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Ineffettività e incompletezza di un sistema sanzionatorio superato

di V. Nico D’Ascola, Professore ordinario di Diritto penale - Università degli studi di Reggio Calabria

L’arsenale sanzionatorio italiano denota una estrema povertà. Si regge quasi del tutto sulla pena detentiva e carceraria. Le stesse misure alternative sono prevalentemente di tipo carcerario. Ciò basta a spiegare il drammatico fenomeno del sovraffollamento carcerario e la impossibilità di risolverlo se il legislatore non avrà il coraggio di puntare anche su pene principali non carcerarie. Così tra l’altro invertendo la radicata tendenza a scaricare il problema sanzionatorio sulla fase della esecuzione penale. Tuttavia i segnali non sembrano incoraggianti. Una timida riforma avviata con la l. delega n. 67/2014 non ha trovato attuazione.

PAROLE CHIAVE: sovraffollamento carcerario - certezza della pena - pene detentive

Ineffectiveness and incompleteness of an outdated penalty system

The Italian sanctioning arsenal denotes great poverty. It is based almost entirely on the imprisonment and prison sentences. The alternative measures themselves are predominantly of prison type. This is enough to explain the dramatic phenomenon of prison overcrowding and the impossibility of solving it if legislator does not have the courage to also focus on main non-prison penalties. Thus, among other things, reversing the deep-rooted tendency to unload penalty problem on the criminal execution phase. However, the signs do not seem encouraging. A timid reform initiated with the delegated law no. 67/2014 has not been implemented.

Sommario:

1. La povertÓ del nostro arsenale sanzionatorio e le misure alternative carcerarie - 2. La necessitÓ di ricorrere a pene principali alternative - 3. Il malinteso mito della certezza della pena - 4. Misure alternative carcerarie e razionalitÓ del sistema penale - 5. Una questione di compatibilitÓ - 6. Diritto penale alluvionale e depenalizzazione - NOTE


1. La povertÓ del nostro arsenale sanzionatorio e le misure alternative carcerarie

Quando si parla di “povertà dell’arsenale sanzionatorio” ci si vuol riferire alla natura quasi esclusivamente detentiva, per di più carceraria, delle pene previste dal nostro sistema penale [1]. L’inadegua­tezza dell’arsenale sanzionatorio italiano costituisce una causa - non l’unica - del sovraffollamento carcerario e quindi di tutte le disfunzioni che conseguono a questa cronica emergenza [2]. Naturalmente assume pure rilievo, data l’efficacia della quale è dotata, la dimensione alluvionale - dal tasso di crescita peraltro inarrestabile - del diritto penale, che oggi si presenta anche con un’im­pronta ”populista” [3]. Né - in un quadro così delineato - può trascurarsi di considerare la esclusiva titolarità del potere punitivo in capo alla magistratura ordinaria come causa disfunzionale del sistema. Circostanza che spiega la tenace resistenza all’attuazione di una vera depenalizzazione. Ossia di una depenalizzazione finalmente coraggiosa. Resistenza che sinora ne ha garantito l’inviolabilità, malgrado sia evidente che il confine tra diritto penale e diritto amministrativo punitivo è mobile, non ha alcuna base ontologica ed è rimesso alla libera valutazione del legislatore. Il sistema sanzionatorio continua dunque ad essere centrato sulla pena detentiva quale sua esclusiva risorsa punitiva. Il diritto penale [continua ..]

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2. La necessitÓ di ricorrere a pene principali alternative

Già questa ultima constatazione dimostra molto più di ogni altro ragionamento perché la questione carceraria sia a tutt’oggi irrisolta. E così sarà se il legislatore non deciderà di cambiare rotta investendo anche su pene (principali) alternative non carcerarie. È ovvio infatti che l’unico modo per uscire dalla logica del carcere quale unica soluzione punitiva di tipo penalistico deve comportare il ricorso a modelli sanzionatori che già a monte lo escludano. Purtroppo, contro ogni aspettativa, i tempi si sono rivelati ancora immaturi, se è vero che una timida riforma in tale direzione, tentata con la l. delega n. 67/2014, non ha trovato attuazione nel corso della passata legislatura, lasciando il sistema punitivo invariato. Avviene così che le pene principali siano quasi tutte privative della libertà personale in carcere e le misure alternative restino riservate all’oscuro e nuovo protagonista del sistema punitivo, costituito dal processo di sorveglianza. A quest’ultimo si accede - così generando una vera e propria duplicazione - soltanto dopo che si è formato il giudicato penale a seguito della conclusione del processo di cognizione. Ne viene fuori un sistema pletorico, dai tratti contraddittori. Da un lato, sul versante del diritto penale sostanziale un legislatore sempre più pressato dalla pubblica opinione - talvolta da Lui stesso in tal direzione [continua ..]

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3. Il malinteso mito della certezza della pena

Ma non basta: le misure alternative penitenziarie sono frequentemente indicate - sia pure in contesti fortemente interessati alla esasperazione politica di questi temi - come causa di una persistente e profonda sensazione di insicurezza dei cittadini. Sempre in argomento, sia pure in maniera del tutto inappropriata, si evoca anche il tema della certezza della pena della quale a gran voce si evidenzia la ormai definitiva compromissione. Da tutto ciò, sia pure in maniera manifestamente artificiosa, si fa discendere l’aumento di una criminalità descritta come ormai non arginabile. Al riguardo è invece indiscutibile che la certezza della pena - che significa certezza della punizione in caso di violazione del precetto penale - è cosa ben diversa dalla modificazione della durata della pena medesima nel corso della sua esecuzione [7]. Se ciò è vero, vi è tuttavia da osservare che il terreno sul quale ci muoviamo è estremamente delicato e poco incline a recepire le raffinate distinzioni della dogmatica penalistica. È anche per questa ragione che il penalista, nel giudicare la complessiva razionalità del sistema e i suoi effetti, non può trascurare di analizzare la realtà, sia pure senza rinunciare alla necessità di orientarla in direzione dei principi. Non è poi sbagliato tenere in conto le strumentalizzazioni alle quali l’attuale sistema è esposto, data [continua ..]

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4. Misure alternative carcerarie e razionalitÓ del sistema penale

Per ciò che riguarda infine la razionalità dell’ordinamento penale, le misure alternative penitenziarie sono accusate di generarne l’ineffettività, dato che il processo di sorveglianza è additato come la fase nella quale si disfa quanto il giudice della cognizione ha definitivamente accertato. Le misure in oggetto, del resto, hanno perpetuato la logica centrata sul carcere e per di più non hanno inciso - né potevano farlo - sui tempi di celebrazione e sull’enorme numero dei processi penali. In direzione del tutto opposta, sia pure qui evidenziando alcune tra le innumerevoli sfaccettature che si colgono in una situazione così complessa, giova notare che le misure alternative penitenziarie hanno il grande merito di avere eliminato gli insopportabili effetti criminogeni delle carcerazioni di breve durata, hanno ridotto il peso della popolazione carceraria, hanno efficacemente contribuito alla difficile ma necessaria opera di gestione delle carceri, ed hanno finalmente concretizzato il principio costituzionale di rieducazione [10]. A fronte di tutto ciò ci si deve chiedere se risultati positivi ben più consistenti per l’intero sistema penale avrebbero potuto essere raggiunti ricorrendo a pene principali alternative (detentive e non carcerarie), non soltanto applicate dal giudice nel corso del giudizio, ma per di più dotate di sufficiente e proporzionata afflittività, [continua ..]

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5. Una questione di compatibilitÓ

Dal quadro così tracciato emerge come le misure alternative penitenziarie e le pene principali non carcerarie non corrano il rischio di sovrapporsi e al contrario potrebbero cooperare in un sistema penale nel quale le seconde, pur escludendo la soluzione carceraria, manterrebbero l’afflittività di una sanzione meglio costruita sul tipo di illecito, garantendo anche la effettiva esecuzione del giudicato. Oltretutto, proprio perché non carcerarie, le pene alternative per definizione non pongono alcun problema di misure alternative alla loro esecuzione. Concludo insistendo sul punto. Le misure alternative carcerarie si inseriscono più armonicamente nel sistema penale solo a condizione che quest’ultimo sia munito anche delle pene alternative. Ideale sarebbe stato pertanto un intervento legislativo a “due livelli”. Misure alternative e pene principali alternative, da differenziare in relazione ai reati ai quali devono essere destinate e alla fase processuale nella quale devono essere applicate. Né la determinazione della loro durata implicherebbe interventi di particolare complessità. Basterebbe infatti ricorrere a clausole di conversione inserite nella parte generale del codice le quali assumano la pena detentiva quale parametro dal quale ricavare la durata della pena principale alternativa. Soluzione, questa, che non soltanto consentirebbe di lasciare invariate le pene attualmente prevedute per i singoli reati, [continua ..]

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6. Diritto penale alluvionale e depenalizzazione

È ovvio però che i gravi problemi di un diritto penale alluvionale che produce quantità ingestibili di processi - vicenda questa anch’essa complementare rispetto al problema del sistema punitivo - impone il ricorso ad una depenalizzazione significativa e finalmente dotata di effettività [13]. Sul punto si deve essere chiari. Perché la depenalizzazione produca effetti tangibili si deve rinunziare al dogma della esclusiva titolarità del potere sanzionatorio in capo alla magistratura ordinaria. Riesce infatti difficile negare che l’attuale sistema punitivo, nella sua prevalenza, sia affidato alla magistratura ordinaria, per taluni reati sia divenuto simbolico, legittimando l’amara formula “il processo come pena”. Occorrerebbe quindi trasferire ai rappresentanti dell’amministrazione dello Stato già dotati di poteri punitivi competenze attualmente riservate all’autorità giudiziaria, ovviamente con i dovuti adattamenti. Poteri da esercitarsi a mezzo di procedimenti sufficientemente garantiti, ma molto meno formalizzati e quindi molto più rapidi del processo penale, assoggettati però alle garanzie che l’art. 111 Cost. riserva ad “ogni processo”. La necessaria linea di confine tra il processo penale e quello amministrativo punitivo dovrebbe poi essere costituita dalla libertà personale. Nel senso che la compromissione di questo ultimo bene di [continua ..]

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NOTE

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