda che lo coinvolge (Sez. 5, n. 15646 del 05/02/2014, Coviello, Rv. 259841; Sez. 3, n. 6357 del 16/10/2018, Santi, Rv. 275000).

La Corte di appello non ha fatto corretta applicazione del principio indicato.

In una fattispecie come quella in esame, non è innanzitutto chiaro perché la stessa situazione che aveva giustificato il rinvio delle udienze dell’1/04/2019 e del 06/06/2019 fu ritenuta non idonea a configurare il legittimo impedimento per la successiva udienza del 12/06/2019.

Sotto altro profilo, in una situazione ampiamente comprovata documentalmente, non è stato spiegato perché il mero fatto che l’imputata potesse raggiungere in ambulanza il Tribunale - circostanza, questa, già di per sé rivelatrice del precario stato di salute della stessa - potesse garantire, nonostante la perdurante e obiettivamente grave situazione psicofisica che la stessa Corte di appello ben conosceva, che G. fosse in condizioni di partecipare attivamente al processo.

Lo "sforzo" che alla G. fu ingiustificatamente richiesto di compiere era inesigibile perché in contrasto con due principi fondamentali del nostro ordinamento: quello del diritto alla salute, che implica la impossibilità di imporre al malato stress psicofisici tali da poter aggravare le condizioni di salute o provocare sofferenze apprezzabili;

quello del diritto di difesa, esplicabile solo in condizioni di lucidità mentale che non siano compromesse da patologie rilevanti.

La nozione di "intervento dell’imputato" non può essere restrittivamente intesa nel senso di mera presenza fisica nel procedimento, ma come partecipazione attiva e cosciente alla vicenda processuale dell’imputato, al quale deve garantirsi l’effettivo esercizio dei diritti e delle facoltà di cui lo stesso è titolare.

Ne consegue che l’udienza del 12/06/2019 fu irritualmente celebrata, perché il processo avrebbe dovuto essere rinviato per il legittimo impedimento dell’imputato.

Ne deriva che, a causa della nullità vetrificatasi, la sentenza deve essere annullata con rinvio per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte di appello di Napoli.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte di appello di Napoli.

 

Corte di Cassazione, sez. VI, sent. 8 settembre 2020, n. 25424

Pres. Fidelbo; Rel. Silvestri

Sommario:

1. Il diritto costituzionale dell’imputato di partecipare al processo - 2. L’assoluta impossibilità a comparire - 3. La malattia come causa di legittimo impedimento - 4. La valutazione dell’impedimento per cause di salute - NOTE


1. Il diritto costituzionale dell’imputato di partecipare al processo

L’art. 24, comma 2, Cost., con il dichiarare il diritto di difesa inviolabile in ogni stato e grado del procedimento, assicura all’imputato tutti i diritti, poteri e facoltà, il cui esercizio deve ritenersi necessario o anche solo utile a tale soggetto al fine di fargli ottenere la conclusione del processo penale a lui più favorevole, cioè il riconoscimento della sua innocenza o, in caso di ritenuta responsabilità, la condanna alla sanzione meno grave [1]. La norma suddetta non enumera le situazioni giuridiche favorevoli che devono ritenersi comprese nel diritto di difesa e tutelate costituzionalmente con la garanzia di questo [2]; del resto, un elenco di tali situazioni non potrebbe essere definito una volta per tutte, giacché ove «l’esperienza dimostrasse e la coscienza collettiva riconoscesse la necessità o utilità, ai fini di una più efficace tutela delle ragioni dell’imputato, di un qualsiasi nuovo diritto, potere o facoltà, anche questo dovrebbe immediatamente dirsi garantito dall’art. 24 comma 2 Cost.» [3]. Un notevole contributo alla determinazione del contenuto del diritto di difesa è stato fornito dalla Corte costituzionale, la quale, dopo un primo orientamento teso ad affermare l’identità fra diritto di difesa e difesa tecnica [4], ha progressivamente posto l’accento sulla necessaria presenza dell’imputato [continua ..]

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2. L’assoluta impossibilità a comparire

L’ordinamento processuale penale disciplina la situazione dell’imputato che intenda partecipare al processo per esercitare il diritto di autodifesa [28], ma sia impossibilitato a comparire; in questo caso, qualora risulti che l’assenza è dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento (art. 420-ter c.p.p.), il giudice dispone il rinvio del processo. Secondo l’orientamento maggiormente condiviso [29] l’impossibilità a comparire può definirsi assoluta quando, per superarla, sarebbero necessari costi e sacrifici che non è ragionevole pretendere dall’impu­tato [30]. Il requisito dell’assolutezza non va inteso in senso naturalistico, cioè come un ostacolo materiale superiore a qualsiasi sforzo umano, né come impossibilità oggettiva, che prescinda dalle caratteristiche intellettive e fisiche dell’imputato [31]. La giurisprudenza sul punto ha assunto una posizione rigorosa, ritenendo assolute soltanto le situazioni che rendono vano qualsiasi sforzo umano per superarle [32]. Inoltre la causa dell’impossibilità a partecipare all’udienza deve essere “attuale” [33], cioè deve sussistere al momento dell’udienza alla quale l’imputato è stato citato, non potendo essere integrata da un evento futuro ed [continua ..]

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3. La malattia come causa di legittimo impedimento

Tra le “altre” cause di legittimo impedimento, che possono determinare l’assoluta impossibilità a partecipare all’udienza, rientra la malattia dell’imputato. Costituisce ius receptum il principio secondo cui l’impedimento a comparire derivante da infermità fisica non va inteso in senso esclusivamente meccanicistico, come impedimento materiale per l’imputa­to ad essere presente all’udienza, ma come ostacolo all’esercizio del diritto di autodifesa in condizioni di lucidità mentale [45]. Ciò significa che l’imputato deve essere cosciente e sereno nel partecipare al processo a suo carico, in modo da comprendere le accuse mosse e interagire come parte attiva della vicenda che lo coinvolge; quindi, anche ove si riesca ad ottenere la sua presenza fisica [46], ma non se ne accerti o assicuri la partecipazione attiva, si determina un impedimento a comparire. Questo orientamento trae ispirazione dalla giurisprudenza costituzionale, secondo cui la garanzia del diritto di autodifesa “comporta la necessità che l’imputato sia in grado non solo di essere fisicamente presente, se lo ritiene, al processo, ma anche di partecipare in modo consapevole e attivo alla vicenda processuale”; e qualunque stato di infermità, “non solo una malattia definibile in senso clinico come psichica, renda non sufficienti o non utilizzabili le facoltà mentali [continua ..]

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4. La valutazione dell’impedimento per cause di salute

La decisione in esame offre lo spunto per svolgere alcune considerazioni sul potere del giudice di valutare la legittimità dell’impedimento per ragioni di salute. Il punto di partenza per la verifica giurisdizionale è rappresentato dalla certificazione medica prodotta dall’imputato, necessaria per documentare la malattia e giustificare la richiesta di rinvio dell’udi­enza. Nulla quaestio se la natura dell’infermità indicata nel certificato e l’incidenza di questa sulla concreta possibilità per l’imputato di presentarsi al processo, risultino provate con certezza [48] oppure nessuna prova sia stata fornita al riguardo [49]; il giudice, nel primo caso, dispone il rinvio dell’udienza e, nel secondo, procede in assenza dell’imputato. Il problema si pone allorché l’impedimento per ragioni di salute non sia dimostrato in modo certo, ma appaia solo probabile. La dottrina [50] sostiene che il giudice, nel dubbio sulla fondatezza delle ragioni che hanno impedito all’imputato di comparire in udienza, ha il dovere di attivarsi d’ufficio per acquisire la prova certa del­l’impedimento, mediante il ricorso alla perizia o ad attività non formale di consulenza tecnica [51]; quindi sull’imputato graverebbe un mero onere di “allegazione” dell’impedimento. A fondamento di questa interpretazione si invocano ragioni di [continua ..]

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NOTE

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