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De jure condendo

di Lorenzo Pulito

Effettività del divieto di utilizzazione delle denunce anonime

È stata assegnata il 23 febbraio 2022 alla II Commissione Giustizia in sede Referente la proposta di legge C. 3286, recante «Modifiche all’articolo 333 del codice di procedura penale, in materia di divieto di utilizzazione delle denunce anonime», presentata il 17 settembre 2021 d’iniziativa dell’on. Ferraioli.

La Relazione illustrativa che accompagna la proposta muove dalla necessità di assicurare il pieno rispetto delle garanzie costituzionali (artt. 13 e 24 Cost.) e convenzionali (art. 8 C.e.d.u. e art. 17 P.i.d.c.p.), lese dalle prassi elusive del divieto codificato all’art. 333, comma 3, c.p.p., proliferate grazie alla mancanza di un’esplicita e rigorosa disciplina dei rimedi sanzionatori.

Le problematiche sottese all’iniziativa riguardano, in generale, il delicato tema della crisi della legalità nella fase investigativa, in cui l’ambigua e discrezionale applicazione di alcune previsioni normative genera zone franche dal controllo giurisdizionale e connessi vuoti di tutela dei diritti fondamentali.

segue

Ritornando al divieto in oggetto, una delle modalità pratiche per aggirarlo (e, sostanzialmente, dare seguito all’oggetto della delazione anonima) consiste nel procedere, dopo la ricezione della stessa, ad un’iscrizione nel registro delle notizie di reato a carico di ignoti per il reato di calunnia (astrattamente ascrivibile all’autore della denuncia) onde poter avviare le indagini formalmente finalizzate al­l’iden­tificazione dell’autore della denuncia e alla verifica della sussistenza della falsità di quanto denunciato.

Tali modalità operative implicano il rischio che le indagini tendano a “costruire” la notizia di reato anziché, semplicemente, acquisirla.

Anche la giurisprudenza di legittimità, rispetto ad attività investigative pre-procedimentali (in quanto poste in essere in assenza di una notitia criminis formalmente iscritta) del tutto illegittime perché avviate sulla scorta di denunce anonime, si esprime in termini ondivaghi: se in linea di principio afferma l’inutilizzabilità della denuncia anonima per il compimento degli atti di indagine che presuppongono l’esistenza di indizi di reato (quali perquisizioni, sequestri e intercettazioni), di fatto finisce per giustificare le prassi elusive laddove sostiene il dovere di prendere le notizie contenute nella denuncia anonima come spunto investigativo finalizzato all’assunzione di «dati conoscitivi diretti a verificare se dall’anonimo possano ricavarsi gli estremi di una valida notitia criminis».

Infine, la proposta argomenta sull’inadeguatezza della risposta giurisprudenziale anche sotto il profilo sanzionatorio, rispetto al quale tende a privilegiare la logica del «male captum, bene retentum».

Alla luce di tale stato dell’arte, si propone di modificare l’art. 333, comma 3, c.p.p. specificando che il divieto di uso delle denunce anonime si estende anche «ai fini dell’iscrizione nel registro dei procedimenti a carico di ignoti» e che la loro presentazione inibisce lo svolgimento delle «attività di cui al titolo [continua ..]

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