scalfati

home / Archivio / Fascicolo / La “illusione” del sistema accusatorio: tre stagioni di crisi

indietro stampa articolo indice leggi articolo leggi fascicolo


La “illusione” del sistema accusatorio: tre stagioni di crisi

di Angelo Zampaglione, Ricercatore di Procedura penale - Università di Cassino e del Lazio Meridionale

L’autore analizza alcuni aspetti critici che hanno portato progressivamente al declino del processo accusatorio o, forse, che attestano la dimensione illusoria del medesimo.

PAROLE CHIAVE: prova indiziaria - misure cautelari - colpevolezza

The “illusion” of the accusatory system: 3 seasons of crisis

The author analyzes some of critical aspects that have progressively led to the decline of the accusatory process or, perhaps, which attest its illusionistic dimension.

Sommario:

1. Premessa - 2. La stagione inquisitoria (1992-1998): la cedevolezza del principio del contraddittorio - 3. La stagione dell’efficientismo processuale: il ridimensionamento dell’immediatezza ad opera della Corte costituzionale e delle Sezioni Unite - 4. La stagione dell’emergenza: dal dibattimento a distanza alla smaterializzazione del processo - 5. L’illusione del sistema accusatorio - NOTE


1. Premessa

Il carattere personalistico della Costituzione, che colloca i diritti inviolabili della persona al centro dell’ordinamento giuridico, ha fortemente influenzato le declinazioni dei rapporti tra Autorità e libertà. Questo cambiamento epocale non poteva non avere un forte impatto anche sul processo penale, considerato da sempre «il luogo istituzionale più sensibile al mutare dei rapporti tra Autorità e libertà» [1]. Ciò ha inevitabilmente reso inadeguato il vecchio codice rispetto alla nuova tavola di valori consacrata nelle scelte dell’Assemblea costituente e, conseguentemente, si è avvertita la necessità di approvare un nuovo e profondamente diverso codice di rito penale [2]. Ad accompagnare la gestazione ed il parto del nuovo codice, alcuni significativi slogan come “la pro­va si forma in dibattimento” o, ancora, “le indagini sono una fase che non conta e non pesa”. Sulla scorta di tale paradigma e nella ferma convinzione [3] che il dibattimento sarebbe stato il luogo dove far valere il sistema di garanzie sovraordinate, si è finito per lasciare sostanzialmente sguarnita da regole e garanzie la fase delle indagini preliminari [4]. La scelta di fondo effettuata dal legislatore, al momento del varo del nuovo codice, è stata infatti quella di fondare il nuovo corpus di norme sul principio della separazione [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


2. La stagione inquisitoria (1992-1998): la cedevolezza del principio del contraddittorio

I primi segni del declino del processo accusatorio [16] non sono tardati ad arrivare, anzi, si sono manifestati, e pure con forza, già nei primi anni dalla entrata in vigore del nuovo codice [17], quando, al fine di contrastare due gravi emergenze criminali - quella della criminalità organizzata (mafia) e quella della criminalità economica (Tangentopoli) - l’impermeabilità della prova dibattimentale, rispetto alle acquisizioni dichiarative raccolte nel corso delle indagini, veniva decisamente ridimensionata da alcune pronunce di incostituzionalità, relative agli artt. 195 c.p.p. (n. 24 del 1992), 500 c.p.p. (n. 255 del 1992) e 513 c.p.p. (n. 254 del 1992). In particolare, della pronuncia n. 255 del 1992 [18] restano indelebili: 1) l’affermazione che «il fine primario ed ineludibile del processo penale non può che rimanere quello della ricerca della verità»; 2) il riferimento al «principio di non dispersione dei mezzi di prova». Il colpo di grazia all’impermeabilità della prova dibattimentale veniva, poi, inferto dalla pronuncia [19] di illegittimità costituzionale dell’art. 513 c.p.p., che, attraverso il meccanismo delle letture, aveva favorito l’acquisizione dei verbali redatti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria a discapito della formazione della prova in dibattimento e nel contraddittorio tra le [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


3. La stagione dell’efficientismo processuale: il ridimensionamento dell’immediatezza ad opera della Corte costituzionale e delle Sezioni Unite

Un ulteriore significativo colpo all’ossatura portante del nostro codice è stato inferto, proprio di recente, dalla Corte costituzionale [25] e dalle Sezioni unite [26], con dei dicta i quali hanno stravolto i solidi equilibri che si erano venuti a creare nel tempo tra la “mutazione” del giudice e la rinnovazione della prova dichiarativa già assunta, recidendo una «relazione (un tempo virtuosa) tradizionalmente ancorata o comunque funzionalmente strumentale alla realizzazione del fondamentale principio di immediatezza» [27]. Le pronunce delle due richiamate Corti hanno, infatti, rianimato una discussione che sembrava ormai sopita dopo i plurimi interventi della Consulta [28], volti alla piena affermazione del diritto alla rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale quale logica conseguenza del principio di immediatezza. In particolare, nella ordinanza n. 205 del 2010, la Corte aveva chiarito come la ratio giustificatrice della rinnovazione della prova non fosse rinvenibile in una presunta incompletezza o inadeguatezza della originaria escussione, ma si fondasse sulla opportunità di mantenere un diverso e diretto rapporto tra giudice e prova, particolarmente quella dichiarativa, non garantito dalla semplice lettura dei verbali: vale a dire dalla diretta percezione, da parte del giudice deliberante, della prova stessa nel momento della sua formazione, così da poterne [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


4. La stagione dell’emergenza: dal dibattimento a distanza alla smaterializzazione del processo

Un ulteriore attacco ai canoni del sistema accusatorio è stato inferto con la smaterializzazione del processo e, prima ancora, con la partecipazione dell’imputato a distanza attraverso un sistema di collegamento audiovisivo. Ma procediamo con ordine. La partecipazione dell’imputato a distanza è stata introdotta dall’art. 2 della l. 7 gennaio 2008, n. 11, che ha aggiunto l’art. 146-bis all’interno delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale [38]. A voler esser precisi, l’impiego di tecnologie di videoconferenza nel processo penale risaliva a circa sedici anni prima quando per effetto dell’art. 7, d.l. 8 giugno 1992, n. 306, era stato introdotto l’art. 147-bis disp. att. c.p.p. con cui veniva disposto che nei confronti delle persone ammesse, in base alla legge, a programmi o misure di protezione, l’esame in dibattimento si svolgesse con le necessarie cautele volte alla tutela della persona e, qualora disponibili adeguati mezzi tecnici, a distanza. Estesa anche all’imputato la possibilità di una sua partecipazione a distanza, si era tuttavia avvertita la delicatezza che una “smaterializzazione” della sua presenza nel dibattimento avrebbe comportato. Inizialmente, il legislatore aveva previsto che tale particolare modalità di partecipazione al processo avrebbe potuto avere luogo solo quando si fosse proceduto per taluno dei delitti [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


5. L’illusione del sistema accusatorio

Per comprendere le radici del declino del processo accusatorio, occorre partire da lontano e, precisamente, dall’atteggiamento refrattario mostrato dalla magistratura verso il nuovo ed attuale modello di processo penale. Fin dall’inizio, infatti, una buona parte della classe della magistratura, ancora fortemente imbevuta dei canoni del vecchio sistema, si è mostrata poco incline verso i nuovi meccanismi di garanzia, spesso vissuti con malcelata insofferenza. I segni che il mondo togato non appartenesse all’area dei sostenitori della riforma si sono percepiti col tentativo (pur fallito) di farne slittare l’entrata in vigore ma la vera levata di scudi si è realizzata in quel fatidico 1992 che ha segnato l’inizio del declino del neonato sistema codicistico, e, probabilmente, disvelato l’illusione del sistema a vocazione accusatoria. Sono bastati soli tre anni alla magistratura ordinaria, spalleggiata dalla Corte costituzionale, per opporsi al nuovo sistema processuale e sferrare una vera e propria controriforma, messa a punto attraverso interpretazioni giurisprudenziali volte a limitare la portata garantistica offerta dal nuovo corpus di norme [49]. Una offensiva diretta a colpire il meccanismo di formazione e valutazione della prova, eludendo il principio della separazione delle fasi ed elevando a principio essenziale quello di “non dispersione della prova” [50]. In un primo momento, le stragi [continua ..]

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


NOTE

» Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


  • Giappichelli Social