La fragilità della persona nel processo penale

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Salute mentale e detenzione: profili processuali e problematiche applicative

di Lidia Castellucci

Con la sentenza della Corte costituzionale n. 99 del 2019 si è compiuto un enorme passo in avanti nella tutela effettiva della salute delle persone affette da problemi di malattia mentale detenute nelle nostre carceri, in particolare delle persone detenute con problematiche psichiatriche sopravvenute durante la detenzione. Difatti, prima del­l’intervento della Consulta, i “rei folli” con residuo di pena da espiare superiore ai quattro anni potevano aspirare unicamente alla cura in regime carcerario.

Con il presente lavoro si intende ripercorrere sinteticamente alcune delle diverse implicazioni processuali delle possibili manifestazioni dei disagi mentali, prendendo le mosse proprio dai principi affermati dalla Corte costituzionale.

PAROLE CHIAVE: ordinamento penitenziario - detenzione - salute mentale - garanzie detenuti

On mental health and on detention: procedural aspects and their application challenges

As a consequence of the decision of the Constitutional Court n. 99/2019, the set of rules made a major step forward in protecting people affected by mental health diseases while detained in our prisons, more in detail of people affected by psychiatric problems suddenly developed during imprisonment. As a matter of fact, before the Constitutional Court’s decision, the “deranged criminals”, who had to expiate a residual sentence exceeding four years, could aspire to be cured only within the prison regime.

The present work wants to retrace briefly the various procedural implications related to the different expressions of mental disorders, taking the cue right from the principles stated by the Constitutional Court.

La Corte costituzionale e le garanzie dei detenuti affetti da patologia psichiatrica sopravvenuta

Il caso sottoposto all’attenzione del Giudice delle leggi era quello di un detenuto, con pena residua superiore ai quattro anni, che si era visto respingere dal Tribunale di Sorveglianza di Roma la richiesta di differimento della pena per grave infermità ai sensi dell’art. 147 c.p., in ragione del fatto che la suddetta norma era applicabile solo ai casi di grave infermità fisica, mentre il richiedente risultava affetto da “grave disturbo misto di personalità, con predominante organizzazione border line in fase di scompenso psicopatologico”. La Corte di Cassazione, che ha promosso il giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 47-ter, comma 1-ter, l. 26 luglio 1975, n. 354, si interrogava sull’applicabilità dell’art. 148 c.p. o di altre forme alternative alla detenzione in carcere, per i casi di infermità psichica sopravvenuta alla condanna, per tale intendendosi una malattia mentale che, pur cronica o preesistente al reato, non sia stata considerata influente sulla capacità di intendere e di volere nel corso del giudizio penale dal quale è scaturita la condanna definitiva, oppure sia stata accertata o sia effettivamente insorta durante la detenzione. Ciò in quanto, a seguito degli [continua ..]

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