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Rassegna bibliografica

di Marilena Colamussi

F. ALVINO-D. PRETTI, UDIENZA PRELIMINARE E PROCEDIMENTI SPECIALI.LEGISLAZIONE E GIURISPRUDENZA ALLINDOMANI DELLA RIFORMA ORLANDO E DEI DECRETI ATTUATIVI, TORINO, GIAPPICHELLI, 2019, PP. 1-496

Il volume delinea il volto inedito dell’udienza preliminare e dei procedimenti speciali derivante dall’introduzione della legge 23 giugno 2017, n. 103 (c.d. Riforma Orlando) e dei relativi decreti di attuazione. La ricerca dei nuovi assetti della disciplina è corredata da un’ampia rassegna giurisprudenziale tesa ad affrontare e risolvere i numerosi dubbi interpretativi e applicativi, sorti all’indomani delle ultime riforme.

La disciplina dell’udienza preliminare viene esaminata affrontando tutti i possibili risvolti problematici che emergono sul terreno del diritto applicato, suggerendo le soluzioni più adatte e collaudate in sede giurisprudenziale. Parimenti, i singoli procedimenti speciali sono illustrati nei diversi snodi processuali, dalla fase in cui si innestano, per seguirne gli sviluppi,gli epiloghi e il complesso regime delle impugnazioni.

G. BELLUCCI, IL PATROCINIO A SPESE DELLO STATO, TORINO, GIAPPICHELLI, 2019, PP. 1-224.

Il volume offre una panoramica completa sull’istituto del patrocinio a spese dello Stato, partendo dal testo unico n. 115/2002, che ha riordinato la disciplina di carattere generale, per giungere fino alla legge n. 132/2018, passando attraverso le interpolazioni normative intermedie tese ad estendere le garanzie di effettività del diritto di difesa a categorie inedite di soggetti (es.: extracomunitari o vittime del terrorismo). L’Autore delinea puntualmente l’ambito oggettivo e soggettivo di applicazione del patrocinio a spese dello Stato, diversificandone i contenuti a seconda delle sfere processuali di riferimento.

La trattazione affronta tutte le fasi del procedimento muovendo dall’istanza di ammissione, senza trascurare le vicende incidentali di revoca e opposizione, per giungere alla fase di liquidazione dei compensi. Particolare attenzione è dedicata alla disciplina del patrocinio a spese dello Stato nell’ambito del processo penale, del processo tributario e nei casi particolari in cui il beneficiario può essere lo straniero destinatario di un provvedimento di espulsione o nelle cause transfrontaliere.

D. CURTOTTI-L. SARAVO (A CURA DI), MANUALE DELLE INVESTIGAZIONI SULLA SCENA DEL CRIMINE. NORME, TECNICHE, SCIENZE, LOGICA, TORINO, GIAPPICHELLI, 2019, PP. 1-1120

La seconda edizione del “Manuale delle investigazioni sulla scena del crimine” nasce come evoluzione di un percorso frutto di riflessioni sul tortuoso ingresso della prova scientifica nel processo penale.

Significativi i passi avanti fatti, specie in sede giurisprudenziale, per colmare le lacune normative evidenziate nel primo studio, con riferimento ai protagonisti delle indagini preliminari privi degli strumenti e delle competenze tecniche utili alla ricerca e individuazione delle fonti di prova scientifica.

«Il diritto processuale penale, con i suoi principi e le sue regole, e le scienze, con i loro metodi e i loro statuti, hanno trovato punti di sovrapposizione condivisi, in vista di una ri-costruzione affidabile del fatto di reato». In questa prospettiva, i Curatori presentano la nuova versione dello studio che, intersecando gli altalenanti orientamenti giurisprudenziali, gli errori investigativi, le perplessità espresse in sede dottrinale, ricerca ed elabora nuove convergenze per ricavare dalla “scena del crimine” elementi probatori, selezionati scientificamente, con rigore logico e sofisticati strumenti tecnologici, per giungere alla verità processuale.

Resta aperto il problema della trasmigrazione di queste fonti di prova scientifica durante il dibattimento, laddove sembra pregiudicato il contradditorio “per” la prova che, invero, risulta già formata nella fase anteriore senza le garanzie che connotano il “giusto processo”.

Ma a monte, la nota dolente è insita nella fase originaria delle investigazioni tecnico-scientifiche, tutt’ora prive di un apparato normativo di garanzie, che, comunque, non impedisce ai risultati di accedere alla fase dibattimentale attraverso il meccanismo degli “atti irripetibili”. Compete al giudice l’onere di valutare l’attendibilità della prova scientifica, del metodo e delle cautele adottate nella rilevazione, nonché del margine “umano” di errore nei risultati, che devono superare ogni ragionevole dubbio nel verdetto finale.

Il volume osserva la scena del crimine, nei dettagliati profili concernenti: i rilievi e gli accertamenti, le ispezioni e le perquisizioni, anche dal punto di vista delle investigazioni difensive sulle tracce del reato, con particolare approfondimento rivolto all’analisi logica, alla fase del primo intervento e a quella CSI. Inediti i riferimenti alle investigazioni scientifiche in scenari complessi come l’ambiente acquatico, quello incendiario, o degli scavi forensi per il recupero corretto dei resti umani.

C. DE ROBBIO, IL CONTRADDITTORIO, POTERI E OPPORTUNITÀ DELLA DIFESA NEL PROCEDIMENTO PENALE, MILANO, GIUFFRE FRANCIS LEFEBVRE, 2018, PP. X-438.

Lo studio si interroga sulla effettiva centralità del “contraddittorio” nel processo penale. Il principio costituzionalmente consacrato da quasi vent’anni sembra trovare rigoroso riscontro in sede dibattimentale, mentre fondate riserve persistono con riferimento alla fase delle indagini preliminari. Muovendo da questa premessa, il volume ripercorre “vivisezionando” ogni segmento in cui si snoda la fase investigativa prodromica all’esercizio dell’azione penale, allo scopo di individuare gli spazi di garanzia o di preclusione della regola del confronto dialettico tra accusa e difesa, su basi di parità giuridica.

Il punto di osservazione del principio cardine del rito penale si estende anche ai ruoli posti in essere dalle parti accessorie, nonché al graduale riconoscimento della posizione della persona offesa dal reato, sempre più coinvolta e destinataria di atti garantiti come l’informazione di cui all’art. 90-bis c.p.p., o la comunicazione dell’evasione e della scarcerazione dell’imputato (art. 90-ter c.p.p.).

Il contraddittorio è “messo alla prova” anche in relazione ai riti alternativi, laddove il bilanciamento degli interessi in gioco spesso ne comporta il sacrificio, non senza ritorni utili in termini di definizione anticipata del procedimento sulla cui effettività e solidità la riflessione si sofferma.

P. FELICIONI-A. SANNA (A CURA DI), CONTRASTO A VIOLENZA E DISCRIMINAZIONE DI GENERE. TUTELA DELLA VITTIMA E REPRESSIONE DEI REATI, MILANO,GIUFFRÈ FRANCIS LEFEBVRE, 2019, PP. XVI-384.

Lo studio affronta le delicate questioni connesse con la violenza contro le donne, intesa in tutte le sue sfumature, non solo fisica ma anche nel senso di discriminazione di genere, posta in essere in ogni contesto sociale, dalla sfera più intima (familiare e parafamiliare) a quella pubblica (luoghi di lavoro o di relax), negli ambienti - reali o virtuali - nei quali si estrinseca la personalità femminile.

La trattazione si snoda in due parti; la prima dedicata ai profili di natura sostanziale, in cui si delineano le fattispecie criminose, e la seconda focalizzata sull’accertamento processuale delle ipotesi di reato, completata da una particolare attenzione rivolta ai rimedi di natura extra-processuale che attingono al paradigma ripartivo per risolvere il conflitto generato dal reato.

Fenomeni diffusi, come lo stalking, i maltrattamenti in famiglia, la violenza domestica, vengono affrontati non solo dal punto di vista criminologico, ma anche dall’inedito angolo visuale dell’indagine statistica, per evidenziare quanto “sommerso” c’è nella cultura dominata dal timore che la denuncia del fatto di reato possa generare ulteriore violenza.

D’altro canto, sul terreno delle garanzie processuali, il legislatore negli ultimi tempi è stato quanto mai attivo, predisponendo un arsenale di misure che operano sia in fase di accertamento dell’ipotesi criminosa, a tutela della vittima particolarmente vulnerabile (ad es. mediante l’“ascolto protetto”), sia in fase cautelare, attraverso misure restrittive della libertà personale concepite ad hoc per porre rimedio a fenomeni criminali connessi con la violenza di genere. Tutto questo anche per dare attuazione concreta alle indicazioni provenienti dalla Convenzione di Istabul e dalla Direttiva 29/12/UE del Parlamento europeo.

Quanto, poi, alla ricerca delle risposte ideali per fronteggiare la categoria dei reati in questione, nuove prospettive sono riconducibili alle modalità di giustizia ripartiva, che incontrano una crescente diffusione nel panorama internazionale e, attraverso la riconciliazione tra autore del reato e vittima, permettono di recuperare gli equilibri relazionali minati dalla condotta antigiuridica. L’assunto si traduce in “buone pratiche” messe a punto da associazioni a tutela delle donne, che si propongono di apprestare solidarietà, sostegno e protezione immediata, e che affiancano l’attività investigativa delle procure, in una forma di collaborazione sinergica, accomunata dall’intento di contrastare la violenza di genere.


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