davi

home / Archivio / Fascicolo / Consentito e “riservato” il colloquio in carcere con il difensore straniero?

indietro stampa articolo indice leggi articolo leggi fascicolo


Consentito e “riservato” il colloquio in carcere con il difensore straniero?

di Francesca Romana Mittica, Dottore di ricerca in Diritto pubblico - Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

Il diritto del detenuto di conferire riservatamente con il proprio difensore non va mai autorizzato ma costituisce una “garanzia” indefettibile per esercitare in modo compiuto la difesa; la violazione di tale diritto genera ripercussioni deleterie sull’intera vicenda processuale. Tuttavia, la captazione dei colloqui in carcere tra imputato e difensore sembra legittima laddove il professionista non sia patrocinante in Italia, stante il ruolo “precario” di quest’ultimo sul territorio nazionale. L’autore, a tal riguardo, invoca un cambio di rotta, se non con un intervento del legislatore, quantomeno della giurisprudenza.

Is the interview in prison with the foreign defender allowed and “reserved”?

The right of the prisoner to confer confidentially with his defender must never be authorized but constitutes an indefectible "guarantee" to exercise the defense in a complete way; the violation of this right generates deleterious repercussions on the entire procedural matter. However, the capture of talks in prison between defendant and defender seems legitimate where the professional is not patronizing in Italy, given the “precarious” role of the latter on the national territory. In this regard, the author calls for a change of course, if not with an intervention of the legislator, at least in the jurisprudence.

I SOGGETTI AUTORIZZATI AL COLLOQUIO

L’ordinamento penitenziario, nel perseguire - su impulso della Costituzione - la finalità del reinserimento sociale, è indirizzato a promuovere ed organizzare l’adesione di entità pubbliche e private al progetto rieducativo dei condannati e degli internati [1].

Nella prospettiva di un collegamento tra la comunità intramuraria e il mondo esterno sono consentite, senza alcuna autorizzazione, come accade per il difensore [2], una serie di visite da parte di alcuni individui qualificati, elencati all’art. 67 ord. pen., in modo da favorire una coassunzione di responsabilità della società rispetto al carcere [3], sia con riguardo alla tutela del principio dell’umanità dello stato di detenzione [4], cui consegue un trattamento di sostegno degli imputati [5], sia rispetto alla finalità essenziale del recupero ampiamente auspicato dei soggetti in vinculis [6].

Si tratta di cariche, di natura giurisdizionale, religiosa o politica e dei rispettivi accompagnatori per ragioni del loro ufficio  » Per l'intero contenuto effettuare il login inizio


  • Giappichelli Social