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Corte europea dei diritti dell'uomo

di Francesco Trapella

Equità processuale e contraddittorio

(Corte e.d.u., 27 ottobre 2020, Ayetullah A.Y. c. Turchia)

La Corte strasburghese torna sull’equità processuale quale presupposto di correttezza dei rapporti tra le parti e il giudice.

Il caso è abbastanza lineare: il ricorrente era condannato alla pena più severa tra quelle previste dal­l’ordinamento turco - l’ergastolo senza possibilità di accedere alla libertà condizionale - per associazione al PKK e per un tentato attacco dinamitardo durante una pubblica parata.

Egli lamentava una serie di violazioni dell’art. 6 CEDU, occorse nel volgere delle indagini e del successivo processo: inizialmente veniva prelevato dalla polizia per presenziare alla perquisizione del pro­prio domicilio ed era impossibilitato al colloquio con il difensore; poi, all’esito di attività ispettive mai convalidate dal giudice, veniva rinvenuto un telefono cellulare che, al giudizio, si rivelava prova decisiva; ancora, a seguito di una perquisizione personale in carcere - la cui videoregistrazione non era prodotta alla corte, poiché smarrita - erano recuperati appunti utili ad attribuirgli le responsabilità dei reati in imputazione; peraltro, nonostante l’istanza di un esame grafologico per accertare la paternità di quegli scritti, il tribunale negava la possibilità di una comparazione tra i materiali sequestrati ed ulteriori campioni grafici.

Il numero elevato e la gravità delle infrazioni al parametro convenzionale rendevano impossibile per l’istante contestare in maniera efficace la tesi accusatoria; lo sbilanciamento in favore di quest’ultima conduceva alla condanna.

La pronuncia in nota - secondo la quale i giudici turchi sarebbero venuti meno al dovere di garantire un processo giusto - si presta ad alcune preliminari riflessioni su quel concetto di equità che traluce proprio dall’art. 6, par. 1, CEDU.

È noto, anzitutto, come il ruolo della Corte europea sia diverso da quello dei giudici interni: essa è controllore del caso concreto ed è chiamata ad esaminare non tanto le regole processuali dei vari Paesi o la rispondenza di un singolo atto ad esse, quanto, piuttosto, la loro tenuta in rapporto al modello convenzionale e, quindi, il modo in cui un giudizio possa dirsi, nella sua globale [continua ..]

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