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Giudizio di rinvio e rinnovazione dell'istruzione dibattimentale

di Filippo Giunchedi

Il saggio tratta della rinnovazione dell’istruzione dibattimentale nel giudizio di rinvio che presenta aspetti peculiari rispetto alla disciplina prevista dall’art. 603 c.p.p.

PAROLE CHIAVE: giudizio di rinvio - rinnovazione istruttoria dibattimentale

The referall process and the renewal of the trial inquiry

The essay deals with the renewal of the trial inquiry in the referall process that presents distinctive features peculiar aspects with regard to the discipline foreseen by the art. 603 c.p.p.

 

PREMESSA SISTEMATICA

La rinnovazione dell’istruzione dibattimentale nel giudizio di rinvio [1] costituisce un segmento eventuale di un istituto dotato di disciplina autonoma [2], costituito dalla sommatoria e sovrapposizione delle regole tipiche della fase e del grado in cui si svolge, del dictum stabilito nella declaratoria di annullamento della Cassazione e dei principi specificamente scanditi per il giudizio di rinvio [3]. Si tratta di una necessaria integrazione del giudizio di cassazione [4] qualora l’annullamento imponga la prosecuzione del giudizio [5] e che, il più delle volte, costituisce il profilo operativo di quell’inscindibilità tra fatto e diritto che caratterizza il giudizio di legittimità [6] con i ben noti limiti legati alla preclusione per la Corte di cassazione verso la ricostruzione dinamica del fatto alla quale assolve proprio il giudizio di rinvio. Istituto quest’ultimo che prevede un’ipotesi speciale di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale [7] secondo le cadenze dettate dall’art. 627, comma 2, seconda parte, c.p.p.: «se è annullata una sentenza di appello e le parti ne fanno richiesta, il giudice dispone la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale per l’assunzione delle prove rilevanti per la decisione».

La constatazione che ictu oculi emerge è l’automaticità con cui, nell’ottica del legislatore, deve operare l’istituto poiché in presenza dell’istanza delle parti e la rilevanza dei mezzi di prova il giudice è tenuto a disporre la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale. Sembrerebbe, quindi, che non rilevi la tipologia del vizio della decisione annullata e che il giudice del rinvio risulti “svincolato” dagli snodi motivazionali della decisione della Suprema Corte. Vedremo successivamente che questa “libertà” (normativamente consentita dall’espressione «stessi poteri» di cui al primo periodo dell’art. 627, comma 2, c.p.p.) ha paratie “elastiche” che, diversamente da quanto appare dalla lettura del testo normativo, si ampliano o restringono in funzione del vizio per il quale è stata cassata la decisione [8].

Maggiori aspetti problematici si avvertono in ipotesi di annullamento parziale in quanto la cognizione del giudice del rinvio risulta circoscritta alle sole parti del provvedimento oggetto di annullamento e a quelle che si trovano in connessione essenziale con la parte cassata in ottemperanza ai principi preclusivi del c.d. giudicato progressivo [9].

Ma lungi dall’indugiare su questioni sulle quali torneremo più diffusamente in seguito, l’aspetto che è opportuno segnalare fin d’ora è legato alla specialità che connota la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale nel giudizio di rinvio. Il concetto di specialità [10] che ammanta tanto il giudizio rescissorio in generale che la relativa appendice istruttoria, dota l’istituto di quella “qualità” che costituisce l’es­senza della specialità, intesa come deroga alla disciplina ordinaria in vista di un obiettivo specifico concretizzantesi nell’adattare la forma al risultato da conseguire. Aspetto questo ben fotografato nella Relazione al progetto preliminare al codice di rito secondo cui «rispetto alla prova risulta così differenziata diversamente da quanto accade nel codice vigente la posizione delle parti nel giudizio di rinvio rispetto a quello di appello. In questo il diritto alla prova è limitato perché, se non si tratta di prova sopravvenuta o scoperta dopo il giudizio di primo grado, il giudice è tenuto alla rinnovazione dell’istru­zione dibattimentale solo se non si ritiene in grado di decidere allo stato degli atti, mentre nel giudizio di rinvio riprende pieno vigore il diritto alla prova senza possibilità per il giudice di negare la rinnovazione ritenendosi in grado di pervenire alla decisione sulla sola base degli atti. Si è voluto così evitare che il giudizio di rinvio nei limiti in cui impone una rivalutazione del merito, si risolva come accade prevalentemente nel sistema vigente in un giudizio esclusivamente cartolare» [11].

Comunque, a fronte di una disciplina che amplia i poteri delle parti sul piano probatorio, è necessario parametrare questo diritto al presupposto richiesto per il relativo esercizio, vale a dire la rilevanza ai fini della decisione.

I «POTERI» DEL GIUDICE DEL RINVIO IN ORDINE ALLA PROVA

L’annullamento da parte della Cassazione determina la regressione del procedimento ad un grado antecedente e nello specifico a quello in cui si è verificata la causa che ha determinato il rinvio. Il processo deve quindi ripartire da quello stadio secondo la disciplina che lo presiede e, nell’ambito del procedimento finalizzato ad accertare la responsabilità dell’imputato, quella del primo o del secondo grado [12]. Nell’ipotesi in cui sia stata annullata una sentenza di appello mutano i presupposti per dar luogo in sede di rinvio alla rinnovazione dell’istruzione dibattimentale che, come visto, opera secondo cadenze differenti rispetto a quelle previste per il giudizio di secondo grado, disciplinate dall’art. 603 c.p.p., tanto che icasticamente si è detto che ci si trova al cospetto di un «espresso segnale normativo che orienta il giudizio di rinvio verso un alto tasso istruttorio» [13].

Ma non è tutto, in quanto, come è stato anticipato, la tipologia del vizio per il quale è stata annullata la decisione segna i confini del giudice del rinvio, il quale, seppur abbia gli stessi poteri di quello che ha emesso il provvedimento annullato, non ripete la fase precedente in ragione del «vasto panorama dei possibili giudizi rescissori» [14]. Infatti, sono differenti le ipotesi di annullamento per vizio di motivazione ed error in procedendo da quelle in cui vi sia stata un’erronea applicazione della legge penale relativamente ad una ricostruzione della vicenda ritenuta dalla Cassazione indenne da vizi motivazionali sul piano fattuale.

In chiave di metodo deve darsi atto di come il legislatore nel strutturare il giudizio di rinvio abbia inteso seguire un modello che assicuri continuità tra il giudizio rescindente e quello rescissorio di modo che «il secondo debba essere fondato sui risultati del primo» [15].

Nello specifico, in caso di annullamento per vizio di motivazione, il giudice del rinvio è libero di valutare le questioni di merito mediante una nuova e completa disamina del materiale probatorio con l’unico limite di non ripetere i vizi argomentativi del giudice la cui sentenza è stata cassata.

Diversa è l’ipotesi di annullamento per error in procedendo poiché l’errore può dar luogo all’invalidità degli atti consecutivi, di modo che nel giudizio rescissorio il giudice disporrà degli stessi poteri istruttori di cui godeva il primo giudice, come si verifica allorquando l’annullamento sia stato disposto accogliendo un ricorso per il caso di cui all’art. 606, comma 1, lett. c), c.p.p.

Completamente differente, come anticipato, è la posizione del giudice di rinvio qualora l’annulla­mento sia stato disposto a seguito di ricorso che abbia censurato la decisione impugnata ai sensi del­l’art. 606, comma 1, lett. b), c.p.p. Ferma la quaestio facti, egli si troverà ad operare esclusivamente in merito all’ortodossa applicazione o interpretazione della legge penale sostanziale, vedendosi delimitati an­che i poteri istruttori.

Apparentemente meno problematica risulta l’interpretazione in riferimento ai profili probatori di sentenza cassata per mancata assunzione di prova decisiva ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. d), c.p.p. posto che in questa ipotesi è la Cassazione stessa la quale, disponendo il rinvio, impone che nel giudizio rescissorio si colmi la piattaforma probatoria con il mezzo di prova non ammesso. E ciò ovviamente vale anche in quello che costituisce un caso di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale “obbligatoria” ai sensi dell’art. 603, comma 3-bis, c.p.p. relativamente all’appello del p.m. avverso sentenza di proscioglimento per essere stata ritenuta non attendibile la prova dichiarativa [16]. Nel paragrafo successivo si tratterà dei profili di criticità di questa peculiare ipotesi.

Un ruolo fondamentale nel giudizio di rinvio è dettato dal principio enunciato dalla Corte di cassazione allorquando annulla con rinvio la decisione impugnata. In questo caso operano in combinato disposto due principi: quello secondo cui «nel caso di annullamento con rinvio, la sentenza enuncia specificamente il principio di diritto al quale il giudice di rinvio deve uniformarsi» (art. 173, comma 2, disp. att. c.p.p.) e quello per il quale «il giudice di rinvio si uniforma alla sentenza della Corte di cassazione per ciò che concerne ogni questione di diritto con essa decisa» (art. 627, comma 3, c.p.p.).

Si è visto come in realtà la tipologia dell’errore rilevato dalla Cassazione (ad esempio in caso di vizio di motivazione) non incide sempre sul principio di diritto, tanto da non essere specificamente indicato, lasciando ampia libertà al giudice del rinvio che dovrà avere l’accortezza di non incorrere nei medesimi vizi che connotano la decisione cassata. In altre ipotesi, invece, la Suprema Corte fornisce indicazioni o prescrive nuovi apprezzamenti così incisivi e vincolanti che lasciano ben poco spazio valutativo al giudice del rinvio [17], tanto che si è icasticamente affermato come «molte volte la Cassazione decide il verdetto e lo lascia scrivere al giudice di rinvio» [18].

LA “LATITUDINE” DELLA RINNOVAZIONE DELL’ISTRUZIONE DIBATTIMENTALE

Premettendo che i poteri probatori delle parti mutano a seconda che il giudizio di rinvio operi in primo o secondo grado (poiché se nel primo caso «vi sarà una celebrazione ex novo secondo le regole sue proprie» [19], nel giudizio di rinvio a seguito di annullamento di sentenza di appello il limite per l’accrescimento della piattaforma probatoria è costituito dalla rilevanza a fini della decisione) l’aspetto che preliminarmente occorre chiarire è rappresentato dalla valutazione in termini di ammissibilità del mezzo di prova che il giudice del rinvio deve effettuare.

Sebbene appaia indubitabile che il vaglio da effettuarsi debba porsi in termini di rilevanza [20] rispetto ai capi e punti della sentenza la cui cognizione è demandata in sede rescissoria, una frangia giurisprudenziale ritiene che «il giudice di rinvio, a meno che l’annullamento della sentenza sia stato disposto proprio a tal fine, non è tenuto a disporre la rinnovazione del dibattimento ogni volta che le parti ne facciano richiesta. I poteri di rinnovazione, in vero, sono sostanzialmente uguali a quelli che aveva il giudice la cui sentenza è stata annullata, con l’ulteriore precisazione che la prova da assumersi nella eccezionale ipotesi di nuova istruttoria dibattimentale, oltre che indispensabile per la decisione ai sensi del­l’art. 603 c.p.p., deve anche essere “rilevante”, come prescritto dal comma 2, ultima parte, dell’art. 627 c.p.p.» [21]. Questa pronuncia, seppur sorprendente in quanto tende a porsi in controtendenza con la specialità del giudizio di rinvio, non costituisce monade isolata poiché vi sono altri precedenti che addirittura ritengono come «la previsione di un incondizionato potere probatorio delle parti in caso di “regressione” in appello, risulterebbe davvero eccentrica, tanto sul piano del sistema (il giudizio di rinvio, infatti, si configurerebbe sempre, agli effetti del diritto alla prova, come se fosse un giudizio di primo grado), che sul versante degli equilibri processuali (qualsiasi decadenza dalla prova sarebbe inspiegabilmente rimossa)» [22].

L’iperbole esegetica si è spinta finanche a dichiarare inammissibile la rinnovazione istruttoria nel giudizio di rinvio a causa della carenza di attività difensiva posta in essere senza colpa dell’imputato nel precedente grado di giudizio [23].

Si tratta ovviamente di assunti non condivisibili, dovendosi obliterare il pensiero di accreditata letteratura secondo cui «il richiamo contenuto nell’art. 627, comma 2, c.p.p. al solo requisito della rilevanza individua quale paradigma normativo diretto a giudicare sull’ammissibilità della prova quello emergente dal combinato disposto degli artt. 190 e 495 c.p.p.» [24], così da non discriminare le ipotesi di rinvio avanti al giudice di primo o di secondo grado in modo da escludere l’ammissibilità solo per i mezzi di prova manifestamente irrilevanti, quale conseguenza dell’espansione del diritto alla prova rispetto a quanto avviene nelle ipotesi delineate dalla rinnovazione dell’istruzione dibattimentale nel giudizio di appello. Invero la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale nel giudizio di rinvio assolve alla funzione di reintegrare le parti nel diritto alla prova (sopravvenuta o meno non importa (che non può essere negato dal giudice sulla scorta di una sua valutazione circa la decidibilità allo stato degli atti [25], criterio che è tipico della rinnovazione ex art. 603 c.p.p., rispetto alla quale l’art. 627, comma 2, c.p.p. si pone in termini di specialità. La motivazione utilizzata per negare quest’allargamento delle paratie probatorie in sede di rinvio, vale a dire gli «stessi poteri» del giudice la cui decisione è stata annullata, costituisce argomentazione che nonostante appaia suggestiva, risulta facile da smentire sulla scorta degli elementi specializzanti costituiti proprio dalla previsione dell’art. 627, comma 2, seconda parte, c.p.p. [26]. Il che non esclude come, fuori dalle ipotesi di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale su richiesta di parte, il giudice del rinvio in sede rescissoria rispetto ad una sentenza di appello annullata possa immettere nel paniere probatorio prove noviter productae e noviter repertae che siano sfuggite all’iniziativa delle parti. In tali casi l’ammissione di detti mezzi di prova dovrà avvenire secondo i paradigmi modulari scanditi dall’art. 603, comma 3, c.p.p. [27].

I poteri di ammissibilità del giudice del rinvio risentono della natura della decisione annullata (di condanna o di assoluzione) in ragione dell’operatività del divieto di reformatio in peius [28] che va ricollegato alla facoltà per le parti di richiedere la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale. È naturale, infatti, che ben difficilmente potrà essere effettuata una scelta congiunta in ragione della specularità delle parti, portatrici di interessi antagonisti. Logica conseguenza di questa premessa è l’ipotizzare che il giudice del rinvio ammetta i mezzi di prova rilevanti anche considerando le conseguenze derivanti dal provvedimento di annullamento, nel senso che qualora la Cassazione abbia accolto il ricorso della pubblica accusa questa potrà chiedere ulteriori prove come del resto altrettanto potrà fare l’imputato. Qualora, invece, l’annullamento consegua all’accoglimento dei motivi dell’imputato, in ragione dell’operare del divieto di reformatio in peius, si profilerà un limite al potere decisorio del giudice del rinvio preclusivo all’ammissione dei mezzi di prova in contrasto con detto divieto [29].

L’aspetto merita di essere esaminato anche considerando la tipologia dell’annullamento, posto che alcuni autori ritengono che solo in ipotesi di annullamento in funzione prosecutoria potrà operare il divieto di reformatio in peius [30], ma non qualora il giudizio di rinvio abbia funzione restitutoria.

Nonostante l’operatività del divieto in discorso è opinione condivisa che non possa trova limitazione il diritto alla prova contraria anche in ragione della lettura sistematica con l’art. 495, comma 2, c.p.p. che non è legato a valutazioni del giudice in merito alla manifesta irrilevanza o superfluità del mezzo di prova richiesto [31].

Come anticipato è opportuno soffermarsi sui limiti entro cui può oscillare la rinnovazione dell’istru­zione dibattimentale in ipotesi di condanna per la prima volta in appello senza che sia stata disposta la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale, attualmente imposta per tabulas (art. 603, comma 3-bis, c.p.p.). Lo specifico profilo merita di essere approfondito anche alla luce della decisione delle Sezioni unite “Troise” relativa all’ipotesi di rinnovazione istruttoria obbligatoria per l’imputato condannato in primo grado e prosciolto in appello. L’epilogo è noto, ovvero che diversamente dall’overruling proscioglimento/condanna [32] non è prevista la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale [33]in forza del principio per cui solo la condanna richiede certezza, mentre per l’assoluzione è sufficiente anche il mero dubbio [34].

Questa decisione ha offerto lo spunto per effettuare delle valutazioni in ordine ad eventuali limiti per l’esercizio del potere probatorio in sede di rinvio [35]. Infatti non necessariamente la valutazione in ordine alla rilevanza dei mezzi di prova da rinnovare mediante l’istruttoria in sede rescissoria deve essere confinata alla rilevanza delle prove prevista dall’art. 603 c.p.p. [36]. Seguendo in maniera ortodossa la sistematica del giudizio di rinvio, ammantato da quella specialità che consente una maggiore espansione dei poteri delle parti, sembrerebbe che il perimetro probatorio della fase rescissoria possa essere allargato dando luogo, nel limite della rilevanza, ad un vero e proprio nuovo giudizio che non risenta neppure del divieto di reformatio in peius trattandosi di ipotesi in cui ad impugnare (recte appellare) è stato il p.m. L’impostazione ricordata suggerisce di valutare «se l’annullamento determini una sorta di “giudicato probatorio” che implichi la preclusione ad acquisire prove diverse da quelle dichiarative diversamente valutate, potenzialmente incidenti sulla riforma della sentenza di assoluzione pronunciata in primo grado che ancora esiste dopo l’annullamento della pronuncia di condanna resa in appello. Si dovrebbe in sostanza ripensare agli spazi istruttori del rinvio e, in base alla motivazione della sentenza annullata e ai motivi di ricorso, limitare l’acquisizione delle sole prove in relazione agli effetti derivanti dalla sentenza di annullamento, con chiusura alla eventualità di un ulteriore completo giudizio» [37].

LA RINNOVAZIONE ISTRUTTORIA NEL GIUDIZIO DI RINVIO DERIVANTE DA RITO ABBREVIATO

Le questioni problematiche sinora trattate tendono ad amplificarsi qualora si intenda allargare la possibilità della rinnovazione dell’istruzione dibattimentale nel giudizio di rinvio derivante da processo celebrato nelle forme del rito abbreviato. Ciò, innanzitutto, per il «doppio regime di specialità che caratterizza gli istituti che si devono combinare in una disciplina unitaria» [38].

La compatibilità di un giudizio allo stato degli atti con un’integrazione della piattaforma probatoria non è mai stata ritenuta pacifica nonostante l’art. 599 c.p.p. non ponga dubbi al riguardo, dovendosi semmai individuarne i limiti. Ciò, peraltro, è stato avallato da Corte costituzionale [39] e Sezioni unite [40] che hanno specificato la necessità di utilizzare l’istituto della rinnovazione istruttoria compatibilmente con le caratteristiche proprie del rito speciale. Le metamorfosi dell’impianto del giudizio semplificato in discorso non hanno di certo sopito gli aspetti critici [41], tanto che proprio di recente in riferimento all’i­potesi dell’obbligo di disporre la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale per condannare per la prima volta in appello l’imputato la giurisprudenza di merito [42], nonostante l’obiter dictum delle Sezioni unite [43], ha ritenuto troppo “aperto” il tenore del nuovo art. 603, comma 3-bis, c.p.p. che non distingue tra giudizio celebrato nelle forme ordinarie e quelle dell’abbreviato, sollevando questione di legittimità costituzionale della norma in discorso per contrasto con gli artt. 111 e 117 Cost. sotto il profilo della ragionevole durata del processo (che verrebbe violata nel dar corso nei giudizi abbreviati di appello alla rinnovazione dell’istruzione dibattimentale), della costituzionalizzazione della deroga al contraddittorio per la prova a fronte della rinuncia dell’accusato e della ragionevolezza con cui si deve intendere la parità delle parti nel contraddittorio (nel caso della rinnovazione dell’istruzione dibattimentale, anche nei processi celebrati con il rito abbreviato, si altererebbe il sinallagma costituito dalla premialità in cambio della celerità), nonché in riferimento al controllo accentrato di costituzionalità spettante unicamente alla Consulta.

È indubbio, quindi, che muovendo da questi atteggiamenti di chiusura “esportare” l’art. 627, comma 2, c.p.p. al giudizio abbreviato non risulta semplice benché la norma non ponga distinzione alcuna tra giudizio ordinario e rito contratto [44].

In letteratura si è ritenuto di dover far prevalere la specialità del giudizio abbreviato [45] con la conseguenza di dar luogo alla rinnovazione istruttoria in sede rescissoria «ogni qualvolta l’integrazione probatoria abbia una direzionalità difensiva e comunque costituisca una correzione dell’inosservanza del­l’ob­bligo di completezza delle indagini» [46].

La giurisprudenza, da parte sua, non è stata particolarmente prodiga di indicazioni in tal senso, limitandosi ad ammettere (prescindendo dai paradigmi modulari previsti per la rinnovazione dell’istru­zione dibattimentale) l’integrazione della piattaforma probatoria con l’acquisizione di documenti ritenuti necessari quali sentenze e relazioni di servizio [47] oppure indagini dattiloscopiche [48].

LA RINNOVAZIONE DELL’ISTRUZIONE DIBATTIMENTALE NEL GIUDIZIO DI RINVIO DE LIBERTATE

È condivisa l’idea che nel giudizio cautelare de libertate, il giudice del rinvio possa dar corso alla rinnovazione dell’istruzione dibattimentale [49] con quell’elasticità legata alla tipologia del vizio per il quale è stato accolto il ricorso che ha portato all’annullamento dell’ordinanza. La ragione di ciò è ravvisabile nell’identità di poteri che aveva il giudice il cui provvedimento è stato annullato [art. 623, comma 1, lett. a), c.p.p.] che consentono («nella misura in cui incidano sulla decisione devoluta all’esito del giudizio rescindente» [50]) di integrare il quadro probatorio solo con gli elementi sopravvenuti a favore della persona sottoposta alle indagini come prevede l’art. 309, comma 5, c.p.p. [51].

Sebbene l’impostazione anzidetta risulti sistematicamente corretta non può disconoscersi come la giurisprudenza stia offrendo delle interpretazioni controcorrente consentendo l’introduzione di dati gnoseologici deteriori alla posizione dell’indagato, ritenendolo sufficientemente garantito con la possibilità di contraddire posta in capo alle parti [52].

 

NOTE

[1] Giudizio che, per dirla con G. Chiovenda, Principii di diritto processuale civile, Napoli, Jovene, 1928, p. 1064, costituisce una «fase per sé stante del rapporto processuale avente ad oggetto la sostituzione d’una nuova statuizione a quella cassata dal giudice di appello da parte di un giudice diverso ma d’ugual grado».

[2] In tale prospettiva, per tutti, F.R. Dinacci, Il giudizio di rinvio nel processo penale, Padova, Cedam, 2002, p. IX.

[3] Così M. Petrini, Giudizio di rinvio, in Dig. pen., vol. VIII, Agg., Torino, Utet, 2014, p. 287.

[4] G. Bellavista, Corte di cassazione (dir. proc. pen.), in Enc. dir., vol. X, Milano, Giuffrè, 1962, p. 849.

[5] Il termine è attribuibile a E. Amodio, Rinvio prosecutorio e reformatio in pejus, in Riv. dir. proc., 1975, p. 544, il quale esclude una configurazione unitaria del rinvio, dovendolo distinguere a seconda che abbia una funzione prosecutoria o restitutoria.

[6] D. Siracusano, I rapporti tra «cassazione» e «rinvio» nel processo penale, Milano, Giuffrè, 1967, p. 101.

[7] F.R. Dinacci, Il giudizio di rinvio nel processo penale, cit., p. 8.

[8] C. Fiorio, La prova nel giudizio di rinvio, in A. Gaito (diretto da), La prova penale, II, Torino, Utet, 2008, p. 960.

[9] Cass., sez. un., 23 novembre 1990, Agnese, in Cass. pen., 1990, I, p. 728, ha chiarito che «con il termine “parti della sentenza” l’art. 545 c.p.p. 1930 (norma integralmente riprodotta nell’art. 624 c.p.p. 1988) ha inteso, dunque, fare riferimento a qualsiasi statuizione avente un’autonomia giuridico-concettuale e, quindi non solo alle decisioni che concludono il giudizio in relazione ad un determinato caso di imputazione, ma anche a quelle che nell’ambito di una stessa contestazione individuano aspetti non più suscettibili di riesame: anche in relazione a questi ultimi la decisione adottata, benché non ancora eseguibile, acquista autorità di cosa giudicata, quale che sia l’ampiezza del relativo contenuto». Principio che ha registrato un successivo sviluppo in altra decisione a Sezioni unite, nella quale si è chiarito come «anche nel giudizio penale il giudicato può avere una formazione non simultanea, bensì progressiva: ciò avviene sia quando una sentenza di annullamento parziale viene pronunciata nel processo cumulativo e riguarda solo alcuni degli imputati ovvero alcune delle imputazioni, sia quando detta pronuncia ha ad oggetto una o più statuizioni relative ad un solo imputato e ad un solo capo di imputazione, ché anche in tal caso il giudizio si esaurisce in relazione a tutte le disposizioni non annullate; ne consegue che la competente autorità giudiziaria può legittimamente porre in esecuzione il titolo penale per la parte divenuta irrevocabile, nonostante il processo, in conseguenza dell’annullamento parziale, debba proseguire in sede di rinvio per la nuova decisione sui capi annullati» (Cass., sez. un., 9 ottobre 1996, Vitale, in Giur. it., 1997, II, c. 252). La “trilogia” si è poi conclusa con il sancire l’irrilevanza della causa di non punibilità nel giudizio di rinvio: «Qualora venga rimessa dalla Corte di cassazione al giudice di rinvio esclusivamente la questione relativa alla determinazione della pena, il giudicato (progressivo) formatosi sull’accertamento del reato e della responsabilità dell’imputato, con la definitività della decisione su tali parti, impedisce l’applicazione di cause estintive sopravvenute all’annullamento parziale. Nell’occa­sione la Corte ha precisato che la possibilità di applicare l’art. 129 c.p.p. in sede di rinvio, in particolare con riferimento a cause estintive sopravvenute all’annullamento, sussiste solo nei limiti della compatibilità con la decisione adottata in sede di legittimità e con il conseguente spazio decisorio attribuito in via residuale al giudice di rinvio, e che, formatosi il giudicato sull’accer­tamento del reato e della responsabilità dell’imputato, dette cause sono inapplicabili non avendo possibilità di incidere sul decisum» (Cass., sez. un., 26 marzo 1997, Attinà, in Cass. pen., 1997, p. 2684).

A distanza di qualche anno sempre le Sezioni unite hanno precisato che «poiché la cosa giudicata si forma sui capi della sentenza (nel senso che la decisione acquista il carattere dell’irrevocabilità soltanto quando sono divenute irretrattabili tutte le questioni necessarie per il proscioglimento o per la condanna dell’imputato rispetto a uno dei reati attribuitigli), e non sui punti di essa, che possono essere unicamente oggetto della preclusione correlata all’effetto devolutivo del gravame e al principio della disponibilità del processo nella fase delle impugnazioni, in caso di condanna la mancata impugnazione della ritenuta responsabilità dell’imputato fa sorgere la preclusione su tale punto, ma non basta a far acquistare alla relativa statuizione l’autorità di cosa giudicata, quando per quello stesso capo l’impugnante abbia devoluto al giudice l’indagine riguardante la sussistenza di circostanze e la quantificazione della pena, sicché la res iudicata si forma solo quando tali punti siano stati definiti e le relative decisioni non siano censurate con ulteriori mezzi di gravame. Ne consegue che l’eventuale causa di estinzione del reato deve essere rilevata finché il giudizio non sia esaurito integralmente in ordine al capo di sentenza concernente la definizione del reato al quale la causa stessa si riferisce» (Cass., sez. un., 19 gennaio 2000, Tuzzolino, in Cass. pen., 2000, p. 2967).

Per ulteriori meditate riflessioni v., per tutti, G. Dean, Ideologie e modelli dell’esecuzione penale, Torino, Giappichelli, 2004, p. 27.

[10] F.R. Dinacci, Il giudizio di rinvio nel processo penale, cit., p. 14, spiega: «Se, infatti, la disciplina di un procedimento speciale si limita a regolare certi rapporti in forma derogatoria rispetto ad una previsione omnicomprensiva, in mancanza di tale forma derogatoria il procedimento non risulterebbe indifferente al diritto ma sarebbe assoggettato alle regole generali. Ed è ormai pacifico che ricorre la norma speciale od eccezionale in tutti quei casi in cui la norma meno ampia invece di aggiungere alla disciplina generale ad essa sottrae rapporti regolandoli diversamente», come si verifica nei procedimenti speciali disciplinati dal Libro VI del codice di rito, ove non può certamente parlarsi in termini di specialità in quanto la deroga al modello ordinario non offre certo una maggiore qualità al giudizio.

[11] Relazione al progetto preliminare al Codice di procedura penale, 1988, p. 200.

[12] M. Petrini, Giudizio di rinvio, cit., p. 296.

[13] F.R. Dinacci, La rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale nel giudizio di rinvio, in Cass. pen., 2007, p. 3513. Analogamente M.M. Monaco, Il giudizio di rinvio. Struttura e logiche probatorie, Padova, Cedam, 2012, p. 106, il quale spiega come alle parti sia restituito un potere dispositivo che non soffre delle limitazioni previste per il giudizio di appello.

[14] Così, esattamente, M.M. Monaco, Il giudizio di rinvio. Struttura e logiche probatorie, cit., p. 66.

[15] G. Canzio, Il ricorso per cassazione, in M.G. Aimonetto (coordinato da), Le impugnazioni, in M. Chiavario-E. Marzaduri (diretta da), Giurisprudenza sistematica di diritto processuale penale, Torino, Utet, 2005, p. 521.

[16] Su questo aspetto specifico v. i commenti di P. Bronzo, La nuova ipotesi di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale in appello, in G.M. Baccari-C. Bonzano-K. La Regina-E.M. Mancuso (a cura di), Le recenti riforme in materia penale. Dai decreti di depenalizzazione (d.lgs. n. 7 e n. 8/2016) alla legge “Orlando” (l. n. 103/2017), Milano, Cedam, 2017, p. 409; L. Capraro, Novità per l’appello: concordato sui motivi e obbligo di rinnovazione istruttoria, in A. Scalfati (a cura di), La riforma della giustizia penale. Commento alla legge 23 giugno 2017, n. 103, Torino, Giappichelli, 2017, p. 215; B. Nacar, La rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale in appello: dubbi applicativi e questioni di legittimità costituzionale, in Dir. pen. proc., 2018, p. 314; L. Suraci, La rinnovazione del dibattimento in caso di proscioglimento, in G. Spangher (a cura di), La Riforma Orlando. Modifiche al Codice penale, Codice di procedura penale e Ordinamento penitenziario, Ospedaletto, Pacini giuridica, 2017, p. 255. Ma ancor prima M.M. Monaco, Il giudizio di rinvio. Struttura e logiche probatorie, cit., p. 112, il quale, richiamando l’orientamento interpretativo della Corte europea dei diritti dell’uomo (l’Autore fa riferimento alla nota sentenza Dan c. Moldavia del 5 luglio 2011), spiega come «il giudice della “giusta” impugnazione per pronunciarsi deve, o almeno dovrebbe, avere avuto diretta conoscenza di tutte le prove».

[17] M. Petrini, Giudizio di rinvio, cit., p. 298.

[18] F.M. Iacoviello, La Cassazione penale. Fatto, diritto e motivazione, Milano, Giuffrè, 2013, p. 862, al quale si rinvia per una ricca panoramica dei rapporti tra tipologia del vizio per il quale la decisione è stata annullata e relativi poteri del giudice nel giudizio rescissorio.

[19] M. Petrini, Giudizio di rinvio, cit., p. 309; nei medesimi termini M.M. Monaco, Il giudizio di rinvio. Struttura e logiche probatorie, cit., p. 107, il quale spiega come il contenuto dell’art. 627, comma 2, c.p.p. «si riferisce espressamente all’ipotesi di annullamento di sentenza di appello. Analoga disposizione, infatti, non appare necessaria per il primo grado in cui il giudizio di rinvio si svolge necessariamente con le forme per questo previste e, conseguentemente, con una nuova celebrazione del dibattimento».

[20] Nonostante alcuni autori richiamino anche il parametro della “pertinenza”, per autorevole dottrina si tratta di aspetto pleonastico in quanto sinonimo di “rilevanza” [M. Nobili, sub art. 187, in M. Chiavario (coordinato da), Commento al nuovo codice di procedura penale, II, Torino, Utet, 1990, p. 394].

[21] Cass., sez. IV, 21 giugno 2005, Poggi, in CED Cass., n. 232020; analogamente, Id., sez. II, 3 luglio 1995, D’Urzo, in Cass. pen., 1997, p. 437.

[22] In questi termini un significativo snodo argomentativo di Cass., sez. II, 29 luglio 2007, Acampora, in CED Cass., n. 237165.

[23] Cass., sez. VI, 19 dicembre 2011, n. 10542, in CED Cass., n. 252014, relativa ad ipotesi in cui l’appellante aveva presentato una richiesta di rinnovazione dibattimentale per offrire una prova sulla sussistenza dello stato di necessità, resa impossibile in primo grado per la mancata conoscenza della fissazione del giudizio dovuta a responsabilità del difensore di fiducia.

[24] F.R. Dinacci, La rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale nel giudizio di rinvio, cit., p. 3515.

[25] Cass., sez. V, 29 settembre 2004, Lepore, in Arch. nuova proc. pen., 2005, p. 712.

[26] F.R. Dinacci, La rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale nel giudizio di rinvio, cit., p. 3516; analogamente M. Petrini, Giudizio di rinvio, cit., p. 296, per il quale «già la formulazione legislativa (‘‘stessi poteri’’) lascia intendere chiaramente che non vi può essere alcuna equiparazione fra le rispettive posizioni del giudice ‘‘annullato’’ e del giudice del conseguente rinvio».

[27] Cass., sez. VI, 2 novembre 2004, Taurino, in CED Cass., n. 230654, secondo cui «il giudice di appello che in sede di rinvio proceda alla rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, ha il potere di disporre d’ufficio, ai sensi dell’art. 507 c.p.p., l’am­missione di nuove prove, atteso che l’art. 627, comma 2, c.p.p. non costituisce norma derogatoria rispetto a quella ordinaria di cui all’art. 603, comma 3, c.p.p. riguardante la rinnovazione ufficiosa dell’istruttoria dibattimentale propria del giudizio di appello».

[28] Fotografa esemplarmente la situazione C. Fiorio, La prova nel giudizio di rinvio, cit., p. 968, che spiega come «l’ambito conoscitivo del giudice di rinvio subisce l’influsso, più o meno diretto, di molteplici fattori, alcuni espressamente codificati nell’art. 627 c.p.p., altri enucleabili dal sistema. Tra questi ultimi, qualora il processo regredisca alla fase di appello, un ruolo centrale è ricoperto dal divieto di reformatio in peius».

[29] Così F.R. Dinacci, La rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale nel giudizio di rinvio, cit., p. 3517, il quale successivamente spiega come si sia «al cospetto di una “norma di genere” che specifica la sua disciplina in ragione del tipo di annullamento» (p. 3518).

[30] E. Amodio, Rinvio prosecutorio e reformatio in pejus, cit., p. 543; A. Gaito, Divieto di reformatio in peius nel giudizio di rinvio, in Cass. pen., 1976, p. 1193.

[31] Ampiamente sul tema M.M. Monaco, Il giudizio di rinvio. Struttura e logiche probatorie, cit., p. 113. Nello specifico l’Autore ritiene che «una volta ritenuta pertinente e rilevante la prova principale il giudizio così effettuato si estende alla prova contraria. Alla valutazione originaria non può seguire, infatti, una diversa considerazione in relazione ad un argomento la cui verifica positiva determina la falsificazione della prova originariamente prodotta» (p. 117).

[32] In ordine al quale cfr., rispettivamente in riferimento al giudizio ordinario e a quello abbreviato, Cass., sez. un., 28 aprile 2016, Dasgupta, in CED Cass., nn. 267486-91; Id., sez. un., 19 gennaio 2017, Patalano, ivi, nn. 269785-6.

[33] Cass., sez. un., 21 dicembre 2017, Troise, in www.archiviopenale.it, secondo cui «nell’ipotesi di riforma in senso assolutorio di una sentenza di condanna, il giudice d’appello non ha l’obbligo di rinnovare l’istruzione dibattimentale mediante l’esame dei soggetti che hanno reso dichiarazioni ritenute decisive ai fini della condanna di primo grado. Tuttavia, il giudice d’appello (previa, ove occorra, rinnovazione della prova dichiarativa ritenuta decisiva ai sensi dell’art. 603 c.p.p.) è tenuto ad offrire una motivazione puntuale e adeguata della sentenza assolutoria, dando una razionale giustificazione della difforme conclusione adottata rispetto a quella del giudice di primo grado».

[34] Esemplarmente sul punto C. Santoriello, Chi condanna esprime certezze, chi assolve può limitarsi a dubitare, in www.archivio
penale.it
, 2014, n. 3.

[35] Sull’aspetto specifico N. Galantini, La riassunzione della prova dichiarativa in appello: note a margine di Sezioni unite Troise, in www.penalecontemporaneo.it, 17 aprile 2018; e, più in generale, A. Gaito-E.N. La Rocca, Il diritto al controllo nel merito tra immediatezza e ragionevole dubbio, in F. Giunchedi (a cura di), Rapporti tra fonti europee e dialogo tra Corti, Pisa, Pisa University Press, 2018, p. 423; L. Capraro, Novità per l’appello: concordato sui motivi e obbligo di rinnovazione istruttoria, cit., p. 217.

[36] N. Galantini, La riassunzione della prova dichiarativa in appello: note a margine di Sezioni unite Troise, cit., p. 9, non nasconde «il dubbio che, al di là del principio di diritto vincolante sul piano riassuntivo della fonte dichiarativa, si possa dedurre dalla decisione di annullamento una valutazione già precostituita di decisività della prova da riassumere che possa vincolare il giudice del rinvio».

[37] N. Galantini, La riassunzione della prova dichiarativa in appello: note a margine di Sezioni unite Troise, cit., p. 10, la quale prosegue spiegando che «più semplicemente, basterebbe allora sostenere che gli stessi poteri probatori sono quelli di cui all’art. 603, comma 3-bis, c.p.p. come rivisitati dalle attuali Sezioni unite. Il che non implicherebbe una riduzione dei poteri valutativi e decisori del giudice di appello, immutati e pari a quelli del primo giudice, ma resettati sulla base delle sole dichiarazioni riassunte».

[38] In questi termini, con efficacia, F.R. Dinacci, La rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale nel giudizio di rinvio, cit., p. 3518.

[39] Corte cost., 19 dicembre 1991, n. 470, in Cass. pen., 1992, p. 901.

[40] Cass., sez. un., 13 dicembre 1995, Clarke, in Cass. pen., 1996, p. 2134.

[41] Per approfondimenti non possibili in questa sede sia consentito il rinvio a F. Giunchedi, Introduzione allo studio dei procedimenti speciali, Milano, Cedam, 2018, p. 137.

[42] App. Trento, 20 dicembre 2017, in www.archiviopenale.it.

[43] Cass., sez. un., 19 gennaio 2017, Patalano, cit.

[44] F.R. Dinacci, La rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale nel giudizio di rinvio, cit., p. 3520, ricorda che «il legislatore ha disciplinato la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale su richiesta delle parti con criteri di automatismo».

[45] M.M. Monaco, Il giudizio di rinvio. Struttura e logiche probatorie, cit., p. 145.

[46] F.R. Dinacci, La rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale nel giudizio di rinvio, cit., p. 3522.

[47] Cass., sez. VI, 6 giugno 2012, n. 37092, in CED Cass., n. 253466, secondo cui «a seguito di annullamento con rinvio da parte della Corte di cassazione, il giudice, nel giudizio abbreviato di appello, può acquisire i documenti ritenuti necessari (nella specie, sentenze e relazioni di servizio), anche se gli stessi erano già esistenti al momento della celebrazione del giudizio di primo grado, senza che sia nemmeno necessaria la rinnovazione dell’istruttoria, essendo sufficiente il previo contraddittorio fra le parti. (In motivazione, la Corte ha rilevato come per “prova nuova” debba intendersi ogni fonte di prova diversa rispetto a quella esistente agli atti del processo nel cui ambito il giudice esercita il potere integrativo)».

[48] Cass., sez. II, 1° ottobre 2013, n. 45329, in CED Cass., n. 257498, chiara nello scandire come «in tema di giudizio abbreviato, al giudice di appello è consentito, a differenza che al giudice di primo grado, disporre d’ufficio i mezzi di prova ritenuti assolutamente necessari per l’accertamento dei fatti che formano oggetto della decisione, potendo le parti solo sollecitare i poteri suppletivi di iniziativa probatoria che spettano al giudice di appello. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittima l’acquisizione del fascicolo integrativo delle indagini dattiloscopiche cui faceva riferimento un atto già presente nel fascicolo di primo grado)».

[49] C. Fiorio, La prova nel giudizio di rinvio, cit., p. 980; M.M. Monaco, Il giudizio di rinvio. Struttura e logiche probatorie, cit., p. 145.

[50] Cass., sez. VI, 18 novembre 2014, n. 18635, in CED Cass., n. 269495. Conformemente Cass., sez. II, 12 marzo 2014, n. 16359, in CED Cass., n. 261611.

[51] Utili risultano gli approfondimenti di F.R. Dinacci, Le «specialità» del giudizio di rinvio con particolare riferimento alle decisioni de libertate, in Giur. it., 1998, p. 339. Negli stessi termini G. Canzio, Il ricorso per cassazione, cit., p. 516.

[52] Cass., sez. VI, 28 novembre 2014, n. 51684, in CED Cass., n. 261452, spiega che «nel giudizio di rinvio davanti al Tribunale del riesame, conseguente ad annullamento disposto dalla Corte di cassazione, possono essere introdotti elementi sopravvenuti anche sfavorevoli all’imputato, purché nel rispetto del contraddittorio ed entro i limiti segnati dalla pronuncia di annullamento. (Fattispecie relativa all’applicazione di misure cautelari personali)».


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