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L´impresa criminale tra sequestro preventivo e sistema 231

di Gianluca Gentile, Professore associato di Diritto penale - Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa”

La Cassazione ritiene legittimo il sequestro preventivo disposto nei confronti delle quote e di tutti i beni aziendali di due società, perché sarebbe stato impossibile isolare le cose strumentali alla commissione dei reati da quelle funzionali allattività imprenditoriale lecita. LA. ricostruisce levoluzione giurisprudenziale in materia, individua gli strumenti giuridici che consentono di contemperare la prevenzione dei reati con la prosecuzione dellattività economica e ragiona sui rapporti tra il d.lgs. 231 del 2001 e il sequestro preventivo.

The criminal enterprise between preventive seizure and 231 sistem

The Supreme Court considers legitimate the preventive seizure ordered against the shares and all the company assets of two companies, because it would have been impossible to isolate the things instrumental to the commission of crimes from those functional to the lawful entrepreneurial activity. The author reconstructs the evolution of the case-law, identifies the legal instruments that allow the prevention of crimes to be reconciled with the continuation of economic activity and discusses the relationship between Legislative Decree 231/2001 and preventive seizure.

La commistione tra attività lecite e illecite rende legittimo il sequestro preventivo dell’intera azienda

In materia di sequestro preventivo strumentale alla confisca obbligatoria disciplinata dall’art. 452-quater c.p., quando la commistione tra attività lecite e illecite rende impossibile isolare le res strumentali alla commissione degli illeciti da quelle funzionali all’attività imprenditoriale lecita, la misura cautelare reale non può che avere ad oggetto l’integralità del compendio aziendale e delle quote, in quanto tutte strumentali alla realizzazione del delitto.

[Omissis]

RITENUTO IN FATTO

1. Con il provvedimento in epigrafe, il Tribunale di Catania ha rigettato il ricorso ex artt. 322 e 324 cod. proc pen. e, per l’effetto, ha confermato il decreto del 29 maggio 2020, con cui il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania ha ordinato il sequestro preventivo di tutti i beni aziendali e di tutte le quote e azioni sociali della [Alfa s.r.l.], [Zeta s.r.l.], [Eta s.r.l.] e [Alfa S.p.A]. nonché il successivo decreto del 31 agosto 2020, con cui il medesimo G.i.p. ha disposto il sequestro preventivo delle quote e dell’intero compendio di beni delle società [Beta s.r.l.] e [Gamma s.r.l.] in relazione all’illecito amministrativo previst[o] dall’art. 25-undecies, lett. f), d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, in quanto strumentali a commettere i reati di attività organizzate per il traffico di rifiuti e frode in pubbliche forniture, ai sensi degli artt. 81, 110, 112, 356 e 452-quaterdecies cod. pen.

2. Con atto a firma del difensore di fiducia avv. omissis, [l’imputato] chiede l’annullamento del provvedimento per i motivi di seguito sunteggiati ai sensi dell’art. 173 disp. att. cod. proc. pen.:

2.1. violazione di legge in relazione all’art. 321, comma 1, cod. proc. pen. e correlativo vizio di motivazione, per avere il Tribunale omesso di giustificare la finalità impeditiva ed il periculum in mora;

2.2. violazione di legge in relazione agli artt. 321, comma 2, cod. proc. pen. e art. 452-quaterdecies, comma 4, cod. pen. e correlativo vizio di motivazione, per avere il Collegio della cautela ritenuto erroneamente le società [Gamma s.r.l.] e [Beta s.r.l.] strumento essenziale della [Alfa s.p.a.] ai fini della realizzazione dell’attività illecita, non potendo la mera riconducibilità al medesimo nucleo familiare delle tre società giustificare la misura ablativa. Il ricorrente aggiunge come l’ablazione avrebbe dovuto, ad ogni modo, essere limitata ai soli mezzi di [Beta s.r.l.] e [Gamma s.r.l.], in quanto utilizzati per il trasporto illecito di rifiuti, e non essere estesa alle quote sociali ed a tutti i beni aziendali delle predette società.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per le ragioni di seguito esposte.

2. In via del tutto preliminare - e, per vero, assorbente - deve essere rilevato come il sequestro preventivo oggetto dell’impugnazione concerna beni delle società [Gamma s.r.l.] e [Beta s.r.l.], dotate di personalità giuridica, e le quote sociali delle medesime.

Ne discende che il ricorrente, quanto ai beni delle società, avrebbe dovuto allegare e documentare la veste di legale rappresentante delle medesime con conferimento di apposito mandato difensivo allo scopo e, quanto alle quote, avrebbe dovuto allegare e documentare la qualità di socio titolare delle medesime.

2.1. Né può ritenersi che [l’imputato] - che si è limitato ad indicare di essere “imputato come dagli atti”, senza nulla aggiungere - possa ritenersi legittimato a proporre ricorso per il mero fatto di essere indagato o imputato dei reati in relazione ai quali è stata disposta l’ablazione dei beni e delle quote delle società.

Al riguardo va invero riaffermato il consolidato principio di diritto secondo cui l’indagato non titolare del bene oggetto di sequestro preventivo è legittimato a presentare richiesta di riesame del titolo cautelare solo in quanto vanti un interesse concreto ed attuale alla proposizione del gravame, che va individuato in quello alla restituzione della cosa come effetto del dissequestro (Sez. 3, n. 35072 del 12/04/2016, Held Rv. 267672-01). Interesse alla restituzione dei beni e delle quote sociali che il ricorrente, per vero, non ha neanche abbozzato.

3. Ad ogni buon conto, il ricorso è all’evidenza destituito di fondamento.

3.1. Quanto al primo motivo con cui il ricorrente si duole del fatto che il Tribunale abbia omesso di giustificare la finalità impeditiva ed il periculum in mora, va rimarcato che, nella specie, il sequestro preventivo è stato disposto ai sensi dell’art. 321, comma 2, cod. proc. pen., ai fini della confisca obbligatoria di cui all’art. 452-quaterdecies cod. pen., che include i beni strumentali. Se ne inferisce che il Giudice non aveva alcun obbligo di motivare il periculum in mora a giustificazione dell’imposizione del vincolo reale, coincidendo esso con la confiscabilità del bene oggetto di sequestro.

4. Quanto al secondo motivo, va preliminarmente rilevato che, contro i provvedimenti emessi in materia di sequestro preventivo (o probatorio), il ricorso per cassazione è ammesso solo per violazione di legge, in tale nozione dovendosi comprendere sia gli errores in iudicando o in procedendo, sia quei vizi della motivazione così radicali da rendere l’apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento o del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e quindi inidoneo a rendere comprensibile l’itinerario logico seguito dal giudice (Sez. U, n. 25932 del 29/05/2008, Ivanov, Rv. 239692).

4.1. Delimitato l’ambito dello scrutinio di questa Corte in caso di ricorso per cassazione avverso i provvedimenti in tema di misure cautelari reali, giudica la Corte che nessuna violazione di legge - e tanto meno una mancanza di motivazione - sia ravvisabile nella trama argomentativa svolta dal Tribunale a sostegno della ritenuta pertinenzialità e strumentalità delle società de quibus - segnatamente dei beni aziendali e delle relative quote - ai fini della commissione delle condotte criminose.

4.2. Ed invero, il Collegio ha motivato sia il fumus boni iuris, sia e soprattutto l’applicazione del­l’ablazione cautelare non solo ai beni strumentali al traffico illecito di rifiuti - id est agli autocarri -, ma anche alle quote sociali e ai beni aziendali.

Al riguardo, il Tribunale ha evidenziato come le società nel loro complesso - comprensive dei mezzi e del personale - siano state adoperate e funzionalmente destinate - cioè asservite - alla consumazione continuativa e sistematica degli illeciti realizzati dalla [Alfa s.p.a.], così da comporre un’organizzazione imprenditoriale unitaria, come desunto anche dalla unicità degli amministratori, della compagine sociale e dei fondi delle tre società, dal tenore delle intercettazioni e dalle dichiarazioni delle persone informate dei fatti (v. pagine 8 e seguenti dell’ordinanza impugnata).

4.3. Il Collegio di merito ha inoltre evidenziato come il provvedimento cautelare reale si imponga a prescindere dal fatto che le società, in parallelo all’attività illegale, svolgessero anche una normale attività imprenditoriale lecita (v. pagine 7 e 8 dell’ordinanza impugnata).

Conclusione - quest’ultima - incensurabile nel giudizio di legittimità, là dove il giudice del merito cautelare evidenzi - come appunto nella specie - la commistione delle attività lecite ed illecite e la conseguente impossibilità di isolare le res strumentali alla commissione degli illeciti da quelle invece funzionali all’attività imprenditoriale lecita, di tal che l’ablazione non può che avere ad oggetto l’integralità del compendio aziendale e delle quote, in quanto tutte strumentali alla realizzazione del delitto ex art. 452-quaterdecies cod. pen.

5. Dalla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente, oltre che al pagamento delle spese del procedimento, anche a versare una somma, che si ritiene congruo determinare in tremila euro.

[Omissis]

 

Corte di cassazione, sez. VI, sent. 2 marzo 2021, n. 8349 - Pres. Petruzzellis; Rel. Bassi

Sommario:

1. La vicenda processuale - 2. L’evoluzione giurisprudenziale in materia di sequestro delle partecipazioni sociali - 3. (Segue): I limiti alla sequestrabilità - 4. Le varianti del sequestro preventivo dell’azienda - 5. L’ente intrinsecamente illecito nel sistema 231 - NOTE


1. La vicenda processuale

Nel corso di un’indagine in materia di traffico illecito di rifiuti il Tribunale di Catania conferma il provvedimento di sequestro preventivo delle quote sociali e dei beni aziendali di due società, che chiameremo Beta s.r.l. e Gamma s.r.l., ritenendole funzionalmente destinate alla consumazione continuativa e sistematica dei reati realizzati dalla Alfa s.p.a. L’ordinanza viene impugnata in Cassazione per violazione di legge e omessa motivazione: rispetto al sequestro di cui all’art. 321, comma 1, c.p.p., mancherebbe l’indicazione della finalità impeditiva e del periculum in mora; in merito al sequestro strumentale alla confisca obbligatoria prevista dall’art. 452-quaterdecies, comma 5, c.p. e relativa alle cose «che servirono a commettere il reato o che costituiscono il prodotto o il profitto del reato», si eccepisce che la mera riconducibilità al medesimo gruppo familiare delle tre società coinvolte non basterebbe a dimostrare la strumentalità di Beta e Gamma all’attività criminale esercitata da Alfa; in ogni caso, la misura ablativa avrebbe dovuto riguardare esclusivamente gli autoveicoli utilizzati per il traffico illecito di rifiuti, non anche le quote sociali e i beni aziendali. Il ricorso è dichiarato inammissibile perché il ricorrente non avrebbe documentato la titolarità delle quote sociali e il suo ruolo di legale rappresentante delle società [continua ..]

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2. L’evoluzione giurisprudenziale in materia di sequestro delle partecipazioni sociali

Forgiato dalla giurisprudenza in base a una rielaborazione creativa delle norme sul sequestro penale poste dal c.p.p. del 1930 [2], regolamentato dai codificatori del 1988 in maniera piuttosto scarna [3], il sequestro preventivo si caratterizza per il suo statuto duttile e per la sua vocazione espansiva. Qualunque elemento strutturale dell’istituto dà infatti adito a incertezze interpretative: la nozione di reato idonea a legittimare il sequestro, più precisamente se essa rimandi al solo profilo oggettivo del­l’illecito oppure richieda anche accertamenti circa l’autore del fatto e la sua colpevolezza [4]; la consistenza del fumus boni iuris, che oscilla dal livello minimo dell’astratta possibilità di sussumere il fatto concreto in una fattispecie incriminatrice a quello massimo della gravità indiziaria richiesta per le misure cautelari personali; la fisionomia del periculum in mora, che è stata delineata dal legislatore (seppure con formule elastiche) nel caso del sequestro impeditivo, ma non in quello strumentale alla confisca [5]; l’identificazione dei beni suscettibili di sequestro, affidata alla generica nozione di pertinenza al reato o alle multiformi descrizioni delle cose confiscabili ai sensi dell’art. 240 c.p. e della miriade di ipotesi speciali sparse nell’ordinamento [6]. A proposito dell’oggetto del sequestro, un dubbio era inizialmente sorto in [continua ..]

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3. (Segue): I limiti alla sequestrabilità

Questa rilettura giurisprudenziale, che ha sostanzialmente equiparato la cosa sequestrabile alla nozione civilistica di bene piuttosto che a quella penalistica di cosa mobile [18], è stata infine recepita dal legislatore, che nel 2009 ha esplicitamente riconosciuto la possibilità di sequestrare azioni, quote sociali e strumenti finanziari dematerializzati (art. 104 norme att. c.p.p., nella versione introdotta dalla l. n. 15 luglio 2009, n. 94) [19]. Ciò non vuol dire che si possa procedere indiscriminatamente. Innanzitutto, bisogna tener conto dei limiti che il sequestro preventivo incontra nell’ambito delle società di persone, dove la quota è intrinsecamente legata alla persona del socio a meno che tutti i soci si siano espressi nel senso della libera circolazione delle partecipazioni sociali [20]. Più in generale, occorre verificare puntualmente la sussistenza degli altri requisiti strutturali della misura. Per quanto attiene al sequestro impeditivo, occorre innanzitutto verificare il requisito della pertinenza, e cioè la strumentalità dell’utilizzo della quota alla commissione del reato [21]. Per fare un esempio, in materia di reati fallimentari si è chiarito da tempo che non esiste un divieto nei confronti dell’im­prenditore fallito di proseguire al di fuori del fallimento la precedente attività o di intraprenderne una nuova, e che di conseguenza la c.d. [continua ..]

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4. Le varianti del sequestro preventivo dell’azienda

Premesso che non è sequestrabile la società in quanto tale [34], il sequestro dell’azienda si distingue da quello inerente alle quote perché riguarda tutti i beni e i rapporti giuridici funzionalmente destinati allo svolgimento dell’attività d’impresa [35]. Anche in questo caso, è stata la giurisprudenza a elaborare progressivamente una figura poi codificata dal legislatore del 2009 nel già citato art. 104 norme att. c.p.p. In un primo momento la Cassazione esaminò un’ipotesi di esercizio abusivo di attività bancaria, e in tale contesto statuì che l’esigenza di impedire la prosecuzione dell’attività illecita legittimava il sequestro dei locali, dei mobili e della documentazione utilizzati per la raccolta del risparmio e l’esercizio del credito, a prescindere dai possibili danni che tale provvedimento poteva comportare [36]. Successivamente si è posto il diverso problema dei beni aziendali strumentali allo svolgimento di una attività lecita, ma utilizzabili anche a fini illeciti. Dopo alcune pronunce di segno contrario [37], i giudici di legittimità hanno formulato il principio di diritto riecheggiato anche nella sentenza in esame, e cioè che il sequestro può riguardare un’intera azienda «quando vi siano indizi che anche taluno soltanto di tali beni sia, proprio per la sua collocazione strumentale [continua ..]

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5. L’ente intrinsecamente illecito nel sistema 231

La convivenza di sequestri non perfettamente coincidenti per struttura e funzioni può però dar luogo a problemi di coordinamento tra i diversi sistemi. Lo esemplifica la vicenda in esame, nella quale le società titolari dei beni sequestrati sono considerate contemporaneamente come oggetti/strumenti del traffico illecito di rifiuti contestato all’imputato/persona fisica e come soggetti potenzialmente responsabili ai sensi del d.lgs. n. 231 del 2001. Come sappiamo, il sequestro preventivo dei beni aziendali di Beta e di Gamma è stato disposto ai sensi dell’art. 321, comma 2, c.p.p. in combinato disposto con l’art. 452-quaterdecies, comma 5, c.p., che configura una confisca obbligatoria, eseguibile anche per equivalente, «delle cose che servirono a commettere il reato o che costituiscono il prodotto o il profitto del reato, salvo che appartengano a persone estranee al reato». Il delitto previsto dall’art. 452-quaterdecies c.p. è altresì attribuito alla competenza della Procura distrettuale ai sensi dell’art. 51, comma 3-bis, c.p.p., e quindi rientra tra i reati - matrice della confisca allargata regolata dall’art. 240-bis, c.p. Ancora, l’art. 25-undecies, comma 2, lett. f), d.lgs. n. 231 del 2001, inserisce il traffico illecito di rifiuti tra i reati - presupposto della responsabilità degli enti, ammesso che il richiamo all’abrogato art. 260, d.lgs. 3 aprile 2006, n. [continua ..]

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NOTE

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