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LA RINNOVAZIONE DELL´ISTRUZIONE DIBATTIMENTALE NEL GIUDIZIO ABBREVIATO D´APPELLO

di Valentina Vasta - Dottore di ricerca in Diritto processuale penale - Università degli Studi di Milano

Muovendo dalla ricostruzione dello sviluppo giurisprudenziale e dottrinale relativo all’applicabilità al giudizio abbreviato delle singole fattispecie di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale previste dall’art. 603 c.p.p., l’Autrice analizza gli aspetti critici del rapporto tra l’istituto e i caratteri propri del rito alternativo, per svolgere, infine, alcune riflessioni, de jure condendo, in merito al bilanciamento tra la salvaguardia del diritto di difesa e l’esigenza di accertamento dei fatti.

THE RENEWAL OF THE EVIDENCE IN THE APPEAL TRIAL OF GIUDIZIO ABBREVIATO

Starting from the relevant case law and legal literature focused on the applicability of individual cases admitting evidence foreseen by art. 603 CPP to giudizio abbreviato, the Author analyses the criticalities that still characterize the relation between the renewal of the trial evidentiary hearing in appeal and the features about the special proceeding. Finally, de jure condendo, there is a reflection on the balancing between the right of defence and the object interest in judging the case.

Premessa

L’applicabilità dell’istituto della rinnovazione dell’istruzione dibattimentale (art. 603 c.p.p.) nel secondo grado del giudizio abbreviato è stata, da sempre, gravata da una questione di fondo[1]: giustificare l’ingresso della prova orale in appello, a fronte di una decisione di primo grado assunta (in tutto o in parte) sulla base di atti contenuti nel fascicolo delle indagini, e divenuti, per effetto del rito, «risultanze pienamente efficaci per fondare la pronuncia sul merito dell’imputazione»[2].

La volontà dell’imputato (con l’assenso del pubblico ministero nella “prima versione” del giudizio abbreviato e da sola nel “rito riformato”) di definire il processo nelle forme del rito speciale incide sul thema probandum, poiché la parte, a fronte di un trattamento sanzionatorio più favorevole in caso di condanna, rinuncia alle garanzie proprie del dibattimento, attraverso una sorta di «legittimazione volontaria dei risultati delle indagini»[3]. Il che pone, quindi, dubbi di coerenza sistematica, tra primo e secondo grado di giudizio, nella scelta di “rivitalizzare” in appello il diritto alla prova, oggetto di rinuncia da parte dell’imputato in prime cure[4].

Dall’entrata in vigore del codice di rito a oggi, il riconoscimento, in via interpretativa[5], dell’applicazione della rinnovazione dell’istruzione dibattimentale ex officio (art. 603, comma 3, c.p.p.) ha rappresentato un punto fermo, soggetto, però, nel tempo, a diversi limiti, posti nel tentativo di rendere coerenti gli spazi istruttori del primo grado di giudizio, introdotti dalla “legge Carotti” (1999) e accresciuti recentemente anche dalla “riforma Orlando” (2017), con quelli previsti dalla disciplina dell’appello[6].

Il tema si è riproposto, di recente, riguardo all’applicabilità al rito speciale della “nuova” fattispecie di rinnovazione in caso di appello del pubblico ministero contro il proscioglimento, per motivi attinenti alla prova dichiarativa (art. 603, comma 3-bis, c.p.p.).

Si complica, così, la costruzione di un’unica dimensione nella dinamica della prova nel giudizio abbreviato di seconda istanza, poiché, se da un lato il legislatore non è intervenuto sul rito abbreviato d’appello[7], dall’altro lato, ha modificato l’art. 603 c.p.p., il quale, oggi, apre a modelli probatori differenti (alcuni caratterizzati da un’attività probatoria presente solo in via residuale, altri nei quali si impone l’apertura della fase istruttoria) a seconda del tipo di provvedimento impugnato e del contenuto del relativo atto di gravame.

 

L’applicazione dell’art. 603 c.p.p. al giudizio abbreviato: a) nella “versione originaria”

Nella vigenza dell’originaria disciplina del giudizio abbreviato, si erano formati due orientamenti contrapposti sulla possibilità di assunzione della prova nel secondo grado di merito di un rito che si svolgeva (sempre) “allo stato degli atti”[8]: l’uno, maggioritario in giurisprudenza, aveva negato ogni possibilità di integrazione probatoria; l’altro, di segno contrario, aveva ritenuto ammissibile la rinnovazione istruttoria ex officio[9].

In breve. Il primo indirizzo[10] aveva inteso il rinvio operato dall’art. 443, comma 4, c.p.p. alle «forme previste dall’art. 599 c.p.p.» per lo svolgimento del giudizio d’appello, limitato ai soli primi due commi della disposizione, con esclusione del comma 3, riferito specificatamente alla rinnovazione dell’istruzione dibattimentale. Tale esegesi faceva perno sulla ratio stessa del rito speciale: giacché il giudizio abbreviato è caratterizzato dalla rinuncia all’istruzione dibattimentale, gli effetti di tale scelta devono valere tanto in primo quanto in secondo grado. Del pari, anche parte della dottrina[11] sosteneva l’incompatibilità logica dell’istituto di cui all’art. 603 c.p.p. riguardo a un rito senza istruttoria, dovendo escludersi, nel secondo grado di giudizio, la possibilità «di rinnovare ciò che non è stato»[12].

Il secondo orientamento[13], invece, riteneva applicabile al giudizio abbreviato d’appello la rinnovazione istruttoria, sebbene limitatamente alla sola ipotesi prevista dall’art. 603, comma 3, c.p.p., poiché, intesa la catena di rinvii derivante dall’art. 443, comma 4, c.p.p. nel senso di ricomprendere anche l’applicazione dell’art. 603 c.p.p. al giudizio abbreviato d’appello[14], il disallineamento probatorio tra primo e secondo grado avrebbe trovato ragione nella volontà di assicurare al processo penale il suo fine ultimo: la ricerca della verità.

Nel diversificato panorama ora descritto, sulla questione era intervenuta la Corte costituzionale[15], con una sentenza interpretativa di rigetto, ammettendo la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale anche nel rito speciale, laddove il giudice «ritenga assolutamente necessario, ai fini della decisione, assumere di ufficio nuove prove o riassumere prove già acquisite agli atti del giudizio di primo grado»[16].

Nell’ambito della stessa vicenda, seguiva la sentenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione, nel caso Clarke[17] (1996), la quale riproponeva la soluzione accolta dalla Corte costituzionale, ma per ragioni diverse. Sciolto il nodo dell’interpretazione letterale dell’art. 443 c.p.p., nel senso di intendere il rinvio limitato solo alle «forme» in cui si svolge il giudizio d’appello (art. 599, commi 1 e 2, c.p.p.), i giudici di legittimità consideravano, in primo luogo, l’art. 190, comma 1, c.p.p., che, rimettendo all’iniziativa di parte l’acquisizione delle prove, fa sì che la rinuncia al diritto alla prova, tramite la richiesta di giudizio abbreviato, escluda l’applicazione dell’art. 603, comma 1, c.p.p. in secondo grado; inoltre, l’art. 190, comma 2, c.p.p., che, prevedendo l’iniziativa probatoria officiosa nei casi previsti dalla legge, vale ad affermare l’operatività dell’art. 603, comma 3, c.p.p. anche nel giudizio abbreviato d’appello.

Ebbene, la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale, disposta dal giudice nei casi di assoluta necessità ai fini della decisione, non avrebbe causato, secondo le Sezioni unite, alcuna «disarmonia di sistema» nella disciplina del giudizio abbreviato, poiché «il conseguimento di un intento pratico», costituito dalla finalità deflattiva, «non può mai risolversi, se non si vuole negare la ragion d’essere del processo penale, nel sacrificio dell’esigenza primaria della ricerca della verità»[18].

La rigida preclusione per le parti all’assunzione di mezzi di prova in secondo grado ‒ seppur temperata dalla possibilità di sollecitare i poteri officiosi del giudice ‒ si mostrava coerente con la disciplina del giudizio abbreviato nella sua “prima versione” di giudizio “a prova bloccata”[19], cioè fondato unicamente sul materiale probatorio precedentemente acquisito e privo di ulteriori spazi istruttori[20].

A ben vedere, anche l’evidente distonia circa i possibili sviluppi probatori tra i due gradi di giudizio (maggiori nel secondo rispetto al primo) trovava ragione e soluzione nel dato normativo: l’originaria disciplina del giudizio abbreviato di primo grado non riconosceva, infatti, alcun potere di integrazione probatoria al giudice, il quale, attraverso l’ordinanza di ammissione del rito, aveva reputato, a monte, che il giudizio fosse definibile “allo stato degli atti”[21]; diversamente, al giudice dell’appello ben potevano riconoscersi poteri probatori officiosi in caso di “stallo” decisionale[22].

b) (segue) nella “versione riformata”

La legge n. 479 del 1999 (c.d. “legge Carotti”), sebbene non abbia inciso direttamente sul giudizio abbreviato d’appello, ha introdotto considerevoli modifiche all’architettura del rito[23], tali da influire anche sulle questioni relative all’attività istruttoria in secondo grado[24].

In primo luogo, la riforma ha riservato la scelta del rito al solo imputato, che vi accede, in caso di richiesta “semplice”[25], previa la sola verifica dei requisiti formali, e, in caso di richiesta condizionata a un’integrazione probatoria, a seguito del vaglio del giudice, effettuato secondo i parametri della necessità della prova ai fini della decisione[26] e della sua compatibilità con le finalità di economia processuale proprie del rito[27].

Poi, ai nuovi meccanismi introduttivi si accosta la possibilità di sopperire a eventuali carenze dell’attività investigativa[28], oltre che attraverso l’integrazione probatoria alla quale l’imputato può subordinare la richiesta di giudizio abbreviato (art. 438, comma 5, c.p.p.), mediante l’acquisizione d’ufficio degli elementi necessari ai fini della decisione, laddove il giudice ritenga di non poter decidere allo stato degli atti (art. 441, comma 5, c.p.p.)[29].

La “legge Carotti” ha segnato, pertanto, un evidente cambiamento nel significato del criterio della “decidibilità allo stato degli atti”, che, da presupposto per l’instaurazione del rito e canone di definizione del materiale utilizzabile ai fini della decisione, è divenuto parametro di valutazione per l’esercizio del potere istruttorio del giudice[30]. In questo modo, anche l’imputato che non ha condizionato la sua richiesta a un’acquisizione probatoria, è comunque esposto a un possibile mutamento del quadro istruttorio rispetto a quello conosciuto al momento dell’accesso al rito.

Data la presenza di una base probatoria non più “statica” ma “dinamica”, perché aperta a diverse variabili[31], ha perso definitivamente consistenza il principale argomento posto a fondamento della mancata estensione dell’art. 603 c.p.p. al rito abbreviato d’appello: l’invariabilità del compendio probatorio[32]. In altre parole, la presenza di forme d’integrazione probatoria già in primo grado fa sì che non si possa escludere radicalmente l’astratta compatibilità tra giudizio abbreviato e rinnovazione dell’istruzione dibattimentale in appello[33].

Dopo la riforma, infatti, l’applicazione delle varie fattispecie di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale in appello ha iniziato a essere modulata anche rispetto alle diverse forme di accesso al rito speciale e alle eventuali e successive integrazioni della piattaforma probatoria. La giurisprudenza[34], in realtà, ha continuato ad applicare il principio già espresso dalle Sezioni unite, che ammette l’esercizio dei poteri officiosi del giudice (art. 603, comma 3, c.p.p.) e la facoltà delle parti di sollecitarli, ma riconosce, in alcuni casi, la possibilità di disporre la rinnovazione istruttoria su istanza di parte (art. 603, commi 1 e 2, c.p.p.)[35].

Tali eccezioni rappresentano non un mutamento, quanto piuttosto un adattamento della regola elaborata prima della riforma agli attuali spazi istruttori che la legge, nell’ambito del giudizio abbreviato di primo grado, riserva alle parti, quantomeno all’imputato.

Nello specifico, con riferimento al giudizio abbreviato condizionato, la Corte di cassazione[36] ha riconosciuto all’imputato la possibilità di ottenere una nuova istruzione in appello anche su propria istanza a norma dell’art. 603, comma 1, c.p.p., limitata alle prove a cui viene condizionata la richiesta del rito[37]. Pertanto, se la rinnovazione su istanza di parte è ammessa per le prove che siano state già acquisite in primo grado, sempre su istanza di parte, non vi sarebbero ragioni di escluderla per quelle acquisite ex officio a norma dell’art. 441, comma 5, c.p.p.[38].

Ancora, è stata ammessa, anche nel caso di giudizio abbreviato “semplice”, l’acquisizione in secondo grado di prove nuove ex art. 603, comma 1, c.p.p. (prove noviter productae[39]), «solo qualora queste siano coerenti con la scelta iniziale del rito» e non riguardino, quindi, «circostanze di fatto anteriori al processo e certamente conosciute dall’imputato», poiché l’imputato avrebbe dovuto richiederle, al massimo, con la richiesta del rito, «sottoposta al relativo vaglio di ammissibilità»[40].

Diversamente, non potrebbe negarsi, in nessun caso, la possibilità di introdurre in seconde cure prove sopravvenute o scoperte dopo la pronuncia di primo grado[41]. Rimane controverso, piuttosto, quale sia la fattispecie di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale possibile, tra quella di parte ex art. 603, comma 2, c.p.p. o quella d’ufficio ex art. 603, comma 3, c.p.p. Le due ipotesi, infatti, differiscono, non solo in ordine all’iniziativa, ma anche per il criterio di ammissione della prova: rispettivamente di “mera utilità” o di (assoluta) “necessità” per la decisione.

Alcune pronunce[42], pur non citando testualmente l’art. 603, comma 2, c.p.p., hanno stabilito che la prova nuova o sopravvenuta possa essere esclusa dal giudice d’appello solo se vietata dalla legge o manifestamente superflua o irrilevante (artt. 495, comma 1, 190 e 190-bis c.p.p.), utilizzando di fatto il criterio di ammissione della prova previsto dalla norma stessa. Quel che conta è l’affermazione della sussistenza di un diritto alla prova dell’imputato ‒ che non è soggetto all’apprezzamento discrezionale del giudice sull’impossibilità di decidere allo stato degli atti ‒ su quegli elementi alla cui assunzione lo stesso non avrebbe potuto rinunciare mediante la scelta di accedere al rito alternativo, la quale resta pur sempre fondata sulla piattaforma probatoria nota fino a quel momento. A sostegno, è stato osservato che altrimenti l’imputato, in caso di condanna, potrebbe ottenere l’assunzione della prova sopravvenuta solo in sede di revisione, con l’effetto di compromettere le esigenze di speditezza e deflazione processuale proprie del rito speciale[43]. Tale argomento, però, non può essere valorizzato senza dover circoscrivere la rinnovazione alle sole prove a discarico sopravvenute o scoperte dopo una sentenza di condanna, e, cioè, quando è possibile esperire il mezzo di impugnazione straordinario[44].

Altre pronunce[45], invece, hanno ritenuto che anche la rinnovazione finalizzata all’assunzione di prove nuove o sopravvenute possa essere disposta solo d’ufficio, perché con l’accesso al giudizio abbreviato il diritto alla prova può dirsi definitivamente rinunciato in qualunque caso. Ragion per cui, una volta instaurato il rito, l’acquisizione della prova sarebbe, sia nel primo (art. 441, comma 5, c.p.p.) che nel secondo grado (art. 603, comma 3, c.p.p.), limitata all’iniziativa officiosa e quindi subordinata al requisito dell’indispensabilità ai fini della decisione[46].

Infine, parte della giurisprudenza[47] ha anche limitato la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale d’ufficio alle prove in bonam partem, escludendo così che si possa ricorrere all’art. 603 c.p.p. «per far fronte ad ordinarie lacune probatorie nel merito ovvero per acquisire prove a carico dell’imputato»[48]. Tale restrizione in senso finalistico, pur rimanendo piuttosto isolata, manifesta l’intenzione di mantenere, anche in secondo grado, lo “spirito” del giudizio abbreviato: quello di svolgersi sulla base del materiale precostituito in virtù del quale l’imputato ha richiesto l’accesso al rito, nella prospettiva di essere assolto o condannato a una pena ridotta, e che pertanto non dovrebbe subire incrementi a questi sfavorevoli nel corso del procedimento. Vale a dire che eventuali supplementi istruttori introdotti dal giudice di secondo grado non dovrebbero finire per ledere l’affidamento dell’imputato sulla consistenza del materiale probatorio a carico al momento della scelta del rito[49].

In sostanza, l’assetto del giudizio abbreviato d’appello, ricostruito a seguito delle modifiche introdotte dalla “legge Carotti”, risulta, in ogni occasione, coerente con la volontà manifestata in primo grado dall’imputato, al quale vengono riservati poteri probatori solo laddove li abbia esercitati già in prime cure, spettando altrimenti al giudice la valutazione della necessità del supplemento istruttorio ai fini della decisione, salva la necessità di introdurre prove “sconosciute” al momento della scelta del rito. Il che consente il mantenimento in appello dei tratti tipici del rito semplificato, ossia la natura deflattiva e il carattere di giudizio a “prova contratta”.

 

Overturning dell’assoluzione e rinnovazione istruttoria nel giudizio abbreviato di secondo grado: a) la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e delle Sezioni unite della Corte di cassazione

Il tema della raccolta della prova in appello nel rito abbreviato ha assunto maggiore complessità a seguito delle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo[50], che hanno rilevato la “dimensione patologica” dell’overturning della sentenza di assoluzione nel giudizio d’impugnazione, capace di ledere il diritto al fair trial (art. 6 §§ 1 e 3 lett. d Cedu), laddove il giudice d’appello condanni l’imputato a fronte della rivalutazione della prova dichiarativa assunta in primo grado, mediante la lettura dei relativi verbali e senza procedere alla nuova escussione dei testimoni[51]. In tali casi, ai fini della condanna, la Corte di Strasburgo[52] richiede la riassunzione della main evidence, che rappresenta la modalità più adatta ad assicurare il principio di immediatezza anche in secondo grado, poiché attua il necessario contatto diretto tra organo decidente e fonte di prova[53].

In attuazione dei principi convenzionali, la giurisprudenza interna è intervenuta allargando le maglie della rinnovazione dell’istruzione dibattimentale, che, fino a quel momento, aveva permesso accessi limitati alle iniziative probatorie di parte ed ex officio nel giudizio d’appello.

La Corte di cassazione a Sezioni unite nel caso Dasgupta[54] (2016) ha accolto un’interpretazione convenzionalmente orientata dell’art. 603, comma 3, c.p.p. ritenendo, nel caso di appello contro una sentenza di assoluzione, «assolutamente necessaria» la rinnovazione delle prove dichiarative già assunte in primo grado e considerate decisive ai fini della pronuncia di una sentenza di condanna. Ciò perché la percezione diretta della prova da parte del giudice rappresenta la condizione essenziale per il superamento del ragionevole dubbio sulla colpevolezza dell’imputato (art. 533 c.p.p.): standard decisorio che, assumendo per i giudici di legittimità «carattere generalissimo», vale a fondare l’obbligo di procedere alla rinnovazione istruttoria anche in caso di riforma in peius della sentenza di assoluzione resa nel giudizio abbreviato[55].

A poca distanza di tempo, la Corte di cassazione, sempre a Sezioni unite, adita con specifico riferimento alla rinnovazione istruttoria nel rito abbreviato[56], con la sentenza resa nel caso Patalano[57] (2017), ha confermato la soluzione già espressa in precedenza. Per i giudici di legittimità, nel giudizio abbreviato la volontà dell’imputato si mostra “recessiva” rispetto all’indisponibilità del metodo euristico, che, in caso di ribaltamento dell’assoluzione in condanna, deve essere quello epistemologicamente più affidabile, ossia l’assunzione della prova in contraddittorio davanti al giudice che decide[58]. In questo modo, è stata esclusa ogni pretesa di simmetria tra i due gradi del processo di merito sul piano del metodo cognitivo.

In sostanza, gli interventi della suprema Corte hanno accresciuto gli spazi potenziali della raccolta della prova in appello nel giudizio abbreviato, il quale, passato già da giudizio “a prova bloccata” a giudizio “a prova limitata”, sembra avviato a trasformarsi in «un giudizio “a prova necessaria”»[59].

b) (segue) l’estensione dell’art. 603, comma 3-bis, c.p.p. al giudizio abbreviato

La legge n. 103 del 2017 (c.d. “riforma Orlando”) ha inserito all’art. 603, comma 3-bis, c.p.p. una nuova fattispecie di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale obbligatoria, la quale trova automatica applicazione in caso di appello della sentenza di assoluzione da parte del pubblico ministero che censuri la valutazione della prova dichiarativa[60].

Mentre l’interpretazione convenzionalmente orientata dell’art. 603 c.p.p. lasciava al giudice l’onere di individuare e riassumere discrezionalmente le prove dichiarative decisive ai fini della reformatio in peius dell’assoluzione, la fattispecie normativa prevede, invece, che sia il pubblico ministero appellante a individuare le prove dichiarative di cui ottenere la rinnovazione, che il giudice è obbligato a disporre[61].

Quanto all’applicabilità dell’istituto al giudizio abbreviato, il legislatore, ancora una volta, è rimasto silente, così che è stata, di nuovo, la giurisprudenza a dover trovare spazi e confini per la riassunzione della prova anche nel rito speciale.

È intervenuta, per prima, la Corte di cassazione a Sezioni unite nel caso Troise[62] (2017), per la quale l’obbligo di rinnovazione «non contempla eccezioni di sorta» e deve essere applicato a tutti i tipi di giudizio, «compresi i procedimenti svoltisi in primo grado con il rito abbreviato», anche non condizionato[63]. La Corte ha adattato all’art. 603, comma 3-bis, c.p.p. lo stesso schema logico posto a fondamento della precedente “fattispecie giurisprudenziale”, che àncora la rinnovazione della prova decisiva alla necessità di superare il ragionevole dubbio sulla responsabilità penale dell’imputato, derivante dall’assoluzione in prime cure, attraverso «la concreta variazione della base cognitiva utilizzata dal giudice di appello». Tale necessità si profila anche nel giudizio abbreviato, poiché - ed è questo l’argomento innovativo speso dalla suprema Corte - l’imputato, in linea con la previsione dell’art. 111, comma V, Cost., rinuncia volontariamente alla raccolta della prova in contraddittorio, ossia «ad un metodo di accertamento», ma non all’accertamento stesso della responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio[64]. Sotto tale profilo, quindi, non si apprezza alcuna differenza con la procedura ordinaria.

A dar seguito alla soluzione elaborata dalle Sezioni unite è stata la Corte costituzionale, che, con la sentenza del 23 maggio 2019, n. 124[65], ha rigettato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 603, comma 3-bis, c.p.p., così come interpretato dal “diritto vivente”, sollevata in relazione agli artt. 111, II e V comma e 117 Cost.[66].

Entrando nel merito delle questioni, in primo luogo, la norma censurata non si porrebbe in conflitto con il principio della ragionevole durata del processo (art. 111, comma II, Cost.), perché la dilatazione dei tempi processuali, che l’automatica assunzione della prova comporta, trova la sua ratio giustificativa nell’esigenza di ricorrere al metodo epistemologicamente più affidabile a garanzia «dell’interesse primario dell’imputato a non essere ingiustamente condannato», in quanto connesso sia «all’essenza del principio del “giusto processo”», sia alla presunzione d’innocenza.

In secondo luogo, non sussisterebbe alcun contrasto neppure con l’art. 111, comma V, Cost., poiché dal medesimo non potrebbe farsi discendere che gli effetti del consenso dell’imputato a essere giudicato ex actis debbano necessariamente valere per ogni fase del processo, compreso il giudizio di appello. Il dettato costituzionale si limiterebbe, in ordine all’an e al quomodo della rinuncia dell’imputato all’assunzione della prova in contraddittorio, a rinviare al legislatore, il quale deve assicurare unicamente, e secondo la propria discrezionalità, «l’obiettivo ultimo della correttezza della decisione»[67].

In terzo luogo, la scelta di isolare al primo grado di giudizio gli effetti del consenso dell’imputato non introdurrebbe alcuno squilibrio tra i poteri processuali delle parti (art. 111, comma II, Cost.) poiché l’art. 603, comma 3-bis, c.p.p. configura, secondo la Corte costituzionale, un dovere del giudice, ed è quindi sottratto al potere dispositivo. Al più, l’unica asimmetria che l’applicazione della norma può generare è tra lo statuto probatorio vigente in caso di appello del pubblico ministero contro il proscioglimento e quello vigente in caso di appello dell’imputato contro la condanna: orale l’uno, cartolare l’altro. Asimmetria che troverebbe, però, di nuovo giustificazione nell’“assorbente” principio costituzionale di presunzione d’innocenza, nel rispetto del quale la rinnovazione della prova dichiarativa diventa sempre imprescindibile ai fini della riforma dell’assoluzione in condanna[68].

Infine, risultano infondate le ulteriori censure di incompatibilità costituzionale della norma con l’art. 117 Cost., in relazione all’art. 20 della direttiva 2012/29/UE, del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012 che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI, in quanto il divieto di audizioni superflue della vittima, da un lato, è circoscritto alla fase investigativa e, dall’altro, «fa comunque salvi i diritti della difesa», tra cui rientra, e «in posizione eminente», quello al contraddittorio nella formazione della prova.

Dalle motivazioni dalla Corte costituzionale, emerge con chiarezza come ancora venga ricondotto l’art. 603, comma 3-bis, c.p.p. alla fattispecie di matrice giurisprudenziale antecedente all’intervento riformatore: un’istruzione servente all’attuazione della regola dell’oltre ogni ragionevole dubbio, quale elaborazione normativa del principio di presunzione d’innocenza.

Difatti, per i giudici, la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale è rimasta un’arma forgiata a difesa dell’imputato, che però il legislatore ha messo nelle mani dell’accusa.

 

Incoerenze di sistema e squilibri fra i poteri delle parti: un tentativo di composizione

Lo sviluppo del dibattito interpretativo sulla “praticabilità” della rinnovazione dell’istruzione dibattimentale nel giudizio abbreviato di secondo grado si snoda in due direzioni: in una, le ipotesi “originarie” di rinnovazione “viaggiano in parallelo” alle integrazioni probatorie del primo grado; in un’altra, l’art. 603, comma 3-bis, c.p.p. gode di un’applicazione generalizzata che non trova ragione negli “itinerari probatori” interni al rito. A tale riguardo, può dirsi che la Corte costituzionale e quella di legittimità non abbiano considerato né le peculiarità del rito, con le quali pure la seconda ipotesi di rinnovazione dovrebbe mostrarsi coerente, né la natura stessa della fattispecie, quale rinnovazione dell’istruzione dibattimentale su istanza di parte, nello specifico, del pubblico ministero.

Occorrerebbe, in effetti, meglio comprendere se la previsione dell’obbligo di disporre la rinnovazione della prova orale (su richiesta del pubblico ministero), a fronte di un giudizio di primo grado celebrato ex actis (su richiesta dell’imputato), possa rappresentare una soluzione corretta sul piano sistematico e non sia lesiva delle scelte difensive.

D’altra parte, nel rito abbreviato il fattore di equilibrio risiede nel consenso dell’imputato, il quale, rinunciando al contraddittorio in dibattimento, consente la definizione anticipata del processo sulla base degli elementi precedentemente acquisiti. Pertanto, l’automatica assunzione in appello della prova dichiarativa, di cui il pubblico ministero censuri la valutazione del giudice di primo grado, avrebbe l’effetto di “forzare il punto medio” del bilanciamento tra i valori costituzionali che la disciplina del giudizio abbreviato realizza[69].

Quel che il meccanismo dell’art. 603, comma 3-bis, c.p.p., applicato al rito alternativo, produce è, come pure ammesso dagli stessi giudici costituzionali[70], «lo squilibrio sopravvenuto nel sinallagma sotteso alla richiesta [stessa] di giudizio abbreviato», che consiste proprio nella «rinuncia dell’imputato al contraddittorio nella formazione della prova in cambio degli sconti di pena previsti in suo favore». Effetto che imporrebbe, quindi, una verifica della tenuta costituzionale della disciplina del rito speciale alla luce del criterio della ragionevolezza (art. 3 Cost.)[71].

In altre parole, non sarebbe da escludere una sentenza di accoglimento, nel caso in cui la questione di legittimità costituzionale, riguardo all’estensione al rito abbreviato dell’art. 603, comma 3-bis, c.p.p., venisse prospettata «in termini di adeguatezza dei relativi esiti applicativi, sia sotto il profilo del bilanciamento di interessi costituzionalmente tutelati, che sotto quello della congruenza e proporzionalità dei suoi effetti pratici»[72].

Tra tutte, a non uscire indenne potrebbe essere l’affermazione della regola dell’oltre ogni ragionevole dubbio come «criterio generalissimo del processo penale»[73], tale da imporre in appello l’assunzione della prova per la condanna del presunto innocente. E questo perché, a rigor di termini, dalla medesima dovrebbe discendere l’illegittimità di ogni sentenza di condanna resa ex actis, e dunque, di quella emessa tipicamente in esito al giudizio abbreviato, rito che, però, trova fondamento in una delle fattispecie “vicarie” della prova formata in contraddittorio previste dalla Costituzione, le quali sono certamente compatibili con la presunzione di innocenza[74]. Quindi, l’argomento sinora speso dalla giurisprudenza profila, di fatto, un’irragionevole contrapposizione interna tra norme costituzionali: l’art. 111, comma V, Cost., da un lato, e l’art. 27, comma II, dall’altro[75].

L’applicazione dell’art. 603, comma 3-bis, c.p.p. al giudizio abbreviato rischia di violare, però, anche il diritto di difesa (art. 24 Cost.)[76].

La richiesta di giudizio abbreviato è, appunto, una scelta difensiva[77], che può trovare giustificazione nella volontà dell’imputato di ottenere una sentenza di condanna a una pena ridotta o una sentenza di assoluzione, sia pure ai sensi dell’art. 530, comma 2, c.p.p., laddove ritenga il materiale probatorio a carico insufficiente a fondare il giudizio di colpevolezza[78]. In questa seconda ipotesi, a ben vedere, l’imputato, rinunciando alla formazione della prova in contraddittorio, sceglie la strategia processuale che meglio ritiene opportuna per affermare la propria innocenza[79]. La rinnovazione della prova ai sensi dell’art. 603, comma 3-bis, c.p.p. produce la perdita degli effetti di tale scelta (per altro risultata vincente) al di fuori del consenso dell’imputato, ma per il solo effetto dell’atto d’appello del pubblico ministero[80].

Interpretata quale garanzia coerente con la presunzione d’innocenza, la nuova fattispecie di rinnovazione, se applicata in maniera generalizzata al giudizio abbreviato, finisce per dar vita a un risultato irrazionale e a danno dell’imputato. L’obbligo di rinnovazione della prova dichiarativa in caso di overturning dell’esito assolutorio di primo grado pone il pubblico ministero in una situazione di “vantaggio processuale”: quest’ultimo può, infatti, selezionare le prove dichiarative da rinnovare in secondo grado per meglio dimostrare la tesi accusatoria; prove che, a ben vedere, lo stesso imputato (già dichiarato innocente in primo grado) potrebbe non avere interesse a che vengano riassunte, laddove miri ragionevolmente a mantenere invariata la valutazione (a sé favorevole) fattane ex actis dal giudice di primo grado[81].

È come se, nel caso considerato, la rinnovazione della prova in appello costringesse l’imputato a un brusco adattamento della sua strategia difensiva.

Visti i persistenti dubbi di legittimità costituzionale, nonché una sostanziale eterogenesi dei fini derivante dall’estensione dell’art. 603, comma 3-bis, c.p.p. al rito speciale, non resta che stabilire gli spazi applicativi della norma alla luce della ormai sedimentata logica con la quale viene definita generalmente la questione della rinnovazione della prova nel giudizio abbreviato di secondo grado.

Si tratta di sgombrare il campo da quelle incoerenze introdotte in un sistema, quello della prova in appello nel giudizio abbreviato, che ha sempre mantenuto una certa linearità. Perciò, occorre rendere di nuovo valida, per l’ipotesi di cui all’art. 603, comma 3-bis, c.p.p., la “regola aurea” già espressa dalla Corte di cassazione a Sezioni unite nel caso Clarke[82], con i successivi sviluppi: l’esclusione in appello di un potere di iniziativa probatoria delle parti, salvo che non sia stato esercitato in primo grado[83].

Così ragionando, l’applicazione di tale fattispecie di rinnovazione non creerebbe incertezze nell’ipotesi di appello avverso una sentenza di assoluzione emessa all’esito del giudizio abbreviato condizionato, laddove, nei motivi d’impugnazione, il pubblico ministero critichi la valutazione della prova oggetto di integrazione probatoria in primo grado, poiché la stessa verrebbe assunta in entrambi i gradi di giudizio nel contraddittorio tra le parti. Analogamente, si potrebbe ammettere la rinnovazione ex art. 603, comma 3-bis, c.p.p. di tutte le altre prove assunte oralmente nel corso del giudizio di primo grado per iniziativa officiosa e a seguito dell’esercizio del diritto alla prova contraria, nonché di quelle assunte su richiesta dell’imputato in caso di nuove contestazioni ex art. 441-bis c.p.p.[84].

Diversamente, nel caso di richiesta semplice, quando nel corso del giudizio non siano avvenute integrazioni probatorie, non essendo ammessa nessuna forma di rinnovazione su istanza di parte, al di fuori dell’assunzione di una prova nuova o sopravvenuta, è, tanto più, da escludere il diritto della parte pubblica di individuare la prova da far assumere in appello (per meglio provare la condanna), quando in primo grado si sia celebrato un giudizio “allo stato degli atti”.

Sarebbe incongruo già solo «dal punto di vista lessicale»[85], ammettere la rinnovazione di una prova che non si è formata con metodo dialettico, senza rischiare ‒ ed è questo il pericolo maggiore ‒ di “neutralizzare” l’originaria scelta dell’imputato, assolto in primo grado, di essere giudicato sulla base degli atti d’indagine. Scelta che non dovrebbe essere compromessa, in seconde cure, dal riconoscimento di un potere di integrazione probatoria esclusivo del pubblico ministero, al quale, per vero, il legislatore, nell’ambito del giudizio abbreviato, riserva un limitato potere di intervento circoscritto alla prova contraria (artt. 438, comma 5 e 441-bis c.p.p.).

Del resto, questa logica sembra emergere dalla più recente giurisprudenza della Corte europea, che, nella sentenza Di Martino e Molinari c. Italia (2021)[86], ha affrontato la questione rimarcando la necessaria corrispondenza della dinamica probatoria tra primo e secondo grado del giudizio abbreviato. Infatti, per i giudizi di Strasburgo, non viola l’art. 6 § 1 Cedu il “ribaltamento” in appello della sentenza di assoluzione resa nel giudizio abbreviato, che si basi sulla rilettura dei verbali delle dichiarazioni assunte in via unilaterale durante le indagini preliminari, e utilizzati per la decisione di primo grado, dato che gli imputati, con l’accesso al rito abbreviato, hanno inequivocabilmente rinunciato al diritto di controesaminare i testimoni d’accusa, rendendo, pertanto, non necessario assicurare in secondo grado il contatto diretto tra giudice e prova. Diverso è a dirsi, invece, rispetto alla prova dichiarativa, che sia già stata acquisita in primo grado con metodo orale[87], la quale ben avrebbe dovuto essere riassunta, allorché, nel caso concreto, risulti decisiva ai fini della decisione.

Ciò detto, però, visto che «il dominio dell’imputato sulla forma del rito non può costituire condizionamento della piattaforma conoscitiva»[88], è solo al giudice che spetta, ai sensi dell’art. 603, comma 3, c.p.p., la decisione di procedere all’assunzione orale di una prova dichiarativa raccolta in precedenza in via unilaterale[89], laddove sia assolutamente necessario nella prospettiva di una riforma della sentenza di assoluzione.

Nei casi appena visti, tuttavia, v’è da chiedersi se il giudice debba comunque procedere ai sensi dell’art. 603, comma 3, c.p.p. secondo l’interpretazione convenzionalmente conforme accolta dalla giurisprudenza di legittimità prima dell’intervento riformatore.

In altre parole, la domanda è: deve continuare a ritenersi «assolutamente necessaria» la riassunzione della prova che sia decisiva per la riforma della sentenza di assoluzione emessa all’esito del giudizio abbreviato “semplice”, nonché privo di integrazioni probatorie?

La risposta è negativa. L’interpretazione estensiva dell’art. 603, comma 3, c.p.p. è stata determinata dalla necessità di porre rimedio a una pretesa situazione di incompatibilità tra il giudizio d’appello, carente di oralità e immediatezza, e l’art. 6 Cedu. Oggi, però, la questione è disciplinata normativamente all’art. 603, comma 3-bis, c.p.p., il quale ha segnato il superamento dell’interpretazione convenzionalmente conforme del comma precedente, e dalla cui applicazione, però, le ipotesi in cui il primo grado di giudizio si svolga “allo stato degli atti” dovrebbero rimanere escluse.

L’applicabilità della rinnovazione dell’istruzione dibattimentale al giudizio abbreviato dovrebbe tener conto, da un lato, dell’esigenza di garantire la funzione accertativa del processo penale (valore non disponibile)[90], dall’altro lato, dell’esercizio del “diritto di difendersi negoziando”[91] dell’imputato, il quale, «sostituendo all’epistemologia dibattimentale un differente metodo di “genesi” del sapere», opera una precisa scelta sul piano probatorio[92].

L’auspicio è che il legislatore detti presto una disciplina della rinnovazione dell’istruzione dibattimentale ad hoc per il giudizio abbreviato, e sviluppi l’originario sistema costruito dalla giurisprudenza, che ha dimostrato di sapersi ben adattare ai cambiamenti strutturali introdotti della “legge Carotti”, nel quale oggi si sta inserendo una variabile: “dipendente” dal contenuto dell’impugnazione di una sola delle parti e “indipendente” dalla genesi consensualistica del giudizio abbreviato.

 

[1] Per G. PAOLOZZI, Il giudizio abbreviato nel passaggio dal modello "tipo" al modello pretorile, Padova, 1991, p. 182 «il problema è sintetizzabile in un interrogativo lineare: può il giudice di secondo grado, di fronte all’essenza di atti aventi natura e non solo significato di prova su cui basare l’accertamento, in caso di necessità, colmare eventuali lacune probatorie a favore dell’imputato?». In argomento v. N. MANI, Rinnovazione istruttoria e giudizio di rinvio. Problematiche e prospettive in caso di rito abbreviato, in Arch. pen., 2013, n. 3, p. 1011 ss; ID, Tra diritto alla prova e principio di legalità: giudizio abbreviato e rinnovazione in appello, in Arch. pen., 2013, n. 2, p. 5; L. PACIFICI, L’integrazione dell’istruttoria dibattimentale nel giudizio abbreviato d’appello, in Cass. pen., 2016, p. 4275; C. PANSINI, L’appello nel giudizio abbreviato, Padova, 2013, p. 150.

[2] Espressione utilizzata da G. UBERTIS, La prova penale. Profili giuridici ed epistemologici, Torino, 1995, p. 21. A parere di G. DI CHIARA, Considerazioni in tema di rito abbreviato, finalità del processo e tecniche di giudizio, in Riv. it. dir. proc. pen., 1989, p. 579 si tratta di «una vera e propria trasformazione delle risultanze investigative in elementi di prova, che consegue ipso facto all’emissione dell’ordinanza di ammissibilità del rito abbreviato».

[3] Così V. PATANÈ, Giudizio abbreviato e consenso: una problematica compatibilità costituzionale? in Eccezioni al contraddittorio e giusto processo. Itinerario attraverso la giurisprudenza, G. Di Chiara (a cura di), Torino, 2009, p. 98. Infatti, di «do ut des tra imputato e sistema penale» parla W. NOCERINO, Sul divieto di contestazioni patologiche in abbreviato, in Cass. pen., 2020, p. 4478. A riguardo anche C. cost., ord. 27 luglio 2001, n. 326, in Giur. cost., 2001, p. 2609 pone in evidenza che, attraverso la richiesta di giudizio abbreviato, pure nella forma condizionata, «l’imputato - come “contropartita” ad una riduzione di pena in caso di condanna - accett[i] l’utilizzabilità, ai fini della decisione di merito, dell’intero materiale probatorio raccolto nelle indagini preliminari fuori dal contraddittorio tra le parti, senza alcuna eccezione».

[4] N. MANI, Rinnovazione istruttoria e giudizio di rinvio. Problematiche e prospettive in caso di rito abbreviato, cit., p. 1011 ravvisa, per tali ragioni, «seri problemi di compatibilità concettuale con l’istituto della rinnovazione istruttoria nel giudizio d’appello»; secondo G. GAETA, Il rito abbreviato tra la stabilità del quadro probatorio e le ‘incursioni’ di prove supplementari, in Arch. pen., 2020, n. 1, p. 9, tutt’oggi «sembra ancora di là da venire l’individuazione del punto di equilibrio tra la conservazione dello stato degli atti e la legittimità della manutenzione dei protocolli di causa in fase di impugnazione».

[5] Il riferimento è a Cass., sez. un., 13 dicembre 1995, n. 930, di cui si dirà, infra, par. 2. Si rinvia alla nt. 17 per la segnalazione della dottrina a commento.

[6] In merito D. VIGONI, La richiesta di giudizio abbreviato: tipologie e sviluppi del procedimento, in Riv. it. dir. pen. proc., 2018, pp. 1965-1966, osserva che «il riferimento allo “stato degli atti”, tuttora presente nel comma 1 dell’art. 438 c.p.p., pare ora manifestare soltanto una piattaforma cognitiva di partenza, che può essere incrementata, già inizialmente, per impulso dell’imputato, attraverso una richiesta “condizionata” o “associata”; successivamente, da parte del p.m., a seguito del diritto alla prova contraria, e anche ad opera del giudice, mediante l’utilizzo dei poteri integrativi officiosi».

[7] V. D. VIGONI, L’appello contro la sentenza nel giudizio abbreviato fra lacune normative e regole giurisprudenziali, in Dir. pen. proc., 2019, p. 413 ss.

[8] Sul significato dell’espressione v. per tutti G. DI CHIARA, Considerazioni in tema di rito abbreviato, finalità del processo e tecniche di giudizio, cit., p. 579, che ne intende il «divieto assoluto di compiere qualunque attività di integrazione probatoria, una volta emessa l’ordinanza di ammissibilità del rito». Definizione che aveva trovato conferma anche da parte di C. cost., 9 marzo 1992, n. 92, in Cass. pen., 1992, p. 1461, con nota di G. CASCINI, È incostituzionale ma...., la quale aveva riconosciuto come nel rito abbreviato si verifichi «la rinuncia dell’imputato al dibattimento ed il riconoscimento del valore di prova agli elementi acquisiti dal pubblico ministero», e «in più, la rinuncia al diritto ad eventuali allegazioni difensive».

[9] Di «un’impostazione possibilista» parla B. PIATTOLI, Giudizio abbreviato e integrazione probatoria, in Giur. it., 1997, II, p. 431; espressione ripresa poi anche da L. SURACI, Il giudizio abbreviato, Napoli, 2008, p. 447.

[10] Cass., sez. I, 22 novembre 1995, n. 12773, in C.E.D., n. 203153; Cass., sez. I, 2 novembre 1995, n. 3661, in Arch. n. proc. pen., 1996, p. 793; Cass., sez. IV, 18 aprile 1995, n. 5924, in C.E.D., n. 201690; Cass., sez. I, 3 maggio 1994, n. 6815, n. 6815, in Giust. pen., 1995, p. 257; Cass., sez. I, 16 marzo 1994, n. 4451, in Riv. pen., 1995, p. 184; Cass., sez. I, 24 febbraio 1994, n. 5168, in Giust. pen., 1994, III, p. 308, con nota di M. MURONE, In tema di regime dell’appello avverso le sentenze pronunciate in giudizio abbreviato; Cass., 10 giugno 1993, n. 9088, in Cass. pen., 1994, p. 3038, con nota di S. LORUSSO, È veramente incompatibile con l’adozione del giudizio abbreviato in primo grado la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale in grado d’appello?; Cass., sez. I, 24 marzo 1992, n. 5440, in C.E.D., n. 190317; Cass., sez. VI, 28 febbraio 1992, n. 2987, in C.E.D., n. 193819; Cass., sez. II, 2 dicembre 1991, n. 1996, in C.E.D., n. 189155; Cass., 27 giugno 1991, Vernetti, in Cass. pen., 1992, p. 3066, con nota di S. RAMAJOLI, Il giudizio abbreviato e la preclusione a disporre, in grado di appello, la rinnovazione del dibattimento; Cass., sez. VI, 8 aprile 1991, n. 5737, in C.E.D., n. 190147. V. anche Cass., sez. I, 1° febbraio 1994, n. 4436, in Cass. pen., 1995, p. 321, con nota di D. CARCANO, Questioni in tema di integrazione probatoria e giudizio abbreviato, ove si ritiene applicabile l’art. 603, comma 3, c.p.p. ai soli casi di giudizio abbreviato instauratosi nel giudizio direttissimo.

[11] A. CHILIBERTI-F. ROBERTI, Il giudizio abbreviato, in Manuale pratico dei procedimenti speciali, A. Chiliberti-F. Roberti-G. Tuccillo (a cura di), Milano, 1994, p. 250; N. GALANTINI, L’inutilizzabilità della prova nel processo penale, Padova, 1992, p. 276; E. LUPO, Il giudizio abbreviato, in Cass. pen., 1989, p. 1864; M. MURONE, In tema di regime dell’appello avverso le sentenze pronunciate in giudizio abbreviato, in Giust. pen., 1994, III, p. 310; A. PIGNATELLI, sub art. 443 c.p.p., in Commento al nuovo codice di procedura penale, M. Chiavario (coordinato da), Torino, 1990, IV, p. 792; S. RAMAJOLI, Il giudizio abbreviato e la preclusione a disporre, in grado di appello, la rinnovazione del dibattimento, cit., p. 3066; G. SPANGHER, Le acquisizioni probatorie nel giudizio abbreviato in grado d’appello, in Dir. pen. proc., 1996, p. 740. Si segnala anche l’opinione di F. PERONI, L’istruzione dibattimentale nel giudizio d’appello, Padova, 1995, p. 233, il quale esclude «l’ammissibilità di epiloghi di rinnovazione che, in mancanza di ogni contributo di novità, siano intesi unicamente a provocare una rivalutazione del [parametro della “decidibilità allo stato degli atti”], ovvero a determinare il recupero, nella cornice di un più articolato contraddittorio, di elementi cristallizzati dal consenso delle parti nella veste originaria di materiale d’indagine confluito nel fascicolo del pubblico ministero».

[12] Così A. PIGNATELLI, ult. cit.

[13] Cass., sez. V, 18 gennaio 1994, 2333, in Rivtrimdirpenecon., 1995, p. 368, con commento di G. CASAROLI; Cass., sez. VI, 26 gennaio 1994, n. 250, in Giust. pen., 1994, III, p. 330; Cass., sez. VI, 8 ottobre 1992, n. 10933, in C.E.D., n. 192543; Cass., sez., 31 maggio 1991, n. 10022, in Foro it., 1992, II, p. 369; Cass., sez. I, 25 marzo 1991, n. 5532, in Arch. n. proc. pen., 1992, p. 80, con nota di I. LI VIGNI, Brevi note interpretative sul rinvio alle forme previste dall’art. 599 c.p.p. effettuato dall’art. 443. In dottrina, a favore della possibilità di rinnovare la prova in appello v. V. BALESTRINI, Giudizio abbreviato e rinnovazione dell’istruzione dibattimentale, in Cass. pen., 2000, p. 958 ss; A. CAMPO, Giudizio abbreviato e rinnovazione dell’istruzione dibattimentale, in Giur. mer., 1993, II, p. 133; D. CARCANO, Questioni in tema di integrazione probatoria e giudizio abbreviato, cit., p. 322; G. CONTI, Giudizio abbreviato e integrazione probatoria, in Cass. pen., 1992, p. 903 ss; U. FERRANTE, L’appello incidentale e il procedimento camerale nell’appello penale, Milano, 1991, p. 145; R. LI VECCHI, Peripezie e metamorfosi del giudizio abbreviato: procedimento senza pregi e con numerosi difetti, in Riv. pen., 1992, p. 902; S. LORUSSO È veramente incompatibile con l’adozione del giudizio abbreviato in primo grado la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale in grado d’appello?, cit., p. 3030; A. MANFREDI, Possibilità di acquisizione di nuove prove nell’appello celebrato a seguito di giudizio abbreviato, in Arch. n. proc. pen., 1992, p. 249; A. MAZZARA, Aspetti problematici del giudizio abbreviato: i controlli del giudice in appello, in I giudizi semplificati, A. Gaito (coordinato da), Padova, 1989, p. 111 ss; M. MENNA, Il giudizio d’appello, in Studi di procedura penale, G. Riccio (a cura di), Napoli, 1996, p. 275 ss; M. MONTAGNA, L’appello nel giudizio abbreviato, in Studi sul processo penale in ricordo di Assunta Mazzarra, A. Gaito (a cura di), Padova, 1996, p. 334; G. PAOLOZZI, Il giudizio abbreviato nel passaggio dal modello "tipo" al modello pretorile, cit., p. 182 ss; F. PERONI, L’istruzione dibattimentale nel giudizio d’appello, cit., p. 231; B. PIATTOLI, Giudizio abbreviato e integrazione probatoria, cit., p. 429; A. SANNA, Pubblicità dell’udienza nel giudizio abbreviato in secondo grado, in Giur. it., 1993, II, p. 332.

[14] Il rinvio contenuto nell’art. 443, comma 4, c.p.p. sarebbe stato da intendersi all’art. 599 c.p.p. nella sua interezza in assenza di alcun elemento, quantomeno letterale, da cui desumere un rinvio solo parziale. Secondo tale orientamento, quindi, se il legislatore avesse voluto ritenere applicabili al rito abbreviato d’appello solamente le disposizioni dell’art. 599 c.p.p. che disciplinano il procedimento in camera di consiglio avrebbe fatto rinvio direttamente all’art. 127 c.p.p.

[15] C. cost., 19 dicembre 1991, n. 470, in Cass. pen., 1992, p. 901, con nota di G. CONTI, Giudizio abbreviato e integrazione probatoria.

[16] Secondo G. CONTI, ult. cit., p. 902, in realtà, la pronuncia contiene un caveat a eventuali altri sconfinamenti della raccolta della prova in appello nel rito alternativo, visto che «non si present[erebbe] neppure possibile, nell’ambito del rito abbreviato, procedere al rinnovo di una fase che, in tale rito, non sussiste». Di recente G. GAETA, Il rito abbreviato tra la stabilità del quadro probatorio e le ‘incursioni’ di prove supplementari, cit., p. 11 ss., rimarcando l’attualità della sentenza della Corte costituzionale, ha precisato «che il criterio dell’assoluta necessità, sottolineato dal Giudice delle leggi, impone un’interpretazione ancor più rigorosa anche con riguardo al tipo di prove da assumere in appello, dovendosi affermare […] che il giudice d’appello possa acquisire solo le prove a favore dell’imputato e non anche quelle a carico».

[17] Cass., sez. un., 13 dicembre 1995, n. 930, in Dir. pen. proc., 1996, p. 734, con nota di G. SPANGHER, Le acquisizioni probatorie nel giudizio abbreviato in grado d’appello.

[18] Infatti, a opinione della Corte, «eventuali incongruenze dello sviluppo del giudizio abbreviato» sarebbero state addebitabili, al più, «alla non ponderata valutazione del giudice dell’udienza preliminare quando, senza la dovuta cautela, ha ritenuto definibile allo stato degli atti un procedimento che, invece, non lo era».

[19] V. D. MANZIONE, Le prassi applicative nel giudizio abbreviato: regole del processo ed istituti di diritto sostanziale, in Arch. n. proc. pen., 1998, p. 138.

[20] Per F. ZACCHÈ, Il giudizio abbreviato, Milano, 2004, p. 21 si è trattato «di procedimento scritto, refrattario a qualunque meccanismo d’integrazione probatoria, nel quale l’accusato si limitava a prendere atto dei risultati dell’inchiesta preliminare condotta dalla pubblica accusa, rinunciando, al contempo, all’esercizio del diritto di difendersi provando».

[21] La Corte prendeva, tra l’altro, tangenzialmente posizione in relazione al contrasto giurisprudenziale, allora esistente, tra la rigida esclusione di qualsiasi potere del giudice di acquisizione della prova nel giudizio abbreviato di primo grado, tranne che nell’ipotesi di passaggio dal rito direttissimo a quello abbreviato ex art. 452, comma 2, c.p.p. (Cass., sez. I, 3 maggio 1994, n. 6815, cit.; Cass., sez. I, 16 marzo 1994, n. 4451, cit.; Cass, sez. I, 1° febbraio 1994, n. 4436, cit.; Cass., sez. II, 16 aprile 1993, n. 5787, in C.E.D., n. 194053; Cass., sez. VI, 11 maggio 1992, n. 10627, in C.E.D., n. 192151) e soluzioni di temperamento, quali la possibilità di procedere all’interrogatorio dell’imputato (Cass., sez. VI, 24 maggio 1993, n. 7152, in Arch. n. proc. pen., 1993, p. 564; Cass., sez. VI, 28 settembre 1992, n. 10599, in C.E.D., n. 192141) e l’acquisizione delle prove documentali (Cass., sez. II, 2 ottobre 1992, n. 4014, in C.E.D., n. 195013; Cass., sez. II, 2 dicembre 1991, n. 1996, in C.E.D., n. 189156), pur limitando tali integrazioni probatorie a punti diversi dalla ricostruzione storica del fatto e dall’attribuibilità del reato all’imputato (Cass., sez. I, 1° febbraio 1994, n. 4436, cit.; Cass., sez. II, 2 ottobre 1992, n. 4014, cit.; Cass., sez. I, 10 dicembre 1990, n. 4519, in C.E.D., n. 186845).

[22] Contrariamente G. SPANGHER, Le acquisizioni probatorie nel giudizio abbreviato in grado d’appello, cit., p. 740 riteneva che ciò avrebbe rappresentato un modo per aggirare il limite generale ai poteri istruttori, derivante dal consenso prestato al rito, rimanendo difficile da sostenere il perdurare dell’effetto premiale, al venir meno della “decidibilità allo stato degli atti” in appello.

[23] Volendo sottolineare la profondità dei cambiamenti apportati dalla legge di riforma C. BONZANO, Note critiche sul nuovo giudizio abbreviato, in Giur. mer., 2000, p. 765, nota come il giudizio abbreviato conservi del rito regolato dalla disciplina previgente solo «l’identità onomastica».

[24] A riguardo si tenga conto, altresì, dell’immutato rinvio dell’art. 443, comma 4, c.p.p. all’art. 599 c.p.p. In argomento v. D. NEGRI, Il “nuovo” giudizio abbreviato: un diritto dell’imputato tra nostalgie inquisitorie e finalità di economia processuale, in Il processo penale dopo la riforma del giudice unico, F. Peroni (a cura di), Padova, 2000, p. 498; C. PANSINI, Il giudizio abbreviato, cit., p. 162-163; F. ZACCHÈ, Il giudizio abbreviato, cit., p. 212.

[25] Cass., sez. un., 27 ottobre 2004, n. 44711, in Cass. pen., 2005, p. 358, con nota di P. SPAGNOLO, Note minime in tema di giudizio abbreviato condizionato: prova necessaria, legalità della pena, oneri dell’imputato definisce, per questo, l’imputato come «arbitro esclusivo dell’instaurazione del giudizio “semplice” o “puro»; in senso conforme v. Cass., sez. I, 20 dicembre 2000, n. 11272, in C.E.D., n. 218577; Cass., sez. I, 2 luglio 2001, n. 30276, in Arch. n. proc. pen., 2001, p. 603.

[26] Le acquisizioni probatorie ex art. 438, comma 5, c.p.p. «devono essere soltanto integrative e non sostitutive del materiale già acquisito e utilizzabile come base cognitiva» (Cass., sez. un., 27 ottobre 2004, n. 44711, cit.; Cass., sez. VI, 8 aprile 2003, n. 25713, in C.E.D., n. 225678).

[27] C. cost., 9 maggio 2001, n. 115, in Giur. cost., 2001, p. 948, con nota di M. ANNUNZIATA, In tema di atti utilizzabili nel rito abbreviato, ai fini dell’accertamento di tale parametro, ha individuato come termine di paragone i tempi del giudizio ordinario.

[28] A riguardo D. VIGONI, La richiesta di giudizio abbreviato: tipologie e sviluppi del procedimento, cit., p. 1930 spiega come «l’abbandono di una configurazione del rito nei termini di “prova bloccata” [abbia] lasciato spazio ad un assetto a “prova contratta”, dove l’ingresso di elementi ulteriori, rispetto a quelli già acquisiti, è vincolato a specifici presupposti». V. anche V. MAFFEO, Il giudizio abbreviato, in Studi di procedura penale, G. Riccio (a cura di), Napoli, 2004, p. 399 la quale riconosce la perdita del «carattere di “cartolarità”» del rito abbreviato.

[29] In più, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge n. 103 del 2017, può considerarsi un ulteriore momento di integrazione istruttoria all’interno del rito semplificato il deposito dei risultati delle indagini difensive cui segue la domanda di giudizio abbreviato, in conseguenza del quale il p.m. può richiedere un termine non superiore ai sessanta giorni per il compimento di ulteriori indagini sui temi introdotti dalla difesa (art. 438, comma 4, c.p.p.). Infine, ulteriori casi di raccolta della prova nel giudizio abbreviato di primo grado sono rappresentati dell’esercizio da parte del pubblico ministero del diritto all’ammissione della prova contraria in caso di richiesta “condizionata” (art. 438, comma 5, c.p.p.), dalla richiesta dell’imputato di ammissione di nuove prove in relazione alle nuove contestazioni e di quella del p.m. della prova contraria (art. 441-bis, comma 5, c.p.p.).

[30] V. G. DI CHIARA, sub art. 441 c.p.p., in Codice di procedura penale commentato, A. Giarda-G. Spangher (a cura di), Milano, 2001, p. 753; V. MAFFEO, Il giudizio abbreviato, cit., p. 144, per la quale «la formula, cioè, assume funzione strategica rispetto alle ulteriori attività istruttorie».

[31] Per E. AMODIO, Giudice unico e garanzie difensive nella procedura penale riformata, in Studi in ricordo di Giandomenico Pisapia, II, Milano, 2000, p. 49, è «il giudizio abbreviato a rivelare una nuova struttura che lascia scorgere una stretta analogia con le forme dibattimentali», tanto da considerarlo come «un dibattimento ad attività probatoria contratta».

[32] F. R. DINACCI, La rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale nel giudizio di rinvio, in Cass. pen., 2007, p. 3520; C. FIORIO, La nuova prova nel processo penale, Padova, 2008, p. 184; L. PACIFICI, L’integrazione dell’istruttoria dibattimentale nel giudizio abbreviato d’appello, cit. p. 4276; C. PANSINI, L’appello nel giudizio abbreviato, cit., p. 165; L. SURACI, L’appello, in A.a. V.v., Impugnazioni penali, Padova, 2019, p. 206; ID, Il giudizio abbreviato, cit., p. 450; M. ROSSI, Rinnovazione dibattimentale e giudizio abbreviato: problemi di compatibilità, in Giur. it., 2011, p. 2655.

[33] Cass., sez. II, 17 giugno 2010, n. 35987, in C.E.D., n. 248181, stabilisce che «nel giudizio abbreviato d’appello il giudice può esercitare il potere officioso di integrazione probatoria, perché la previsione ex art. 441, comma 5, c.p.p. che attribuisce tale potere al giudice del rito abbreviato in primo grado, è estensibile, con gli stessi limiti, a quello del grado successivo»; in senso conforme v. Cass., sez. VI, n. 4694, 24 ottobre 2017, in C.E.D., n. 272197; Cass., sez. II, 24 marzo 2017, n. 17103, in C.E.D., n. 270069; Cass., sez. V, 23 novembre 2015, n. 11908, in C.E.D., n. 266158; Cass., sez. I, 18 giugno 2014, n. 37588, in C.E.D., n. 260840; Cass., sez. III, 18 marzo 2014, n. 20262, in C.E.D., n. 259663; Cass., sez. I, 16 aprile 2013, n. 20466, in C.E.D., n. 256165; Cass., sez. III, 22 settembre 2011, n. 1858, in Cass. pen., 2013, p. 3178. In dottrina v. S. ASTARITA, Gli ambiti soggettivi di utilizzabilità delle prove acquisite in appello successivamente all’ammissibilità del rito abbreviato, in Giur. it., 2004, p. 1052; V. BALESTRINI, Giudizio abbreviato e rinnovazione dell’istruzione dibattimentale, in Cass. pen., 2000, p. 961; M. BONETTI, Il giudizio abbreviato, in I procedimenti speciali in materia penale, M. Pisani (a cura di), Milano, 2003, p. 106; C. BONZANO, Note critiche sul nuovo giudizio abbreviato, cit., p. 763; F. R. DINACCI, La rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale nel giudizio di rinvio, in Cass. pen., 2007, p. 3520; C. FIORIO, La nuova prova nel processo penale, Padova, 2008, p. 184; R. M. GERACI, Giudizio abbreviato e poteri di integrazione probatoria del giudice, in Cass. pen., 2004, p. 4121; I. GUERINI, Rinnovazione probatoria d’ufficio nel giudizio abbreviato d’appello: valutazione della prova dichiarativa e regola di giudizio, in Dir. pen. cont-Riv. trim., 2018, n. 5, p. 323; F.P.C. IOVINO, I limiti all’appello nel rito abbreviato, in Le recenti modifiche al codice di procedura penale. Commento alla Legge 16 dicembre 1999, n. 479 (c.d. legge Carotti), III, Le innovazioni in tema di riti alternativi, R. Normando (a cura di), Milano, 2000, p. 89; B. LAVARINI, Il nuovo giudizio abbreviato, in Riv. dir. proc., 2001, p. 779; V. MAFFEO, Il giudizio abbreviato, cit., p. 392-393; L. PACIFICI, L’integrazione dell’istruttoria dibattimentale nel giudizio abbreviato d’appello, cit. p. 4276; C. PANSINI, L’appello nel giudizio abbreviato, cit., p. 165; A. U. PALMA, Vecchio e nuovo: l’integrazione probatoria ‘ex officio’ nel giudizio abbreviato, in La giustizia penale, 2010, n. 10, III, p. 535; L. PISTORELLI-R. BRICCHETTI, Giudizio abbreviato, in Trattato di procedura penale, IV, G. Spangher (diretto da), Torino, 2009, p. 347; L. SURACI, Il giudizio abbreviato, cit., p. 450; ID, L’appello, cit., p. 206; M. ROSSI, Rinnovazione dibattimentale e giudizio abbreviato: problemi di compatibilità, cit., p. 2655-2656; F. ZACCHÈ, Il giudizio abbreviato, cit., p. 212.

[34] Cass., sez. VI, 30 ottobre 2012, n. 26093, in C.E.D., n. 255736; Cass., sez. I, 10 luglio 2012, n. 37435, in Dir. pen. proc., 2012, p. 1438, con nota di F. PERONI, Appello: ancora sulla rinnovazione istruttoria nel giudizio abbreviato; Cass., sez. I, 24 gennaio 2008, n. 13756, in C.E.D., n. 239767; Cass., sez. VI, 20 aprile 2005, n. 6221, in C.E.D., n. 233090; Cass., sez. I, 26 febbraio 2004, n. 25096, in C.E.D., n. 228644; Cass., sez. VI, 26 giugno 2003, n. 37389, in C.E.D., n. 226806; in relazione al giudizio di rinvio, Cass., sez. V, 9 maggio 2006, n. 19388, in C.E.D., n. 234157.

[35] Continuano, invece, a sostenere che nel giudizio abbreviato le parti non siano titolari del diritto alla prova, ma solo di una facoltà di sollecitazione, in quanto il potere alla rinnovazione spetta solo al giudice Cass., sez. III, 13 novembre 2019, n. 5694, in Guida dir., 2020, n. 28, p. 104; Cass., sez. VI, 19 settembre 2019, in C.E.D., n. 278061; Cass., sez. I, 14 gennaio 2016, n. 8316, in C.E.D., n. 266145; Cass., sez. V, 23 novembre 2015, n. 11908, in C.E.D., n. 266158; Cass, sez. II, 1° ottobre 2013, n. 45329, in C.E.D., n. 257498; Cass., sez. VI, 20 aprile 2005, n. 6221, in C.E.D., n. 233090; Cass., sez. I, 26 febbraio 2004, n. 25096, cit.; Cass., sez. III, 13 febbraio 2003, n. 12853, in Riv. it. dir. pen proc., 2004, p. 4116 con nota di R. M. GERACI, Giudizio abbreviato e poteri di integrazione probatoria del giudice.

[36] V. in particolare Cass., sez. III, 29 gennaio 2008, n. 11100, in C.E.D., n. 239081; Cass., sez. IV, 20 dicembre 2005, n. 15573, in C.E.D., n. 233956; Cass., sez. III, 2 marzo 2004, n. 15296, in Cass. pen., 2006, p. 2886. Non concorda R. ORLANDI, Procedimenti speciali, in Compendio di procedura penale, G. Conso-V. Grevi-M. Bargis (a cura di), Padova, 2016, p. 642, secondo cui, avendo l’imputato «rinunciato integralmente al diritto alla prova, non può pretendere che tale diritto risorga nel giudizio d’appello. Reciprocamente, nemmeno il pubblico ministero appellante sarebbe qui titolare di un diritto alla prova contraria». Estende, invece, l’applicazione dell’art. 603, comma 1, c.p.p. anche al giudizio abbreviato “semplice” F. ZACCHÈ, Il giudizio abbreviato, cit., p. 213, poiché il giudizio abbreviato «è un modello processuale unico, le cui modalità d’instaurazione, tra l’altro, non si riflettono sulla possibilità concessa alle parti di chiedere in un momento successivo il compimento di ulteriori attività istruttorie ex art. 441 comma 5 c.p.p.»; così anche B. LAVARINI, Il nuovo giudizio abbreviato, cit., p. 779 ss; M. ROSSI, Rinnovazione dibattimentale e giudizio abbreviato: problemi di compatibilità, cit., p. 2657.

[37] Secondo L. PACIFICI, L’integrazione dell’istruttoria dibattimentale nel giudizio abbreviato d’appello, cit., p. 4278, infatti, una «generale estensione a qualsiasi integrazione probatoria (purché necessaria per decidere) rischia, all’opposto, di equiparare, in fase di appello, il giudizio abbreviato condizionato a quello ordinario»; così anche R. BRICCHETTI-L. PISTORELLI, Il giudizio abbreviato. Profili teorico-pratici, Milano, 2005, p. 357; R. M. GERACI, Giudizio abbreviato e poteri di integrazione probatoria del giudice, cit., p. 4122; D. NEGRI, Il “nuovo” giudizio abbreviato: un diritto dell’imputato tra nostalgie inquisitorie e finalità di economia processuale, cit., p. 499 ss.

[38] D. NEGRI, ult. cit., p. 500; D. VIGONI, L’appello contro la sentenza nel giudizio abbreviato fra lacune normative e regole giurisprudenziali, cit., p. 416.

[39] A. DE CARO-V.MAFFEO, voce Appello, in Digpen., agg. V, Torino, 2010, p. 61, definiscono «prove nuove» ex art. 603, comma 1, c.p.p. quelle non esistenti in atti ma che si avrebbero potuto essere acquisite nel giudizio di primo grado. In particolare, si tratta di elementi probatori preesistenti nel corso del giudizio di primo grado ma non acquisiti e non per difetto di iniziativa delle parti (M. MENNA, Il giudizio d’appello, cit. p. 313 ss; F. PERONI, L’istruzione dibattimentale nel giudizio d’appello, p. 196).

[40] Cass., sez. II, 26 ottobre 2016, n. 49324, in C.E.D., n. 268363; in senso conforme v. Cass., sez. V, 7 aprile 2017, n. 33870, in C.E.D., n. 270474: Cass., sez. IV, 29 marzo 2017, n. 19044, in C.E.D., n. 269887. D. VIGONI, L’appello contro la sentenza nel giudizio abbreviato fra lacune normative e regole giurisprudenziali, cit., p. 416 nota come tale orientamento paia «non tanto manifestare un’apertura a supplementi istruttori, quanto rimarcare la necessità di mantenere, anche nel giudizio di seconde cure, una dinamica probatoria coerente con l’assetto del rito e con l’opzione manifestata dall’imputato».

[41] Cass., sez. I, 14 gennaio 2016, n. 8316, cit.; Cass., sez. II, 17 ottobre 2013, n. 44947, in C.E.D., n. 257977; Cass., sez. I, 23 maggio 2012, n. 35846, in C.E.D., n. 253729; Cass., sez. II, 3 febbraio 2012, n. 9267, in C.E.D., n. 252108; Cass., sez. I, 14 ottobre 2010, n. 43473, in Dir. proc. pen., 2011, p. 1243, con nota di G. SEGALA, Il giudizio abbreviato d’appello fra diritto alla prova ed economia processuale; Cass., sez. IV, 14 novembre 2007, n. 10795, in Riv. pen., 2008, p. 1332, con nota di S. CRIMI, Concorso colposo nel delitto doloso: intersezioni e cointeressenze tra causalità e colpa, violazione dello scopo di protezione della norma, posizioni di garanzia ed orizzonti del principio dell’affidamento; Cass., sez. III, 9 novembre 2006, n. 230 in C.E.D., n. 235809.

[42] Cass., sez. II, 17 ottobre 2013, n. 44947; Cass., sez. II, 3 febbraio 2012, n. 9267, cit.; Cass., sez. I, 14 ottobre 2010, n. 43473, cit.; Cass., sez. III, 9 novembre 2006, n. 230, cit.

[43] D. CARCANO, Questioni in tema di integrazione probatoria e giudizio abbreviato, cit., p. 322-323; G. ILLUMINATI, Il giudizio senza oralità, cit., p. 89; B. LAVARINI, Il nuovo giudizio abbreviato, cit., p. 780; C. PANSINI, L’appello nel giudizio abbreviato, cit., p. 169; G. SEGALA, Il giudizio abbreviato d’appello fra diritto alla prova ed economia processuale, cit. p. 4279. Nello stesso senso, già prima della legge n. 479 del 1999, si esprimeva G. PAOLOZZI, Il giudizio abbreviato nel passaggio dal modello "tipo" al modello pretorile, cit., p. 184.

[44] D. VIGONI, L’appello contro la sentenza nel giudizio abbreviato tra lacune normative e regole giurisprudenziali, cit., p. 416; contra B. LAVARINI, Il nuovo giudizio abbreviato, cit., p. 780, secondo la quale «le ragioni dell’accusa, il cui diritto alla prova è già notevolmente compresso nel rito abbreviato, rischierebbero un irrimediabile pregiudizio, di dubbia compatibilità con l’art. 112 Cost.»; M. ROSSI, Rinnovazione dibattimentale e giudizio abbreviato: problemi di compatibilità, cit., p. 2657, nt. 30, cui si rinvia per ulteriori riferimenti bibliografici.

[45] Cass., sez. VI, 21 maggio 2019, n. 37901, in C.E.D., n. 276913; Cass., sez. I, 7 novembre 2018, n. 12968, in C.E.D., n. 276318; Cass., sez. I, 14 gennaio 2016, n. 8316, cit.; Cass., sez. I, 18 giugno 2014, n. 37588, cit.; Cass., sez. II, 18 gennaio 2011, n. 3609, in C.E.D., n. 249161; Cass., sez. V, 19 aprile 2013, n. 19253, in Arch. pen., 2013, n. 3, con nota di R. APRATI, Giudizio abbreviato e imprevedibilità della rinnovazione istruttoria in appello; Cass., sez. IV, 14 novembre 2007, n. 10795, cit. V. anche Cass., sez. I, 23 maggio 2012, n. 35846, in C.E.D., n. 253729, che non possa riconoscersi al pubblico ministero il diritto di chiedere l’ammissione di prove sopravvenute ex art. 603, comma 2, c.p.p. poiché «il potere di integrazione probatoria d’ufficio da parte del Giudice può, infatti, tutelare adeguatamente gli interessi di cui la pubblica accusa è portatrice».

[46] Così osserva, condividendo, L. PACIFICI, L’integrazione dell’istruttoria dibattimentale nel giudizio abbreviato d’appello, cit., p. 4280; L. SURACI, L’appello, cit. p. 207 riconosce, invece, il diritto delle parti alla richiesta di ammissione di prove scoperte o sopravvenute dopo il giudizio di primo grado, rinvenendone il relativo criterio di valutazione nel «canone della necessità per la decisione».

[47] Cass., sez. II, 21 dicembre 2012, n. 14649, in Proc. pen. giust., 2013, n. 6, p. 83, con nota di E. MARIUCCI, Il giudizio abbreviato d’appello e preclusioni istruttorie alla rinnovazione dibattimentale; Cass., sez. I, 23 maggio 2012, n. 35846, cit.; Cass., sez. VI, 10 novembre 2005, n. 45240, in C.E.D., n. 233506.

[48] Cass., sez. II, 21 dicembre 2012, n. 14649, cit.

[49] Cass., sez. II, 21 dicembre 2012, n. 14649, cit.

[50] C. eur. dir. uomo, sez. III, sent. 10 novembre 2020, Dan c. Moldavia (n. 2); C. eur. dir. uomo, sez. I, sent. 22 ottobre 2020, Tondo c. Italia; C. eur. dir. uomo, sez. II, sent. 3 dicembre 2019, Ciobanu c. Moldavia; C. eur. dir. uomo, sez. III, sent. 25 febbraio 2020, Paixão Moreira Sá Fernandes c. Portogallo; C. eur. dir. uomo, sez. IV, 24 aprile 2018, Ovidiu Cristian Stoica c. Romania; C. eur. dir. uomo, sez. I, 29 giugno 2017, Lorefice c. Italia; C. eur. dir. uomo, sez. II, 28 febbraio 2017, Manoli c. Repubblica di Moldavia; C. eur. dir. uomo, sez. II, 5 luglio 2016, Lazu c. Moldavia; C. eur. dir. uomo, sez. III, 15 settembre 2015, Moinescu c. Romania; C. eur. dir. uomo, sez. III, 16 settembre 2014, Mischie c. Romania; C. eur. dir. uomo, sez. III, 25 febbraio 2014, Văduva c. Romania; C. eur. dir. uomo, sez. III, 14 gennaio 2014, Cipleu c. Romania; C. eur. dir. uomo, sez. III, 17 dicembre 2013, Ion Tudor c. Romania; C. eur. dir. uomo, sez. III, 29 ottobre 2013, Hogea c. Romania; C. eur. dir. uomo, sez. III, 4 giugno 2013, Hanu c. Romania; C. eur. dir. uomo, sez. III, 9 aprile 2013, Flueraş c. Romania; C. eur. dir. uomo, sez. III, 5 marzo 2013, Manolachi c. Romania; C. eur. dir. uomo, sez. III, 26 giugno 2012, Găitănaru c. Romania; C. eur. dir. uomo, sez. III, 5 luglio 2011, Dan c. Moldavia; C. eur. dir. uomo, sez. III, 16 novembre 2010, García Hernández c. Spagna; C. eur. dir. uomo, sez. III, 29 aprile 2008, Spînu c. Romania; C. eur. dir. uomo, sez. III, 8 marzo 2007, Danila c. Romania; C. eur. dir. uomo, sez. II, 18 maggio 2004, Destrehem c. Francia; C. eur. dir. uomo, sez. II, 15 luglio 2003, Sigurþór Arnarsson c. Islanda; C. eur. dir. uomo, sez. I, 27 giugno 2000, Constantinescu c. Romania; C. eur. dir. uomo, 26 maggio 1988, Ekbatani c. Svezia. In senso parzialmente difforme v. C. eur. dir. uomo, sez. II, 26 aprile 2016, Kashlev c. Estonia; C. eur. dir. uomo, sez. IV, 27 giugno 2017, Chiper c. Romania.

[51] Con le uniche eccezioni dell’impossibilità di riesaminare il dichiarante nel giudizio di appello, perché deceduto o perché occorre garantire il privilegio contro l’autoincriminazione (C. eur. dir. uomo, sez. III, 5 luglio 2011, Dan c. Moldavia, cit.).

[52] Sugli itinerari interpretativi della Corte europea v. V. AIUTI, Impugnazioni e principio di immediatezza nella giurisprudenza della Corte di Strasburgo, in Dir. pen. proc., 2015, p. 1440 ss; ID, L’art. 603 c.p.p. dopo Dan c. Moldavia: un casebook, in Giur. it., 2016, p. 1002 ss; ID, La Corte europea dei diritti dell’uomo e il libero convincimento del giudice d’appello, in Cass. pen., 2014, p. 3963; S. ARASI, Proscioglimento capovolto in appello e rinnovazione istruttoria, in Proc. pen. giust., 2014, p. 148; H. BELLUTA, Overturning the acquittal in appello e giusto processo: la Corte europea esige la rinnovazione della prova, in Riv. it. dir. pen. proc., 2017, p. 886 ss; A. CAPONE, Dopo Dan contro Moldavia. Per un processo di parti nell’appello penale, in Riv. dir. proc., 2015, p. 1007 ss; R. CASIRAGHI, sub art. 6, in Corte di Strasburgo e giustizia penale, cit., p. 226 ss; A. FIASCHI, La rinnovazione della prova dichiarativa in appello per riformare la condanna di primo grado, in Dir. pen. proc., 2015, p. 865 ss; A. PASTA, Il disagio dell’interprete innanzi alle norme Cedu. La rinnovazione dell’istruttoria come condizione della riforma in appello della sentenza di assoluzione, in Arch. pen., 2017, n. 1, p. 10 ss; S. RECCHIONE, La prova dichiarativa cartolare al vaglio della corte europea dei diritti dell'uomoDir. pen. cont., 7 maggio 2013; S. TESORIERO, La rinnovazione della prova dichiarativa in appello alla luce della Cedu, in Dir. pen. cont.-Riv. trim., 2014, p. 239 ss; ID, Luci e ombre della rinnovazione dell’istruttoria in appello per il presunto innocente, in Giust. pen., 2017, III, p. 79 ss.

[53] In proposito P. GAETA, Condanna in appello e rinnovazione del dibattimento, in Libro dell’anno del diritto 2014, Roma, 2014, p. 630, ritiene che la giurisprudenza della Corte europea «esprime un indubbio principio di fedeltà al modulo accusatorio, che postula - salve limitate eccezioni - identità soggettiva tra organo che assume ed organo che valuta la prova e stretta consecuzione delle due operazioni».

[54] Cass., sez. un., 28 aprile 2016, n. 27620, in Cass. pen., 2016, p. 3214 con nota di V. AIUTI, Poteri d’ufficio della Cassazione e diritto all’equo processo; a commento v. A. CAPONE, Prova in appello: un difficile bilanciamento, in Dir. pen. giust., 2016, n. 6, p. 41 ss; E. LORENZETTO, Reformatio in peius in appello e processo equo (art. 6 CEDU): fisiologia e patologia secondo le Sezioni Unite, in Dir. pen cont., 5 ottobre 2016; G. DE MARZO, Reformatio in peius della sentenza assolutoria di primo grado e doveri motivazionali del giudice d’appello, in Foro it., 2016, II, p. 517 ss; L. PALMIERI, Oralità e immediatezza nel giudizio di appello: una riforma solo annunciata, in Dir. pen. proc., 2017, p. 1075 ss; S. TESORIERO, Luci e ombre della rinnovazione dell'istruttoria in appello per il presunto innocente, cit., p. 65 ss.

[55] Le Sezioni unite hanno preso, in questo modo, posizione rispetto a un serrato contrasto giurisprudenziale sorto in sede di recepimento dei principi europei: l’orientamento maggioritario teneva ferme le logiche della precedente giurisprudenza sull’applicabilità dell’art. 603 c.p.p. al rito speciale ed escludeva l’obbligo di rinnovazione, eccettuando, coerentemente, solo i casi in cui in primo grado le prove dichiarative fossero state assunte in contraddittorio e cioè le ipotesi di giudizio abbreviato condizionato o in quelle in cui il giudice avesse attivato i suoi poteri di integrazione probatoria, di cui all’art. 441, comma 5, c.p.p. (v. Cass., sez. III, 6 ottobre 2015, n. 49165, in C.E.D., n. 265589; Cass., sez. VI, 23 giugno 2015, n. 35799, in Il penalista, 9 settembre 2015; Cass., sez. III, 23 giugno 2015, n. 38786, in C.E.D., n. 264793; Cass., sez. I, 9 giugno 2015, n. 26860, in C.E.D., n. 263961; Cass., sez. III, 24 febbraio 2015, n. 11658, in C.E.D., n. 262985; Cass., sez. VI, 2 ottobre 2014, n. 14038, in C.E.D., n. 262949; Cass., sez. II, 12 giugno 2014, n. 40254, in C.E.D., n. 260442; Cass., sez. II, 15 luglio 2014, n. 32655, in Arch. pen., 2015, n. 1, con nota di L. PARLATO, Ribaltamento della sentenza in appello: occorre rinnovare la prova anche per la riforma di una condanna?; Cass., sez. III, 30 ottobre 2014, n. 45456, in C.E.D., n. 260868; Cass., sez. II, 12 giugno 2014, n. 40254, in C.E.D., n. 260445; Cass., sez. II, 23 maggio 2014, n. 33690, in C.E.D., n. 260147); quello minoritario riteneva sempre obbligatorio riassumere in contraddittorio le prove dichiarative decisive, anche se in primo grado le medesime erano state valutate “sulle carte” (v. Cass., sez. V, 24 febbraio 2015, n. 25475, in C.E.D., n. 263903; Cass., sez. VI, 11 febbraio 2014, n. 8654, in C.E.D., n. 259107; Cass., sez. fer., 11 settembre 2014, n. 53562, in C.E.D., n. 261541).

[56] V. l’ordinanza di rimessione, Cass., sez. II, ord. 28 ottobre 2016, n. 47015, in Dir. pen. cont.-Riv. trim, 2017, 1, p. 5, con nota di H. BELLUTA-L. LUPARIA, Alla ricerca del vero volto della sentenza Dasgupta. Alle Sezioni unite il tema della rinnovazione probatoria in appello dopo l’assoluzione in abbreviato non condizionato.

[57] Cass., sez. un., 19 gennaio 2017, n. 18620, in Cass. pen., 2017, p. 2666, con nota di R. APRATI “Overturning” sfavorevole in appello e mancanza del riesame; a commento v. V. AIUTI, Condanna in appello e rito abbreviato, in Dir. pen. proc., 2017, p. 1437; H. BELLUTA-L. LUPARIA, Ragionevole dubbio e prima condanna in appello: solo la rinnovazione ci salverà?, in Dir. pen. cont., 8 maggio 2017; P. MAGGIO, Necessaria l’assunzione della prova dichiarativa nel giudizio d’appello che riforma la sentenza di assoluzione, in Proc. pen. giust., 2017, p. 588; N. MANI, Resistenze giurisprudenziali al capolineala forza granitica della sentenza di assoluzione e la necessaria riassunzione della prova dichiarativa anche nel giudizio d’appello da rito abbreviato, in Arch. pen, 2017, n. 2; C. MINNELLA, Necessario procedere alla rinnovazione del giudizio, in Guida dir., 2017, n. 24, p. 48; C. MORSELLI, Prova dichiarativa e giudizio abbreviato, in Riv. pen., 2017, p. 872; N. ROMBI, Le Sezioni unite e le condanne cartolari nel giudizio abbreviato d’appello, in Proc. pen. giust., 2017, p. 806; S. TESORIERO, Una falsa garanzia: l’obbligatoria attuazione del contraddittorio nel giudizio abbreviato d’appello, in Cass. pen., 2017, p. 3668. A commento dell’ordinanza di rimessione alle Sezioni unite Cass., sez. II, ord. 28 ottobre 2016, n. 47015, in Dir. pen. cont.-Riv. trim, 2017, 1, p. 5, v. H. BELLUTA-L. LUPARIA, Alla ricerca del vero volto della sentenza Dasgupta. Alle Sezioni unite il tema della rinnovazione probatoria in appello dopo l’assoluzione in abbreviato non condizionato; in senso conforme e di poco precedente v. Cass., sez. III, 12 luglio 2016, n. 43242, in C.E.D., n. 267626.

[58] Già prima dell’intervento delle Sezioni unite, Cass. pen, sez. III, 30 ottobre 2014, n. 45456, cit. avvertiva del fatto che «”assolutizzare” il principio posto dalla Corte edu (nel senso di richiedere sempre, in caso di difforme decisione, l’ascolto diretto della fonte di prova) condurrebbe alla inaccettabile affermazione, non operata, mai neppure dalla Corte europea, della non compatibilità, sotto tale aspetto, del rito abbreviato con i principi posti dall’art. 6 della Convenzione». Infatti, diverse sono le occasioni in cui i giudici di Strasburgo hanno ammesso che l’imputato possa rinunciare alle garanzie della procedura ordinaria, in funzione dei vantaggi processuali previsti, a condizione che la sua rinuncia sia inequivoca e non contrasti con un interesse pubblico, ritenendo la legittimità convenzionale della disciplina interna del giudizio abbreviato (C. eur. dir. uomo, grande camera, 18 ottobre 2006, Hermi c. Italia; C. eur. dir. uomo, grande camera, 17 settembre 2009, Scoppola c. Italia (n. 2); C. eur. dir. uomo, sez. I, 8 dicembre 2015, Podoleanu c. Italia; C. eur. dir. uomo, sez. I, dec. 26 settembre 2017, Fornataro c. Italia, C. dir. uomo, sez. I, dec. 26 settembre 2017, Mazzarella c. Italia).

[59] I. GUERINI, Rinnovazione probatoria d’ufficio nel giudizio abbreviato d’appello: valutazione della prova dichiarativa e regola di giudizio, cit., p. 325.

[60] A riguardo P. BRONZO, La nuova ipotesi di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale in appello, in Le recenti riforme in materia penale, G. M. Baccari-C. Bonzano-K. La Regina-E. M. Mancuso (a cura di), Milano, 2017, p. 413, individua un «dovere di rinnovazione istruttoria»; nello stesso senso si esprime A. CAPONE, Appello del pubblico ministero e rinnovazione istruttoria, in La riforma delle impugnazioni tra carenze sistematiche e incertezze applicative. Commento alla legge 23 giugno 2017, n. 103 e al d.lgs. 6 febbraio 2018, n. 11, M. Bargis-H. Belluta (a cura di), Torino, p. 65; G. CANESCHI, La rinnovazione istruttoria in appello dopo la riforma Orlando: una non soluzione ad un problema apparente, in Riv. it. dir. pen. proc., 2018, p. 841; L. CAPRARO, Novità per l’appello: concordato sui motivi e obbligo di rinnovazione, in La riforma della giustizia penale. Commento alla legge 23 giugno 2017, n. 103, A. Scalfati (a cura di), Torino, 2017, p. 216; N. GALANTINI, La riassunzione della prova dichiarativa in appello: note a margine di sezioni unite Troise, in Dir. pen. cont., 17 aprile 2018, p. 6; M. POLLERA, L’appello, in Verso un processo penale accelerato. Riflessioni intorno alla L. 67/2014 al D. lgs. 28/2015 e al D.L. 2798/2014, A. Marandola-K. La Regina-R. Aprati (a cura di), Napoli, 2015, p. 198; in senso critico v. L. SURACI, La rinnovazione del dibattimento in caso di proscioglimento, in La riforma Orlando. Modifiche al Codice penale, Codice di procedura penale e Ordinamento penitenziario, G. Spangher (a cura di), Pisa, 2017, p. 263, per il quale «la riforma ben si presta ad irrigidire eccessivamente lo schema dinamico del giudizio di impugnazione, correlando l’obbligo di rinnovazione ad una mera verifica contenutistica di un atto d’appello le cui prospettazioni critiche rispetto alla prova dichiarativa assunta in primo grado pongono il giudice nella titolarità di una situazione giuridica di “dovere” a prescindere, quantomeno, da considerazioni circa la necessità della rinnovazione alla luce, per esempio, della rilevanza».

[61] Secondo A. CAPONE, La riassunzione delle prove dichiarative e la riforma della decisione in appello, in Dir. pen. cont., 9 ottobre 2018, p. 8 «la rinnovazione perciò non serve al giudice per giustificare una condanna in appello. Serve alle parti per meglio argomentare le critiche alla decisione impugnata sulla questione della valutazione della prova dichiarativa».

[62] Cass., sez. un., 21 dicembre 2017, n. 14800, in Foro it., 2018, II, p. 530 con nota di G. DE MARCO, Riforma della sentenza di condanna e rinnovazione istruttoria; a commento v. anche V. AIUTI, Appello della condanna e rinnovazione istruttoria, in Dir. pen. cont.-Riv. trim., 2018, n. 5, p. 35 ss; L. ALGHERI, Il nuovo volto dell’appello tra obbligo di rinnovazione istruttoria e dovere di motivazione rafforzata, in Dir. pen. proc., 2019, p. 388; A. CAPONE, Appello dell’imputato contro la condanna. Le Sezioni Unite negano l’obbligo di rinnovazione istruttoria, in Riv. it. dir. proc. pen., 2019, p. 274; GALANTINI, La riassunzione della prova dichiarativa in appello: note a margine di sezioni unite Troise, in Dir. pen. cont., 17 aprile 2018; E. TURCO, Giudizio d’appello e overturning in melius: per le Sezioni unite non scatta l’obbligo di rinnovare la prova dichiarativa, in Proc. pen. giust., p. 904.

Si segnala che anche Cass., sez. II, ord. 12 dicembre 2017, n. 55419, aveva rimesso alle Sezioni unite il presente quesito di diritto: «se nel processo con rito abbreviato la condanna in appello di imputati assolti in primo grado, fondata sulla rivalutazione di elementi già presenti agli atti (intercettazioni) e sulla rinnovazione parziale del dibattimento, attraverso l’esame di due collaboratori di giustizia, che hanno fornito informazioni su dati di contesto, comporti la necessità di procedere all’esame delle persone offese che hanno sporto denuncia in ordine ai fatti incriminati, in conformità del principio di diritto espresso dalle S.U. Patalano (sentenza n. 18620/2017), ovvero se tale principio non risulti superato alla luce del nuovo comma 3-bis dell’art. 603 cod. proc. pen., introdotto dalla legge n. 103 del 2017, norma che, sotto il profilo letterale, escluderebbe l’obbligo di rinnovare le prove cartolari, contemplando soltanto la necessità di far rivivere l’oralità dell’assunzione». Tuttavia, Cass, sez. un., provvedimento di restituzione del Primo Presidente, 22 dicembre 2017, n. 1, restituiva gli atti alla sezione rimettente affinché la questione fosse affrontata alla luce dei principi affermati nella sentenza delle sezioni unite resa nel caso Troise.

[63] Successivamente in senso conforme v. Cass., sez. VI, 19 febbraio 2020, n. 15255, in C.E.D., n. 278878 la quale si riferisce alle dichiarazioni rese dal perito; Cass., sez. VI, 13 novembre 2019, in C.E.D., n. 279303; Cass., sez. IV, 28 maggio 2019, n. 29538, in C.E.D., n. 276596; Cass., sez. V, 18 giugno 2018, n. 53415, in C.E.D., n. 274593; Cass., sez. VI, 27 febbraio 2018, n. 12397, in C.E.D., n. 272545; Cass., sez. VI, 21 ottobre 2017, n. 53336, in C.E.D., n. 271716; v. anche in motivazione Cass., sez. IV, 21 dicembre 2018, n. 5890, in C.E.D., n. 275119.

[64] L’obiettivo delle Sezioni unite è, secondo D. VIGONI, L’appello contro la sentenza nel giudizio abbreviato tra lacune normative e regole giurisprudenziali, cit., p. 418, quello di trovare «un punto di equilibrio e una comune dimensione gnoseologica fra modi procedendi diversamente caratterizzati quanto al regime probatorio, ma unificati dalle medesime regole di giudizio».

[65] C. Cost., 23 maggio 2019, n. 124, in Giur. cost., 2019, p. 1501; a commento v. E. APRILE, Per la Consulta è legittima l'interpretazione dell'art. 603, comma 3-'bis' c.p.p. nel senso della applicazione anche al caso di riforma in appello della sentenza assolutoria emessa in abbreviato, in Cass. pen., 2019, p. 3609; V. AIUTI, Giudizio abbreviato e rinnovazione dibattimentale in appello, in Riv. it. dir. proc. pen., 2019, p. 1705; H. BELLUTA, Tra legge e giudice: la Corte costituzionale "approva" la nuova fisionomia della rinnovazione probatoria in appello, come interpretata dalle Sezioni Unite, in Dir. pen. cont.-Riv. trim., n. 6, 2019, p. 37.

[66] V. C. App. Trento, ord. 20 dicembre 2017, in Cass. pen., 2018, p. 3374.

[67] Sotto questo aspetto, V. AIUTI, Giudizio abbreviato e rinnovazione dibattimentale in appello, in Riv. it. dir. proc. pen., 2019, p. 1705 nota come il sindacato di costituzionalità si dimostri in linea con la giurisprudenza di legittimità (v. in particolare Cass., sez. un., 19 gennaio 2017, n. 18620, cit.).

[68] La Corte costituzionale ha trovato occasione per confermare tangenzialmente anche un’altra regola elaborata dalla giurisprudenza di legittimità: l’esclusione dell’obbligo di rinnovazione della prova dichiarativa in caso di ribaltamento in appello della sentenza di condanna emessa in primo grado (cfr. Cass., sez. un., 21 dicembre 2017, n. 14800, cit.; prima della riforma, Cass., sez. un., 28 aprile 2016, n. 27620, cit.).

[69] Secondo S. SURACI, Il giudizio abbreviato, cit., p. 221 «il consenso dell’imputato, infatti, riveste, rispetto al principio del contraddittorio nella formazione della prova, una capacità derogatoria piena, suscettibile di espandersi a qualsiasi atto e da qualsiasi parte formato».

[70] C. Cost., 23 maggio 2019, n. 124, cit.

[71] Conclusione già anticipata da S. TESORIERO, Il sindacato costituzionale sulla (ir)ragionevole estensione dell’art. 603, comma 3-bis c.p.p. al giudizio abbreviato, in Cass. pen., 2018, p. 3405.

[72] Così E. APRILE, Per la Consulta è legittima l'interpretazione dell'art. 603, comma 3-'bis' c.p.p. nel senso della applicazione anche al caso di riforma in appello della sentenza assolutoria emessa in abbreviato, cit., p. 3613.

[73] Cass., sez. un., 21 dicembre 2017, n. 14800, cit.

[74] Così S. TESORIERO, Il sindacato costituzionale sulla (ir)ragionevole estensione dell’art. 603, comma 3-bis c.p.p. al giudizio abbreviato, cit., p. 3401.

[75] S. TESORIERO, Luci e ombre della rinnovazione dell’istruttoria in appello per il presunto innocente, cit., p. 99, ritiene che il recupero in appello del contraddittorio nella formazione della prova, a cui l’imputato ha rinunciato in primo grado finisce per mettere in discussione la compatibilità costituzionale del rito.

[76] In pendenza del giudizio di costituzionalità, hanno lamentato la mancata invocazione dell’art. 24 Cost. da parte di C. App. Trento, ord. 20 dicembre 2017, cit. G. CANESCHI, La rinnovazione istruttoria in appello dopo la riforma Orlando: una soluzione ad un problema apparente, cit., p. 850; S. TESORIERO, Il sindacato costituzionale sulla (ir)ragionevole estensione dell’art. 603, comma 3-bis c.p.p. al giudizio abbreviato, cit., p. 3394; Tale parametro, invece, era stato rilevato dal Procuratore generale di Palermo nell’eccezione di legittimità costituzionale poi ritenuta manifestamente infondata da C. app. Palermo, ord. 8 febbraio 2018, in Dir. pen. cont., 19 febbraio 2018, con nota di G. LEO, Nuove risposte della giurisprudenza di merito sulla rinnovazione “obbligatoria” dell’istruzione in appello. In argomento v. anche C. app. Milano, ord. 20 febbraio 2018, che considera l’obbligo di rinnovazione probatoria nel giudizio abbreviato d’appello «confliggente con i diritti della difesa e segnatamente con il diritto dell’imputato di rinuncia al contraddittorio».

[77] In questo senso v. C. cost., 9 luglio 205, n. 139, in Giurcost., 2015, p. 1207, con nota di T. RAFARACI, Nuove contestazioni "patologiche" e accesso al giudizio abbreviato: la Corte rimuove de plano l'ultima preclusione; C. cost., 18 dicembre 2009, in Giurcost., 2009, p 4957, con nota di M. CAIANIELLO, Giudizio abbreviato a seguito di nuove contestazioni. Il prevalere delle tutele difensive sulle logiche negoziali; C. cost., 25 maggio 2004, n. 148, in Giurcost., 2004, p. 1560, con nota di M. ESPOSITO, ‘Datio in solutum’: una sentenza interpretativa di rigetto può costituire un equipollente di una sentenza di accoglimento?; C. cost., 15 marzo 1996, n. 70, in Giurcost., 1996, p. 666, con nota di F. AMATO, Sulla destinazione degli atti una volta dichiarata l'incompetenza; C. cost., 30 giugno 1994, n. 265, in Cass. pen., 2013, p. 988, con nota di E. GAZZANIGA, Un nuovo passo avanti in tema di ampliamento della facoltà di accesso ai riti alternativi in corso di dibattimento; C. cost., 11 marzo 1993, n. 76, in Giurcost., 1993, p. 696, con nota di M. MARGARITELLI, Questioni nuove in rapporto alle declaratorie di incompetenza del giudice penale.

[78] V. G. GIOSTRA, voce Contraddittorio (principio del), in EncgiurTreccani, Roma, 1988, p. 58, per il quale «si può ragionevolmente presumere che la parte non rinuncerebbe alla elaborazione in contraddittorio della prova, ove ritenesse che questa potrebbe condurre a risultati difformi, e a lei favorevoli, rispetto a quelli forniti dall’atto di indagine».

[79] Sul punto V. MAFFEO, Il giudizio abbreviato, p. 150 afferma che «il fondamento ontologico della richiesta di giudizio abbreviato sia un diritto orientato sul rito e non solo sulla pena».

[80] In merito S. TESORIERO, Il sindacato costituzionale sulla (ir) ragionevole estensione dell’art. 603, comma 3-bis, c.p.p. al giudizio abbreviato, cit. p. 3405 riconosce «un’amputazione ritardata della libera scelta difensiva, irragionevole - innanzitutto - in quanto immotivata».

[81] A. CAPONE, Prova in appello: un difficile bilanciamento, cit., p. 57-58; di opposto avviso è P. BRONZO, La nuova ipotesi di rinnovazione, cit., p. 417, per il quale non si tratta di «una sperequazione irragionevole: la nuova norma non tanto agevola il pubblico ministero, quanto piuttosto condiziona l’accoglimento delle sue critiche […] all’espletamento di una nuova escussione della fonte di prova (il cui esito potrebbe, peraltro, sconfessare le censure); essa può quindi appesantire, in qualche modo, la situazione processuale dell’appellante».

[82] Cass., sez. un., 13 dicembre 1995, n. 930, cit.

[83] In argomento v. A. CAPONE, La riassunzione delle prove dichiarative e la riforma della decisione in appello, cit., p. 14.

[84] S. TESORIERO, Il sindacato costituzionale sulla (ir) ragionevole estensione dell’art. 603, comma 3-bis, c.p.p. al giudizio abbreviato, cit., 2018, p. 3399; D. VIGONI, L’appello contro la sentenza nel giudizio abbreviato fra lacune normative e regole giurisprudenziali, p. 420.

[85] G. CANESCHI, La rinnovazione istruttoria in appello dopo la riforma Orlando: una non soluzione ad un problema apparente, cit., p. 851.

[86] C. eur. dir. uomo, sez. III, sent. 25 marzo 2021, Di Martino Molinari c. Italia.

[87] Nel caso di specie si trattava della testimonianza di un collaboratore di giustizia assunta ex officio ai sensi dell’art. 441 c.p.p.

[88] V. MAFFEO, Il giudizio abbreviato, cit., p. 143.

[89] In questi termini conclude D. VIGONI, L’appello contro la sentenza nel giudizio abbreviato fra lacune normative e regole giurisprudenziali, cit., p. 420. È concorde anche A. CAPONE, Appello dell’imputato contro la condanna. Le Sezioni Unite negano l’obbligo di rinnovazione istruttoria, cit. p. 296

[90] O. MAZZA, Le deroghe costituzionali al contraddittorio per la prova, in Il diritto processuale penale, G. Conso (a cura di), p. 658 a essere disponibile è piuttosto «la determinazione del grado di verità conseguibile con i diversi metodi probatori prefigurati dal legislatore».

[91] M. PISANI, «Italian style»: figure e forme del nuovo processo penale, Padova, 1998, p. 91.

[92] Così V. PATANÈ, Giudizio abbreviato e consenso: una problematica compatibilità costituzionale?, cit. p. 88.


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